Economia

Ecco chi tifa per le nozze fra Banco Bpm e Ubi Banca

di

BPM

Le parole di Castagna (Banco Bpm) su un matrimonio con Ubi Banca. Le dichiarazioni di Genta (patto Ubi Banca). Lo scetticismo di alcuni analisti. Il report di Morgan Stanley. E lo scenario ricapitalizzazione. Fatti, nomi, numeri e indiscrezioni

 

Nozze Ubi Banca-Banco Bpm?

La Borsa si eccita un po’, gli addetti ai lavori discutono ma sono scettici e i report degli analisti iniziano a fare le prime stime su economie dei costi ma anche necessità di ricapitalizzazioni.

Ma da Ubi Banca sale la voce dei nuovi azionisti scalpitanti che aprono all’ipotesi. Ecco tutti i dettagli.

La possibile fusione tra Ubi Banca e Banco Bpm, che l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, ha evocato – o quasi invocato a suo uso e consumo – definendola un’opzione che “ha senso”, ha spinto ieri i titoli delle due banche in testa a un Ftse Mib quasi tutto in rosso, con l’istituto milanese che ha guadagnato l’1,17% e quello di Brescia e Bergamo a 2,59 euro. E anche oggi i titoli delle due banche a Piazza Affari sono stati frizzanti.

Le parole di Castagna sono state un po’ confuse, in verità. Da un lato il capo azienda di Banco Bpm ha detto che una fusione con Ubi non è per ora sul tavolo del board e dall’altro ha sottolineato che è «un’operazione che ha sicuramente un senso». Ma se ha senso perché non è sul tavolo? Boh.

Ha un senso per Castagna, ma secondo indiscrezioni finanziarie non è all’ordine del giorno in primis per i vertici di Ubi Banca, forse perché ci sarebbero da distribuire le poltrone e decidere il capo azienda (fra i due pretendenti spunterà un terzo incomodo?).

Ma a sorpresa arriva una voce di peso da Ubi a favore del matrimonio.

Un dossier da esaminare, quello di Banco Bpm, ma non il solo. Lo ha detto Giandomenico Genta, presidente della Fondazione CariCuneo, azionista di Ubi Banca, e uno dei nuovi tre uomini forti dell’azionariato di Ubi con il rinnovato patto di consultazione.

“Essere apprezzati fa piacere, ma operazioni aperte non ce ne sono”, ha spiegato Genta per il quale “il nuovo patto parasociale non esclude consolidamenti, che anzi saranno molto possibili”. “I soggetti interessati non sono solo Banco Bpm ma anche Bper e Mps. Sono tutti dossier che una banca come Ubi dovrà esaminare uno per uno anche solo per escluderli. I tempi non ci sono ma fa piacere che Castagna abbia detto che non vede male un’aggregazione con Ubi”, ha affermato.

“L’auspicio è che arrivino nuovi azionisti. Abbiamo la soglia del 25% per non superare gli obblighi di Opa ma qualsiasi socio che rispetti l’etica e le regole del gioco, che poi sono quelle dei regolatori, è ben accetto”, ha detto Genta, a margine di un incontro alle Ogr di Torino, organizzato da Cdp e fondazioni bancarie.

Genta ha poi osservato che “la logica del territorio è superata, perché rappresenta già tre territori che non sono contigui e con l’ingresso di Beretta i territori saranno quattro. Ogni soggetto che si siede in un patto di consultazione porta ricchezza”.

Ma come nascono le dichiarazioni del capo azienda di Banco Bpm? La sortita di Castagna, secondo alcuni osservatori, è da mettere in relazione al fatto che  fra pochi mesi scade il vertice di Banco Bpm e Castagna evidentemente, non essendo sicuro della riconferma, lancia segnali in più direzioni.

«Sappiamo che ci sono due grandi banche in Italia e ce ne sono tre quattro un po’ più piccole. Abbiamo sempre detto che guardiamo a un tessuto imprenditoriale che è particolarmente forte nel Nord Italia. Al momento però non abbiamo alcuna iniziativa da intraprendere», ha detto due giorni l’amministratore delegato a margine di un convegno, chiudendo invece per il momento a un merger con il Monte dei Paschi di Siena: «Su Mps  sta lavorando il governo all’interno i manager e il consiglio. Non si è ancora nemmeno capito quali sono le tempistiche, quindi io lascerei lavorare in pace poi chiaramente se ne potrà parlare», ha concluso il banchiere.

Ma più che guardare in casa d’altri, Castagna dovrebbe farlo in casa propria. Tra la metà di novembre e la fine dell’anno è prevista la presentazione del nuovo piano industriale mentre nella primavera del 2020 l’assemblea sarà chiamata a nominare il nuovo consiglio di amministrazione. Proprio in vista di questa seconda scadenza la scorsa settimana il board ha dato mandato a all’head hunter Egon Zender per individuare le candidature.

Un’altra esternazione di Castagna, questa volta in casa propria, sta facendo riflettere gli addetti ai lavori, con i fondi piuttosto scalpitanti e per nulla convinti della conduzione della banca milanese: «Mi piacerebbe avere degli azionisti che possano fare un patto», ha spiegato Castagna, precisando: «Chiaro che si tratta di un’ambizione. Da quando abbiamo fatto la fusione, quella di trovare anche noi una platea di azionisti stabili: alcuni li abbiamo trovati, alcuni sono nuovi, abbiamo rafforzato un po’ di vecchi».

Castagna ha quasi auspicato per il Banco un modello-Ubi, dove gli imprenditori e le fondazioni del territorio sono stati in grado di blindare circa il 20% del capitale, con un patto che Start ha definito anti Bazoli e incalzante verso Massiah (qui e qui gli approfondimenti di Start). “Un’idea che però in Banco Bpm  non si è ancora concretizzata e appare oggi molto in salita”, ha chiosato Mf/Milano Finanza. Da qui anche l’attivismo mediatico di Castagna dall’esito incerto.

Ma che cosa dicono analisti e banchieri d’affari su un ipotetico matrimonio fra Ubi Banca e Banco Bpm? Molti dicono che la Bce per autorizzare il merger potrebbe imporre una ulteriore pulizia di bilancio per la quale servirebbe chiedere soldi al mercato. Proprio Morgan Stanley, in un recente report, ipotizzava che dalle nozze potessero discendere risparmi di costo nell’ordine del 30% ma anche il rischio di un aumento di capitale da 1,5-2 miliardi. “Prima o poi le fusioni tra le banche italiane dovranno iniziare e questa operazione sembra essere uno dei deal con il miglior razionale possibile”, ha scritto oggi Intermonte ai propri clienti. “Il taglio dei costi sarebbe rilevante” per Fidentiis che individua nella definizione di “una governance a prova di roccia” il “maggior ostacolo per un deal come questo”. Opinione condivisa da Equita, secondo cui un’intesa trova per ora “un ostacolo difficilmente superabile nella governance”, a cui si aggiunge il rischio che la Bce possa “chiedere rafforzamenti patrimoniali” e la necessità di “un allineamento delle valutazioni dei due titoli”, con Banco Bpm che tratta a sconto del 25% rispetto a Ubi in termini di prezzo sul patrimonio.

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