Economia

Ubi: le sportellate Bergamo-Brescia e le spinte su Banco Bpm

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Ubi banca

Che cosa sta accadendo in Ubi Banca con il nuovo patto tra azionisti e lo spostamento del ponte di comando da Brescia a Bergamo (era Bazoli alla fine?). Intanto si anima il dibattito sull’ipotesi di fusione con Banco Bpm

Una probabile fusione e un probabile addio.

I prossimi mesi saranno caldi per Ubi Banca, che potrebbe decidere di convolare a nozze con Banco Bpm (come vogliono alcuni azionisti della banca guidata da Victor Massiah e il numero uno di Banco Bpm, Giuseppe Castagna) e nello stesso tempo di spostare l’asse decisionale da Brescia a Bergamo.

Del resto, le ultime mosse di azionisti importanti – con la nascita del Comitato azionisti di riferimento – sembrano preludere a un forte ridimensionamento del ruolo di Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, e di altri storici esponenti lombardi a lui vicini che hanno avuto sempre un peso diretto o indiretto in Ubi.

E non è detto che tale situazione non produca anche un forcing sull’amministratore delegato, Victor Massiah, confermato solo pochi mesi fa. Secondo La Repubblica i tre membri del Car – Mario Cera, Giandomenico Genta e Armando Santus – vogliono contare “magari anche con una sorta di pressing indiretto sul management; Massiah è stato appena eletto con una maggioranza schiacciante, ma forse l’idea dell’uomo solo al comando non è gradita a tutti”.

TUTTI GLI UOMINI DEL CAR

Come dicevamo sono Mario Cera, Giandomenico Genta e Armando Santus i componenti del comitato di presidenza (Car) del nuovo Patto parasociale tra i grandi azionisti di Ubi Banca che rappresentano il 16,7% circa del capitale dell’istituto di credito. Il Patto è stato sottoscritto a Bergamo il 19 settembre scorso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (5,908%), dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia (3,951%) e da altri azionisti minori con una quota ciascuno intorno all’1% (le famiglie Bombassei, Bosatelli, Pilenga, Radici e Andreoletti) e decorrerà da 1° gennaio 2020. Le attività saranno coordinate proprio dal comitato di presidenza e “avrà la finalità di rafforzare la coesione e la collaborazione tra soci significativi della banca” in modo da “favorirne la stabilità e l’attenzione ad alcuni caratteri identitari idonei a consolidarne il successo”.

CHE COSA SI MORMORA A BERGAMO

A Bergamo i rumors sono insistenti e piuttosto chiari. Secondo Bergamo Post il Car “è andato a rompere gli equilibri territoriali che si erano formati in questi anni, portando ad aggregare una forte compagine bergamasca alle quote detenute dalla Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo e della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, la quale fino a oggi era invece legata agli investitori bresciani”. In sostanza, spiega il giornale, “è successo che l’ex banca bergamasca, oggi bresciana (almeno nella governance), diverrà una creatura priva di bandiere e così libera di correre verso nuove mete senza doversi preoccupare degli interessi locali”.

IL DECLINO DI BAZOLI IN UBI

Che sia arrivato “a sorpresa il tramonto di Giovanni Bazoli” è convinto il Fatto Quotidiano: “E’ stato ruvidamente estromesso dalla cabina di regia di Ubi Banca. E’ crollato in una notte, dopo dodici anni, il castello di carte che aveva costruito per tenere insieme le due ‘famiglie’ che nel 2007 avevano fondato Ubi, quella della Banca Lombarda e quella bergamasca della Popolare di Bergamo”, ha scritto Gianni Barbacetto.

Il giornalista del Fatto ricorda che la guida dell’istituto e la nomina del management è sempre stato nelle mani “del raffinatissimo patto” stretto dalle due associazioni che riunivano i fondatori ovvero i bergamaschi degli “Amici di Ubi” e i bresciani della “Associazione Banca lombarda e piemontese”, presieduta proprio da Bazoli. Peraltro un “patto occulto” secondo la procura di Bergamo che ha rinviato a giudizio tutto il gruppo dirigente di Ubi Banca.

Il Fatto cita il Giornale di Brescia secondo cui “la nascita del nuovo Patto di consultazione di Ubi mina alle fondamenta il bergamasco Patto dei Mille e mette in discussione l’apporto centenario di matrice bresciana alla storia della banca”. Da non dimenticare che è già stato annunciato l’ingresso nel nuovo patto della famiglia bresciana Gussalli Beretta che dunque “tradirebbe” la leonessa d’Italia.

Comunque sia, conclude il Fatto Quotidiano, “c’è un futuro da costruire: con un’aggregazione di cui si parla da tempo e da realizzare sposando Ubi con Montepaschi, o con Banco Bpm, o con Bper, chissà. Ma questa volta non sarà Bazoli ad accompagnare la sposa all’altare”.

In questi giorni, è in particolare lo scenario di un matrimonio fra Ubi e Banco Bpm ad animare il dibattito sul risiko bancario, anche per la spinta che arriva dalla Banca d’Italia a favore delle fusioni: “Vi è ora la necessità che si avvii un nuovo ciclo di aggregazioni”, ha detto il 4 ottobre la la vicedirettrice generale della Banca d’Italia, Alessandra Perrazzelli.

A favore dello scenario Banco Bpm-Ubi Banca si sono espressi il capo dell’istituto milanese Giuseppe Castagna, il presidente della fondazione di Cuneo azionista di Ubi e il presidente della fondazione Crt (azionista con l’1% di Banco Bpm). Ma restano problemi non di poco conto da risolvere (esuberi e distribuzioni di poltrone tra i vertici attuali delle due banche) e gli analisti non escludono che possa essere necessaria una ricapitalizzione post fusione.

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