Economia

Tutti gli errori del governo per arginare la crisi economica

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L’intervento di Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa, sulla crisi economica: il governo è incapace

Non è chiaro se nelle decisioni del Governo e nel conseguente dibattito sterile con tutto quel mondo che ci gira intorno, sindacati, politici ed associazioni di imprese (che rappresentano quelle aziende di Stato dove i governi nominano i vertici) ci sia un ragionamento strategico o tutto si basi su emozioni e suggestioni derivanti dai likes. Il dubbio è legittimo perché se da marzo ad oggi, guardando le carte, abbiamo sollevato una serie di eccezioni su incongruenze, errori di valutazione, dimenticanze e mancanza di strategia da parte di tutti i soggetti summenzionati è chiaro che il 2021 e parte del 2022 sarà la fine di una nazione che già arrancava senza Covid, figurarsi dopo gli errori strategici di questo Governo e del suo contorno.

Il 160% di debito pubblico graverà su uno Stato che entro il 2022 dovrà chiarire come appianarlo. E senza contare la bolla speculativa su spread, BTP ed obbligazioni che noi prevediamo per fine 2021 inizio 2022, gli unici beneficiari economici di questa variabile indeterminata, anche detta Covid, saranno fondi e banche di grandi dimensioni. Tra i crediti deteriorati di oggi e quelli che si aggiungeranno dal 2021,  grazie alla introduzione della norma europea già in vigore in molti Stati dell’Unione per cui si verrà segnalati se sul conto corrente mancheranno i soldi per pagare la multa, il numero di famiglie ed imprese dichiarate non solvibili salirà oltre i 3 milioni che porteranno in dote oltre 300 miliardi di debiti. Ha voglia a dire “Aiuteremo tutti”, “Nessuno verrà lasciato solo”: la realtà è che l’Italia non ha i Marines americani. Noi lasceremo sul terreno oltre un milione di poveri assoluti che si andrà ad aggiungere a quelli già esistenti prima di marzo 2020. Lasceremo a casa un milione di dipendenti e titolari di partite Iva e intanto, per i debitori (circa 10 milioni di soggetti tra obbligati, coobbligati, garanti e dipendenti delle imprese in crisi) cambierà poco, ovvero, passeranno da una situazione di indigenza latente ad una di indigenza conclamata.

Immagino già cosa dirà la Presidenza del Consiglio ed il Ministro della Finanza (non è un errore, a quanto pare il Ministro punta a risolvere i problemi di cassa con Guardia di Finanza ed Agenzia delle Entrate, contento lui..), entrambi mischieranno le carte in tavola dicendo che hanno fatto qui, hanno fatto lì e comunque gli “asset dell’economia italiana sono sani e gli italiani detengono in banca oltre tre volte il debito pubblico, 2 case, 2 macchine, oro, argento, mirra, asso di bastoni, settebello e primiera”. Peccato che queste “tre volte il debito pubblico” sia detenuto per il 70% dal 20% della popolazione italiana. In sintesi, per 15 milioni di italiani, arrivare a fine mese è un’avventura e tra questi per 5 milioni ci deve pensare la Caritas. Mettici pure che il 2021 sarà un altro anno di disastri per i settori alberghiero, ristorazione, viaggi, trasporti, varie ed eventuali e l’afflato poetico con cui il Governo informa la sua opera perderà la forza persuasiva che fin qui lo ha sostenuto.

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