Economia

Vi racconto tutti gli strattoni fra M5S e Lega sulle pensioni

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 Il commento dell’editorialista Giuliano Cazzola sul dibattito fra M5S e Lega sul tema pensioni

La problematica più effervescente fra M5S e Lega  – servita agli italiani sotto l’ombrellone o durante le escursioni in montagna – è stata quella delle pensioni e delle materie affini.

All’inizio di luglio è arrivata la delibera dell’Ufficio di presidenza della Camera (la fatwa dell’ayatollah Roberto Fico, Supremo guardiano della rivoluzione) riguardante il ricalcolo dei vitalizi degli ex deputati. Così i vicini di casa di questi “privilegiati” hanno potuto togliersi lo sfizio di consultare le liste di proscrizione e compiacersi dei tagli inferti al loro assegno. Intanto, il Consiglio di Stato, circa un mese dopo, ha trasmesso il suo parere sulla stessa materia alla Presidente del Senato Elisabetta Casellati, la quale si era rivolta al massimo organo della giustizia amministrativa per avere lumi, e, forse, per guadagnare tempo.

Il Consiglio ha avuto buon gioco nel richiamare quanto in proposito è stato espresso nella giurisprudenza della Consulta, mettendo tuttavia in chiaro che non essendovi una proposta formalizzata il suo contributo non poteva che essere generico ed astratto. In sostanza, il Consiglio di Stato non ha condiviso la tesi di quanti ritengono intangibili i c.d. diritti acquisiti; ha ammesso che si possano rivedere situazioni pregresse, a precise condizioni: le misure devono essere razionali, non possono incidere sulle situazioni sostanziali mettendo in crisi l’affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica.

Questa è pertanto la premessa maior del sillogismo; si tratta di vedere se il regolamento della Camera (e quello eventuale del Senato) in funzione di premessa minor, siano compatibili con il quadro giuridico indicato dalla Corte Costituzionale.

Ma questo dovrà deciderlo un giudice; e non sarà facile né immediato, in un contesto procedurale regolato dal principio dell’autodichia ovvero da un sistema giurisdizionale, con due gradi di giudizio, interno all’istituzione parlamentare.

Sistemati così, almeno per ora, i vitalizi, l’attenzione si è spostata sulle c.d. pensioni d’oro. In proposito, il contratto di governo si esprime in questi termini: “Per una maggiore equità sociale riteniamo altresì necessario un intervento finalizzato al taglio delle c.d. pensioni d’oro (superiori ai 5.000,00 euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati’’. Il dibattito – anche in relazione a quanto è avvenuto per i vitalizi – si concentra pertanto su di un possibile ricalcolo secondo criteri connessi ai contributi versati.

Se non che, all’inizio di agosto, i capigruppo alla Camera del M5S (D’Uva) e della Lega (Molinari) si esibiscono in un progetto di legge a firma congiunta (AC 1071) che sconvolge l’intera impostazione del ricalcolo, in quanto penalizza i trattamenti vigenti e futuri in rapporto all’età nella quale il lavoratore è andato in quiescenza sulla base dello scostamento riferito all’età di vecchiaia.

In sostanza, finisce per tagliare quelle pensioni di anzianità (sia pure oltre il limite di 80mila euro lordi l’anno) che la Lega ha strenuamente difeso e che intende favorire con le modifiche da apportare alla riforma Fornero: le due magiche quota 100 e quota 41, che campeggiano in bella vista nel contratto. Nel giro di qualche giorno è stata scoperta la gaffe ed il progetto congelato.

Ma il Circo Barnum giallo-verde ci offre un ulteriore colpo di scena. Scende in campo Alberto Brambilla – solitamente accreditato(si) come guru della Lega in materia di welfare – con un breve rapporto di Itinerari previdenziali, redatto insieme con Gianni Geroldi ed Antonietta Mundo, autorevoli esperti di questioni previdenziali e riconosciuti tali.

Il documento distrugge, con una spietata requisitoria corredata di significativi esempi, il progetto di legge D’Uva-Molinari; giudica a rischio d’incostituzionalità un eventuale taglio delle c.d. pensioni d’oro; liquida con durezza, come mero assistenzialismo per di più iniquo, l’idea grillina della pensione di cittadinanza; formula la proposta alternativa di un contributo di solidarietà, temporaneo, con aliquota progressiva (dallo 0,40% al 15%) da applicare per le diverse fasce del trattamento pensionistico, a partire da 2mila-2,5mila euro lordi mensili.

I risparmi ricavati (1,2 miliardi l’anno) sarebbero destinati al finanziamento per l’avvio di due fondi: uno per la disabilità e l’altro per l’occupazione giovanile. È il caso di dire con un grande scrittore napoletano, Domenico Rea: “Gesù, fate luce”. Di certo, nell’area di questa maggioranza c’è un po’ di tutto; persino l’opposizione.

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