Economia

Tutte le novità in Ubi Banca sull’Ops di Intesa Sanpaolo

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Che cosa sta succedendo in Ubi Banca dopo il lancio dell’Ops da parte di Intesa Sanpaolo. Fatti, nomi, numeri e approfondimenti

Arrocco di fondazioni, grandi soci (con una prima defezione di peso) e partner industriali in Ubi contro l’Ops di Intesa Sanpaolo, che invece può contare sul favore dei fondi esteri.

Ecco le ultime novità in casa di Ubi Banca dopo il lancio dell’operazione da parte di Intesa Sanpaolo guidata dall’amministratore delegato Carlo Messina.

Tutti gli ultimi dettagli.

CHE COSA FA CATTOLICA ASSICURAZIONI IN UBI E CONTRO INTESA

Cattolica Assicurazioni entra a far parte del Car, il patto di consultazione che riunisce i grandi azionisti diUbi Banca e che si è già schierato contro l’offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo, definendola “ostile” e “inaccettabile”. La mossa di Cattolica – mossa scontata secondo tutti gli analisti – è anche legata al fatto che Ubi è un partner industriale della compagnia, con cui ha in essere un accordo di bancassicurazione che scadrà alla fine di quest’anno.

CHE COSA CAMBIA CON LA MOSSA SCONTATA DI CATTOLICA

La compagnia veronese ha apportato l’1,01% del capitale dopo aver acquistato sul mercato lo 0,5% a valle della decisione assunta dal suo Cda – lo scorso 13 febbraio e dunque prima del lancio dell’ops di Intesa – di incrementare la quota proprio per poter entrare nel patto, che richiede ai suoi aderenti di detenere almeno l’1% di Ubi. “Il Comitato di Presidenza del Car – si legge in una nota – ha espresso particolare soddisfazione per la decisione di Cattolica Assicurazione, anche in funzione dello standing della Compagnia e del significativo momento che Ubi sta attraversando”.

QUANTO VALE IL PESO DEL CAR IN UBI BANCA

L’ingresso di Cattolica aumenta il peso del Car al 18,7% e non giunge inatteso, in quanto il rafforzamento era stato preannunciato dal Mario Cera, componente del direttivo, in occasione della presentazione del patto, formalmente nato a fine gennaio.

CHE COSA SUCCEDE NELL’AZIONARIATO DI UBI

Nell’azionariato di Ubi si sta coagulando un nocciolo di azionisti storici, fondazioni e grandi famiglie imprenditoriali che sta cercando di difendere – secondo la loro impostazione, non condivisa da altri – l’autonomia della banca, destinata a scomparire all’interno di Intesa in caso di successo dell’Ops, o, quantomeno, a vendere cara la pelle spuntando una revisione del prezzo dell’offerta di Intesa.

TRA PATTI E SINDACATI

Oltre al Car, ha detto no all’offerta il Patto dei Mille (1,6% del capitale) mentre il Sindacato azionisti Ubi Banca (8,4%) è stato costretto a rinviare la sua decisione a causa dell’emergenza coronavirus. Intanto oggi la Fondazione Banca del Monte di Lombardia, parte del Car, è andata all’attacco dell’ops: “può provocare gravissimi effetti socio-economici all’area di Milano-Pavia, sia sul piano della concentrazione bancaria che, come noto, non favorisce il tessuto socio-economico” sia su quello “della tutela dei tanti dipendenti e delle loro famiglie”. Da qui l’auspicio che Ca’ de Sass “possa riconsiderare la propria iniziativa” coerentemente “alla storia della prima banca italiana” che ha tra i suoi “principali azionisti”, delle fondazioni attente “agli interessi generali e alla sostenibilità”.

CHE COSA SI LEGGE NEI REPORT

Carlo Messina, ceo di Ca’ de Sass, ha escluso categoricamente la possibilità di un miglioramento del concambio. Se Intermonte ha consigliato di non aderire, considerando Ubi sottovalutata, ieri Exane ha promosso l’offerta in quanto assicura agli azionisti di Ubi un premio del 24% sul valore del titolo ante-offerta, un raddoppio dei dividendi cumulati nel periodo 2020-2023 e l’esposizione a una banca con una più alta redditività strutturale.

LA POSIZIONE DELLA FRANCESE EXANE

Intesa, secondo Exane, “può aumentare i termini dell’offerta e ottenere comunque un aumento dell’utile per azione ma non ci sono garanzie che lo faccia”. Questa eventualità potrebbe materializzarsi solo nel caso in cui, al termine dell’Ops, Messina si ritrovi ad avere tra il 50 e il 66,7% di Ubi e abbia bisogno di invogliare i soci a votare a favore della fusione, senza la quale dovrebbe rinunciare a parte dei 720 milioni di euro di sinergie promesse al mercato. Ma se dovesse restare sotto il 50% l’offerta decadrebbe, provocando una caduta del titolo, mentre se superasse il 67% gli azionisti che non hanno aderito correrebbero il rischio di ricevere un concambio meno favorevole in sede di fusione.

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