Economia

Tutte le contraddizioni di Del Vecchio e Caltagirone su Mediobanca e Generali

di

EssilorLuxottica

Mosse e obiettivi (spesso reconditi) di Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone fra Mediobanca e Generali secondo l’economista Alessandro Penati, editorialista del quotidiano Domani diretto da Stefano Feltri

 

L’ingresso di Leonardo Del Vecchio (LDV) in Mediobanca aveva ricevuto grande attenzione mediatica: cosa c’è dietro? Sostituirà l’amministratore delegato (poi riconfermato)? Quale lista voterà per il consiglio di amministrazione? Mediobanca poi è il primo azionista di Generali di cui LDV, assieme a Caltagirone, è socio rilevante. Così a un anno al rinnovo del consiglio di Generali è già partito il polverone: sostituirà l’amministratore delegato? C’è accordo con Caltagirone, appena entrato in Mediobanca? Chi farà la lista del nuovo consiglio? Che ruolo giocherà l’ad di Mediobanca?

Quando si parla di finanza, sembra che agli italiani interessino solo i giochi di potere, le poltrone, e i retroscena.

Tutto viene presentato in ottica personale: risultati, prospettive e redditività di una società interessano, mentre manager e imprenditori godono della stessa attenzione riservati ai personaggi dello spettacolo. Che il capitale poi sia pubblico o privato fa poca differenza: la stessa attenzione accompagna la stagione delle “nomine” nelle società a partecipazione pubblica.

Niente di male, ma è la rappresentazione di un capitalismo in via di estinzione. Un capitalismo efficiente dovrebbe essere anonimo e focalizzarsi sugli interessi degli investitori, mercato ed economia in generale: quale strategia LDV ha in mente per Mediobanca e Generali?

L’obiettivo dichiarato di difesa dell’italianità e l’intento di riportare le due società tra le grandi d’Europa suonano anacronistici e vacui: lo stesso LDV, con una holding in Lussemburgo, ha appena trasferito la sede di Luxottica in Francia, avendola fusa con Essilor; e la dimensione societaria, di per sé, non è un obiettivo, ma è il risultato di redditività, investimenti, efficienza gestionale, e strategie vincenti. Di questo, nulla si sa.

OSSESSIONE MEDIOBANCA

Prendiamo Mediobanca. Ha attraversato meglio di altre la crisi strutturale che ha investito il sistema bancario dal 2007: da allora, infatti, ha guadagnato 2,5 volte più dell’indice di settore europeo, 34 per cento più di Intesa, mentre Unicredit, di cui LDV è azionista storico, ha perso l’80 per cento. Un risultato ottenuto diversificando il business e puntando sul flusso di commissioni. Una strategia valida, ma implica che Mediobanca rimanga una banca regionale europea di medie dimensioni. LDV vuole cambiarla e crescere rapidamente con fusioni e acquisizioni, magari nel fintech che ha multipli e crescita più elevati? Servirebbero capitali che Mediobanca non ha, e LDV dovrebbe diluire la sua quota (che non gradirebbe).

La diversificazione ha portato Mediobanca a diventare un conglomerato finanziario che, come tutti, vale meno della somma delle attività detenute. LDV vuole massimizzare il valore del suo investimento cedendo separatamente i vari pezzi?

Possibile, ma non si addice alla sua immagine di investitore paziente. Distribuire le azioni Generali di Mediobanca ai soci, come qualcuno ha proposto, non avrebbe senso perché equivarrebbe a cedere una partecipazione rilevante senza incassarne il premio e LDV si ritroverebbe con una quota dell’assicurazione che poteva comperare per meno sul mercato.

Nel silenzio totale sulle sue reali intenzioni non resta che ipotizzare che l’ingresso in Mediobanca gli serve per aumentare la sua influenza su Generali, aggiungendo la quota della banca a quella detenuta direttamente. Ha il sapore del capitalismo di relazioni d’antan, alla faccia della buona governance.

E LE GENERALI?

Stesso discorso su Generali. Nei cinque anni della gestione Donnet il titolo in Borsa si è mosso in linea con l’indice del settore europeo. Le stime di consenso per il 2021 prevedono però una redditività sul capitale al 9,2 per cento, inferiore al 10,5 medio dei maggiori concorrenti (Allianz, Axa e Zurich). La minore redditività si traduce in un minor valore di mercato rispetto al patrimonio: 0,9 volte, rispetto all’ 1,2 medio dei maggiori concorrenti.

LDV vuole cambiare il management per aumentare la redditività? Sarebbe ironico visto che per avere Donnet è stato mandato via Mario Greco, andato in Zurich, che tra le grandi è l’assicurazione più redditizia. O si pensa a una crescita per acquisizioni?

Non sempre creano valore e poi LDV si dovrebbe diluire (non credo lo voglia). Anche qui, in assenza di indicazioni è legittimo ipotizzare che LDV (e Caltagirone) sia attento alla possibile sovrapposizione degli interessi immobiliari di Generali con i propri, che non necessariamente coincidono con quelli degli investitori.

(estratto di un’analisi di Penati su Domani; qui la versione integrale)

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