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Tim, tutto sui piani (diversi) di Kkr e Vivendi sulla rete

Vivendi

Mosse e contromosse di Kkr e Vivendi sulla rete Tim

 

Non è solo una questione di prezzo dell’Opa annunciata da Kkr su Tim a far dibattere gli azionisti di Tim e a far interrogare il governo. Ci sono anche e soprattutto questioni – tutte da vagliare e da risolvere – su come fare lo scorporo della rete fissa e sul perimetro preciso per definire strategici gli altri asset del gruppo Tim come le controllate Telecom Italia Sparkle (rete di cavi tlc sottomarini), Noovle (la società costituita con Google per il cloud) e Telsy (cybersecurity).

CHE COSA SI AGITA IN TIM E NEI PALAZZI ROMANI SU KKR E VIVENDI

Quello che si percepisce negli ambienti dei palazzi romani è che l’iniziale approccio dialogante e non contrario del governo alla manifestazione di interesse da parte di Kkr non corrisponda al momento sia agli atti di Cdp (controllata dal ministero dell’Economia e secondo azionista di Tim dopo Vivendi) che ad esempio ha contribuito a dare di fatto il benservito a Luigi Gubitosi, che si è dimesso da amministratore delegato, ritenuto vicino al fondo americano, sia ai serrati pour parler accreditati dalle ricostruzioni giornalistiche tra i vertici della Cassa depositi e prestiti e il gruppo francese Vivendi, primo azionista dell’ex Telecom Italia con il 23,75%.

ECCO IL PIANO DI VIVENDI SULLA RETE TIM

I pour parler si concentrerebbero in particolare sul futuro della rete e sui rapporti fra Tim e Open Fiber. Secondo le indiscrezioni giornalistiche, il piano di Vivendi passa dallo sdoppiamento del gruppo in una società dei servizi commerciali, dove il gruppo francese potrebbero avere la maggioranza (alla stessa stregua dunque dell’attuale assetto azionario), e in un’altra società della rete che diventerebbe di proprietà statale, ma in concessione a Telecom.

I TIMORI SUI SINDACATI PER I DIPENDENTI DELLA RETE

Questo scenario – secondo gli osservatori – placherebbe i timori dei sindacati per le ricadute occupazionali visto il numero rilevante di dipendenti addetti alla rete.

CHE COSA HA SUSSURRATO VIVENDI

«Vivendi è interessata a qualsiasi soluzione che promuova l’efficienza e la modernità infrastrutturale della rete, preservando il valore del proprio investimento. In questa prospettiva, l’ipotesi di un controllo statale della rete, se fosse propedeutico a un progetto strategico a guida istituzionale verrà certamente valutata con apertura», ha fatto sapere un portavoce nel weekend.

I MOTIVI DEL NO DI VIVENDI A KKR

In sostanza, il piano del gruppo francese si pone in netta antitesi con l’offerta, non vincolante, di Kkr, che mette sul piatto 50,5 centesimi per azione.

CHI DEVE GUADAGNARE CON LO SPACCHETTAMENTO DI TELECOM?

“Se a spacchettare Telecom ci si guadagna, allora l’operazione vuole guidarla Vivendi, che ha pagato le azioni in media 1,07 euro – ha commentato oggi il Sole 24 Ore – Peraltro dovrebbe sempre fare i conti con Kkr, che ha il 37,5% di FiberCop, la società della rete secondaria di Telecom”.

LE DIFFERENZE FRA KKR E VIVENDI SULLA RETE

Conclude il Sole 24 Ore: “La differenza è che la proposta americana passa da un’Opa a un prezzo intermedio, incassabile nell’immediato, per delistare il titolo e realizzare l’operazione in sede privata. Mentre l’iniziativa francese sottintende di attuare lo scorporo della rete col titolo quotato, rendendo partecipi tutti gli azionisti della creazione di valore, se ci sarà, ma in tempi più lunghi”.

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