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Tutti i guai di ePrice

Eprice

Il direttore finanziario di ePrice si è dimesso. Ecco i dettagli e il punto della situazione sulla società barcollante attiva nel settore dell’e-commerce

Continuano le cattive notizie per ePrice, la società già nella bufera attiva nell’e-commerce. Ieri ci sono state dimissioni di peso al vertice. Ecco tutti i dettagli e il punto della situazione.

Nominata cfo di ePrice lo scorso 29 luglio, Isabella Pedroni ha lasciato l’incarico, rassegnando le dimissioni. Pedroni era anche il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari del gruppo attivo nel settore dell’e-commerce. Come si legge in una nota, la decisione e’ stata presa perché “la situazione aziendale complessiva si e’ rivelata molto differente da quanto prospettato anche in termini di impegno temporale previsto tali da impedire di proseguire il rapporto con la consueta professionalità”.

CHI SALUTA EPRICE

ePrice, holding quotata sull’MTA e attiva nel mercato del commercio elettronico, ha fornito il primo ottobre un aggiornamento in merito all’interessamento ricevuto a maggio da parte di un primario operatore italiano del settore della grande distribuzione, il quale stava valutando un’operazione d’investimento in ePrice Operations, società operativa interamente controllata da ePrice. Al termine del periodo di esclusiva, l’operatore ha informato ePrice che non intende proseguire nelle negoziazioni relative alla possibile realizzazione dell’operazione.

I TRAMBUSTI DI EPRICE

Il CdA di ePrice – preso atto il primo ottobre della comunicazione e ravvisando che non vi siano le condizioni per esercitare la delega attribuita dall’assemblea di aumentare il capitale sociale per un importo massimo di 10 milioni di euro con esclusione del diritto di opzione – ha deciso di valutare nei tempi più rapidi possibili, le migliori opzioni a tutela dei creditori, degli stakeholder e dell’attività svolta dalla controllata ePrice Operations.

NIENTE REVISIONE CONTABILE

“Come per la situazione al 31 marzo 2021, tali prospetti contabili sono stati assoggettati a revisione contabile”, si legge nella relazione dell’assemblea degli azionisti tenuta lo scorso luglio, a riprova della tempesta economica, finanziaria e di governance della società.

LE DIFFICOLTA’ COMMERCIALI

Infatti, nonostante l’aumento di capitale del 2020, le difficoltà sono proseguite anche nel 2021, continuando a manifestarsi anche nella carenza di pezzi in magazzino per fronteggiare la domanda dei clienti, ha rimarcato di recente Repubblica. “I risultati dei primi mesi dell’esercizio 2021 – spiegava a giugno Eprice, oggi guidata dal presidente Claudio Calabi, noto per essere un ristrutturatore aziendale – sono stati caratterizzati da uno shortage di prodotti che sta condizionando negativamente le vendite; il gruppo, che non ha ancora acquisito sufficiente potere contrattuale nei confronti dei fornitori, stante l’attività di ristrutturazione in corso, non riesce sempre ad avere la capacità di migliorare le condizioni e i termini del suo processo acquisitivo”. Perciò, “malgrado l’attività di razionalizzazione dei costi, posta in essere dal management, iniziata negli ultimi mesi del 2020 e destinata a intensificarsi, i margini risultano tuttora negativi a causa di volumi di vendita insufficienti condizionati, a loro volta, dalla limitata capacità di approvvigionamento”.

I FINANZIATORI IN AMBASCE DI EPRICE

Non a caso, c’è l’assorbimento di cassa registrato da Eprice nel 2020 e all’inizio del 2021 dietro la decisione dell’assemblea del 27 aprile di deliberare l’emissione di un prestito obbligazionario convertibile fino a 10 milioni, “elemento essenziale per la realizzabilità dei risultati delle azioni previste nel piano industriale”, precisava la stessa società dell’ecommerce. In questo quadro – sottolineava Repubblica lo scorso giugno – la finanziatrice Intesa Sanpaolo, da una parte, ha teso la mano a Eprice concedendo “un ulteriore rinnovo transitorio della linea di firma sino a tutto il 31 luglio 2021 al fine di supportare il gruppo nella finalizzazione de piano industriale”. Dall’altro lato, però, la banca milanese ha invitato la società a trovarsi consulenti finanziari e legali per aggiornare il piano industriale, evidentemente non più realistico, e per rinegoziare il rinnovo degli affidamenti bancari. Anche Bpm e Bper si sono “rese disponibili a valutare il rinnovo delle linee di credito previa valutazione dell’aggiornamento del piano industriale”.

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