Economia

Tutti i nodi del salvataggio di Carige

di

L’analisi dell’editorialista Angelo De Mattia

Può sembrare singolare che il salvataggio di una delle banche più antiche d’Italia avvenga a opera anche di un consorzio di istituti che, come finalità prioritaria, hanno quella della mutualità, della cooperazione e della solidarietà nell’esercizio del credito: ma tant’è.

A fianco del molto più importante intervento del Fondo di tutela dei depositi, nella sua configurazione istituzionale e in quella dello Schema volontario, si segnala il progettato intervento in Carige della Cassa centrale banca (uno dei due gruppi bancari cooperativi nazionali) con un apporto iniziale di 63 milioni alla ricapitalizzazione, oltre all’acquisto di un bond subordinato per 100 milioni che concorre all’apporto complessivo del rafforzamento patrimoniale che si tradurrà nell’impiego di risorse, in forme tecniche diverse, per 900 milioni.

Sarebbero stati possibili interventi di altre banche, magari in vista di possibili ipotesi di aggregazioni, ma evidentemente si è preferita l’opzione della discesa in campo del Fondo, come una specie di risposta di sistema, sia pure come passaggio che dovrebbe condurre in futuro all’aumento significativo della partecipazione di Cassa centrale che potrebbe divenire la controllante della banca ligure, conseguendo una proiezione della principale zona di competenza dal Trentino verso il mare.

Si può, in sostanza, affermare che si è giunti a un tale approdo in una condizione di quasi emergenza, quando l’alternativa, non affatto percorribile, sarebbe stata la liquidazione dello storico istituto genovese, essendo escluso che avrebbe potuto essere imboccata la strada della ricapitalizzazione precauzionale pubblica come pure quella della liquidazione ordinata.

Se questa scelta si affermerà definitivamente, il passaggio fondamentale sarà quello della partecipazione della Malacalza Investimenti all’assemblea che dovrà varare l’aumento di capitale verosimilmente a fine settembre, nonché il voto favorevole da parte della stessa, non essendo sufficiente forse il rispetto del solo quorum costitutivo. Insomma, una costruzione tecnico-giuridica di rilievo strategico, per ora faticosamente conseguita lungo un percorso nel quale non sono mancati errori e indecisioni, che resta subordinata alle scelte di chi comunque è il principale azionista.

Mezzi che possano incentivare l’adesione alla ricapitalizzazione da parte di questo importante azionista non sono facilmente adottabili; mezzi che di fatto scoraggino scelte contrarie sono in teoria rinvenibili. Ma sarebbe auspicabile uno scatto di particolare responsabilità che metta insieme un interesse personale, ancorché per salvare il salvabile, con un interesse generale, del territorio, dell’economia non solo ligure. Poi vi è necessità di conoscere gli sviluppi programmatici, il disegno che sta dietro l’intervento del Fondo di tutela, la posizione della Vigilanza unica, il cui operato in questi anni andrà attentamente valutato. Soprattutto occorrerà riflettere sul modo in cui un gruppo bancario cooperativo intenderà operare, negli sviluppi futuri, acquisendo, se questo sarà effettivamente l’approdo, del controllo di una Spa bancaria di diverse tradizioni e strategie.

In definitiva, si può trarre un respiro di sollievo, se la soluzione escogitata fa progressi; ma restano problemi di carattere istituzionale, di strategia, di governance, di concreta operatività, che non possono essere sottovalutati. Soddisfazione, dunque, anche per il personale di Carige che comincia a intravedere una qualche luce più sicura, ma con precise e significative riserve che andranno progressivamente sciolte.

 

Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza

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