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Tod’s, il mercato fa le scarpe ai piani dei Della Valle

Tod's

Come e perché è stato un flop il progetto della famiglia Della Valle di lanciare un’Opa su Tod’s per togliere dalla Borsa il titolo del gruppo della moda. Fatti, numeri e commenti

 

Tod’s, con l’offerta pubblica Della Valle-Lvmh all’87%: è il rassicurante titolo del Corriere della sera del gruppo Rcs (di cui Diego Della Valle è azionista con il 7,6%).

Eppure i fatti di ieri non sono troppo confortanti per la famiglia Della Valle e per il patron di Tod’s.

Infatti la realtà è che ieri si è celebrato il flop del progetto dei Della Valle su Tod’s: solo 4,13 milioni di azioni pari al 48,9% dell’offerta e al 12% del capitale sono state conferite all’Opa accettando i 40 euro offerti dalla famiglia Della Valle

Vediamo come e perché.

I NUMERI DELL’OPA SU TOD’S

L’offerta pubblica di acquisto lanciata da Deva Finance della famiglia Della Valle sul Tod’s non ha raggiunto l’obiettivo del 90% del capitale: le adesioni, infatti, sono state pari al 48,9% delle azioni oggetto dell’offerta (pari al 25,5% del capitale sociale). Alle azioni portate in Opa si somma il 63,6% del capitale di Tod’s detenuto dalla famiglia Della Valle (pari al 75,5% dei diritti di voto) e il 10% in portafoglio a Lvmh tramite la holding Delphine (8% diritti di voto). Quota quest’ultima che il gruppo francese del lusso intende continuare a detenere, in accordo con la famiglia Della Valle.

COME E’ ANDATO IL PROGETTO DEI DELLA VALLE

Conclusione? La quota complessiva di Della Valle-Lvmh sarebbe di poco sotto l’87%. Ora la holding della famiglia di imprenditori marchigiani, secondo quanto era previsto dal prospetto, potrebbe decidere ora di prorogare il periodo di adesione per poi procedere come da piani al delisting della società e una comunicazione è prevista questa mattina.

LE SPERANZE DEI DELLA VALLE

Ma qual era il progetto della famiglia marchigiana e del presidente del gruppo Diego Della Valle, azionista di peso anche di Rcs? La famiglia Della Valle aveva comunicato all’inizio della scorso agosto, di voler «fare un grande investimento nel gruppo Tod’s per accelerarne lo sviluppo» con l’obiettivo di valorizzare i singoli marchi posseduti dalla società, «dando loro una forte visibilità individuale e una grande autonomia operativa». La nota proseguiva: «Il perseguimento di questi obiettivi di medio e lungo periodo sarebbe meno agevole mantenendo lo status di società quotata, stanti le limitazioni derivanti dalla necessità di riportare risultati soggetti a verifiche di breve periodo».

QUAL ERA IL PROGETTO DI DELLA VALLE

“L’obiettivo di Diego Della Valle era quello di portare avanti una separazione dei marchi del gruppo ovvero Tod’s, Roger Vivier, Hogan e Fay, in modo da dare a ciascuno una sua autonomia e un proprio valore – ha sottolineato oggi il quotidiano Repubblica – Ma questa scissione in quattro rami di un’unica azienda è un’operazione che a detta dell’imprenditore nel breve termine avrebbe potuto causare un aggravio dei costi e un rischio per gli investitori. Conti alla mano, i grandi fondi anglosassoni hanno deciso di correre questo rischio, comprando da agosto a ieri importanti pacchetti di titoli, convinti che il gruppo di scarpe e accessori in pelle di lusso valga molto di più degli 1,32 miliardi (o 40 euro per ogni azione) dell’offerta; secondo il fondo Tabor, Tod’s può valere oltre 70 euro”.

L’ANALISI DI REPUBBLICA SUL TITOLO TOD’S

Per tre mesi – ha ricordato il quotidiano del gruppo Gedi – le azioni Tod’s sono costantemente rimaste sopra i prezzi d’Opa, e stando a fonti finanziarie è passato di mano tre volte il flottante, a prezzi superiori a quelli dell’offerta. Solo ieri, che era l’ultimo giorno per aderire all’Opa, i titoli sono scesi per la prima volta sotto 40 euro, chiudendo a quota 39,6 euro: “Ieri, infatti, alcuni grossi fondi hanno venduto perché la possibilità di un rilancio è sfumata lunedì notte, senza contare che chi ieri comprava i titoli in Borsa sapeva di non avere i tempi tecnici per aderire all’offerta e quindi scommetteva puramente sui fondamentali del gruppo. Morale: solo 4,13 milioni di azioni pari al 48,9% dell’offerta e al 12% del capitale, sono state conferite all’Opa accettando i 40 euro offerti dalla famiglia Della Valle, mentre più della metà del flottante, circa il 13% del capitale, ha invece preferito rimanere azionista al fianco della dinasty di Sant’Elpidio a Mare. Per effetto dell’offerta i Della Valle saliranno quindi dal 65 al 77% di Tod’s, mentre il colosso del lusso Lvmh resterà socio al 10%”.

CHE COSA DICONO GLI ANALISTI SULL’OPA

I report di alcune sim continuano a tifare per la buona riuscita dell’operazione. Gli analisti di Equita Sim, in una nota ripresa da Mf/Finanza del gruppo Class fondato da Paolo Panerai (in eccellenti rapporti anche societari con i Della Valle, non solo per la comune passione per la squadra di calcio della Fiorentina), suggeriscono di aderire all’opa sulla casa di moda e abbassano a reduce il rating sul titolo con un target price a 40 euro. “Secondo i dati preliminari sulle adesioni a ieri”, ricordano gli esperti, “sono state consegnate fino ad ora all’opa 1,5 milioni di azioni, pari al 17,8% dell’offerta e al 4,5% del capitale, che porterebbero l’azionista di maggioranza al 68% del capitale e all”80% dei diritti di voto”. Da Equita ricordano, inoltre, che l’opa è condizionata al raggiungimento del 90% del capitale, includendo anche la quota di Lvmh (10% del capitale e 8% dei diritti di voto) che non era oggetto di offerta. L’offerente potrebbe decidere di rinunciare a tale condizione, e in questo caso i termini dell’offerta verrebbero riaperti per 5 giorni, sempre al prezzo di 40 euro.

“Ricordiamo comunque che l’offerente aveva dichiarato di voler procedere in ogni caso al delisting tramite fusione di Tod’s nell’offerente (non quotato) entro i 6 mesi successivi alla chiusura dell’opa”, concludono da Equita, “in questo caso all’azionista Tod’s verrebbe riconosciuto un diritto di recesso pari alla media dei prezzi nei 6 mesi precedenti alla convocazione dell`assemblea chiamata ad approvare la fusione, ovvero ragionevolmente un prezzo di recesso probabilmente inferiore ai 40 euro (ad oggi media a 6 mesi pari a 36,2 euro)”.

Sullo stesso tenore, rimarca il Sole 24 ore, il commento degli analisti di Intesa Sanpaolo che hanno sul titolo un rating neutral e stimano per il gruppo un margine operativo lordo per l’esercizio in corso di 182,4 milioni a fronte di un fatturato stimato a 957 milioni di euro.

Secondo gli esperti di Bestinver Securities (rating hold e target price a 40,58 euro), ad oggi, sono ancora possibili diversi scenari. In primo luogo, come di solito accade, il tasso di accettazione dell’offerta potrebbe essere più concentrato durante quest’ultimo giorno. “Questo”, spiegano da Bestinver, “consentirebbe a Della Valle di raggiungere la soglia del 90%, con la conseguente cancellazione della società come da documento di gara”.

In secondo luogo, l’offerente dovrebbe proporre una revisione al rialzo del prezzo offerto (ossia 40 euro), al fine di indurre altri investitori ad accettare l’offerta. Infine, l’offerente potrebbe non raggiunge la soglia del 90%, ma proporre una fusione con il capitale azionario rimanente per privare l’impresa. “Questa alternativa”, dicono gli analisti, “darebbe tuttavia diritto ai restanti azionisti di un diritto di recesso equivalente al prezzo medio aritmetico di chiusura di Tod’s dopo l’approvazione e l’annuncio dell’operazione di fusione”. “Ad oggi”, concludono, “pensiamo che lo scenario più probabile sia quello descritto nel primo punto”.

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