Economia

Pensioni d’oro, ecco come la proposta Brambilla-Lega smonta i sogni a 5 stelle di Di Maio e Fico

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Il commento dell’editorialista Giuliano Cazzola, esperto di previdenza e welfare, sul rapporto di Itinerari previdenziali, il centro studi di Alberto Brambilla, tecnico vicino alla Lega di Matteo Salvini su materie legate alle pensioni

Leggete il testo che segue, poi, arrivati alle virgolette di chiusura, chiudete gli occhi e provate ad indovinarne le origini.

“Premessa – Il ricalcolo delle pensioni cosiddette d’oro o di privilegio, applicando il metodo di calcolo contributivo, così come previsto dal Progetto di Legge (PdL) presentato da Lega e M5S in data 6 agosto 2018, all’articolo 1, non è assolutamente un ricalcolo ma solo una riduzione delle pensioni basata sul rapporto tra i coefficienti di trasformazione relativi alle età di pensionamento effettivo e quelli relativi alle età di pensionamento stabilite nella tabella A, allegata al PdL; in pratica tutta l’operazione è basata esclusivamente sulle età di pensionamento con forti penalizzazioni per le pensioni di anzianità e quelle con 40 anni di contributi. Tutto ciò implica una rimodulazione delle “regole” in modo retroattivo ed è quindi un’operazione che può presentare una lesione della certezza del diritto e profili di incostituzionalità (e la fatwa di Roberto Fico sui vitalizi degli ex parlamentari, non ha anch’essa effetti retroattivi? Ndr). Inoltre, soprattutto per le pensioni decorrenti dal 2019, il punto di riferimento è costituito dai requisiti previsti dalla riforma Fornero, proprio quella che i due partiti al governo volevano cancellare e che invece viene ulteriormente rafforzata in peius. Infine, definire queste prestazioni come d’oro o di privilegio, oltre che essere tecnicamente non corretto, tende a farle percepire come una ingiustizia e quindi mina la coesione sociale, fattore indispensabile in una società complessa come l’attuale’’.

Dove si trova il brano riportato come incipit di questo contributo? Di primo acchito verrebbe da pensare che l’autore sia un nemico giurato di questa maggioranza e del governo che essa esprime; forse, persino, un seguace di Elsa Fornero e strenuo difensore dei privilegi. Come è tollerabile, infatti, che sia considerato ‘’tecnicamente non corretto’’ definire d’oro quelle pensioni che da tempo sono nel mirino dei populisti della porta accanto?

No, le cose non stanno così. Populisti di ogni colore, demagoghi a prezzo di liquidazione attaccatevi forte alla sedia su cui siete seduti: il brano è la Premessa di un breve rapporto di Itinerari previdenziali, il Centro studi e ricerche presieduto da Alberto Brambilla, mentore accreditato delle elaborazioni della Lega in materia di welfare. (QUI IL RAPPORTO COMPLETO)

Per di più associati alla redazione del testo vi sono altri due importanti e stimati studiosi della materia – Antonietta Mundo e Gianni Geroldi – che non hanno alcunché da spartire con l’attuale maggioranza. Ma prima di procedere oltre qualunque osservatore – scevro da intenti polemici – si sentirebbe legittimato a porre qualche domanda al governo e ai leader della maggioranza: qual è la linea vera in materia di pensioni? A chi dobbiamo credere? A quanto è scritto nel contratto (Dio ce ne scampi!) per il cambiamento (ricalcolo contributivo per le pensioni superiori a 5mila euro netti al mese, non sorretti da versamenti adeguati) sulla cui intangibilità è intervenuto Luigi Di Maio in risposta all’ultima sortita degli alleati? All’abolizione della riforma Fornero tout court o all’introduzione di alcuni correttivi onerosi ed inopportuni, ma tutto sommato ‘’conservativi’’ come quota 100 e quota 41? Oppure, i percettori di pensioni medio-alte, se la cavano con un contributo di solidarietà, che è tutto un altro paio di maniche?

Poichè ogni giorno ha la sua pena, accontentiamoci di ciò che oggi ‘’passa il convento’’. Così diamo nuovamente la parola al documento: ’”Si potrebbe pensare di sottoporre tutte le pensioni da 2.000 € lordi (ma questa è una decisione eminentemente politica) a un contributo di solidarietà (di cui 0,40% verrebbe versato al fondo per la non autosufficienza e il resto al fondo occupazione) che cresce progressivamente fino al 12%-15% per le pensioni più elevate; il contributo è calcolato sulla base dei singoli scaglioni di pensione (non sull’importo totale). Tra l’altro ciò consentirebbe di dare un sollievo alle famiglie che si trovano con un (soggetto, ndr) non autosufficiente, raddoppiando l’indennità di accompagnamento quando un soggetto non è autosufficiente in 3 funzioni su 5 (+ un plus per casi particolarmente gravi); sono veramente tante a oggi le famiglie o i singoli individui in grave situazione, considerando che la pensione media della gran parte dei pensionati vale la metà della media delle rette richieste dalle RSA’’.

Gli autori si rendono conto che il contributo dovrebbe avere un carattere temporaneo per non cadere in una bocciatura da parte della Consulta; pertanto, le risorse reperite (1,2 miliardi all’anno) servirebbero come avvio del finanziamento dei due fondi (non autosufficienza e disoccupazione giovanile). Dopo aver demolito, anche con una serie di esempi concreti, il pdl D’Uva-Molinari e i progetti di ricalcolo contributivo, Itinerari previdenziali lancia un sasso nella piccionaia del M5S e non esita a trattare come merita l’idea delirante della pensione di cittadinanza.

“Non si può finanziare – scrivono gli autori – una spesa strutturale elevatissima quale l’aumento delle pensioni minime a 780 euro netti al mese per 13 mensilità; si consideri che solo per portare a 780 euro le sole pensioni di invalidità, occorrerebbero oltre 6 miliardi l’anno (……) Peraltro deve essere chiaro a tutti che prevedere un importo netto di 780 € al mese per 13 mensilità, produrrebbe una elusione o evasione contributiva enorme e indurrebbe chi può a non versare i contributi essendo tale pensione relativa a una retribuzione lorda mensile di circa 1.500 €, pari cioè al reddito medio dichiarato ai fini Irpef e i redditi fino a 25 mila euro lordi l’anno rappresentano una parte considerevole delle dichiarazioni fiscali. Sarebbe nella maggior parte dei casi – conclude il documento – un “regalo” a chi non ha mai pagato né tasse né contributi’’.

Bene. Parole chiare e forti. Ma questo Alberto Brambilla non era candidato a ricoprire la carica di ministro del Lavoro? Peccato che l’operazione non sia andata in porto. E che oggi sulla pista su cui avrebbe potuto correre un cavallo di razza, trotterella un ciuco.

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