Economia

Tim e Open Fiber in AccessCo modello Terna. Le tesi di Patuanelli

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Tesi, auspici e sbuffi del ministro dello Sviluppo economico, Patuanelli, su Tim, Open Fiber e rete unica. E nella maggioranza c’è chi invoca la confluenza anche di Rai Way, Ei Towers e Telecom Italia Sparkle nella società unica della rete.

Nella società della rete imperniata su Cassa depositi e prestiti, oltre a quelle di Tim, Open Fiber e Flash Fiber, è opportuno che prima poi ci siano anche Rai Way, Ei Towers e Telecom Italia Sparkle, controllata dal gruppo Tim.

E’ questo l’obiettivo del governo secondo quanto emerge dalle dichiarazioni di vari esponenti del governo e della maggioranza che sostiene l’esecutivo. Ecco tutti i dettagli.

“Una società delle reti che non sia verticalmente integrata” sul “modello di Terna”. Così Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico, immagina la società della rete unica. Società in cui non solo potrà confluire l’infrastruttura a banda larga, ma che potrebbe accogliere anche la tecnologia 5G.

In Terna il maggior azionista singolo è Cdp Reti con il 29,85%.

GLI AUSPICI DEL MISE

“Il progetto del Governo, che è secondo noi un progetto del Paese, è quello di creare una società delle reti, con gli operatori che conferiscono, che non sia verticalmente integrato, che abbia una maggioranza relativa sul modello Terna”, ha spiegato Patuanelli. “Questo è il progetto, dobbiamo capire se chi oggi ha quegli asset, ritiene che quello sia un progetto percorribile o meno. Ma non è che possiamo imporlo, stiamo provando a raggiungerlo passo passo”, ha aggiunto il ministro.

IN RISPETTO DELLE REGOLE UE

Tra le caratteristiche peculiari della società, c’è il fatto che questa dovrà rispettare “le regole europee”.

“Noi chiediamo che sia il regolatore europeo che quello italiano siano rigidi a individuare limiti e perimetro in cui si dovrà muovere la società della rete”, ha aggiunto.

NON SOLO BANDA ULTRA LARGA

Nei progetti del Governo, in realtà, c’è molto di più. La società “che nasce esclusivamente con la fibra può essere il punto di partenza, ma non deve essere il punto di arrivo”, sostiene Patuanelli.

“Io vedo una società delle reti con all’interno anche il 5G e le altre tecnologie che consenta in un mercato regolato la parità di accesso agli operatori e che preveda il conferimento di asset degli altri operatori”.

I RITARDI SULLA RETE

Ambizioni a parte, Patuanelli è cosciente che è ora è il momento di accelerare sull’infrastruttura.

“Ieri Infratel ha fatto una call, un giro di tavolo con gli operatori del settore per verificare le attuali condizioni di mercato, il quadro che è emerso è di accelerazione della rete in fibra, ma ancora in ritardo rispetto agli obiettivi. Open Fiber ha comunicato che il piano sarà completato al 2023” ma “i dati di Infratel ci dicono che il 2023 difficilmente sarà raggiunto”.

LA VIA DEL RECOVERY FUND

Utile, in tal senso, potrebbe rivelarsi il Recovery Fund per la ripartenza: “E’ necessario imprimere un’accelerazione e le dotazioni del Recovery sono un canale forte da utilizzare in modo incisivo per implementare il percorso di realizzazione della rete”.

OPEN FIBER: RITARDI NON IMPUTABILI A NOI

Le parole sui ritardi non hanno lasciato indifferente Open Fiber, che in una nota ha subito precisato: “A oggi, nonostante le note difficoltà in cui versa il progettista incaricato, Open Fiber ha consegnato 3.045 progetti esecutivi, che garantiscono l’operatività fino a tutto il 2021. La progettazione non costituisce quindi  un ostacolo o un impedimento alla realizzazione del progetto Bul entro il
2023”.

“Procede il lavoro con Infratel per l’accelerazione in base al piano presentato al Cobul, che gode di totale copertura finanziaria e che prevede il completamento del Piano Bul in 16 Regioni nel 2022 e nelle restanti 4 Regioni (per un totale dell’8% delle UI complessive) nel 2023. Obiettivi che grazie a tutte le misure messe in campo confermiamo di poter raggiungere. A oggi nelle aree interessate dai bandi Infratel, Open Fiber ha avviato lavori in circa 2.500 comuni, completato 843 comuni e reso disponibili agli operatori per la commercializzazione circa 950 mila UI in 828 comuni”, aggiunge la nota.

CIOFFI SI AUGURA COINVOLGIMENTO RAI WAY ED EI TOWERS

Tornando, invece, agli auspici del Governo, in fatto di rete si esprime anche Andrea Cioffi, che si augura un coinvolgimento di Rau Way ed Ei Towers. “Nella costruzione di una rete unica delle tlc è positivo il coinvolgimento nella società di gestione di soggetti che possano conferire asset importanti come torri, ripetitori e tralicci, infrastrutture fondamentali per quella convergenza che abbiamo sempre auspicato in vista di un’Italia digitale, dove le distanze e le differenze di sviluppo nel Paese possono finalmente essere accorciate. Per questo riteniamo non solo possibile, ma anche auspicabile il coinvolgimento nella società di gestione della rete unica di Rai Way (controllata dalla Rai e quindi a salire dal Mef) e di Ei Towers (controllata da F2i, a sua volta partecipata dalla Cdp)”, sostiene Andrea Cioffi (M5S), facilitatore nazionale M5S trasporti e componente della Commissione lavori pubblici e comunicazioni del Senato.

Rai Way ed Ei Towers “possiedono le suddette infrastrutture, peraltro indispensabili per la diffusione del 5G. Tutto questo contribuirebbe a rafforzare la presa pubblica sulla società della rete unica, che per noi deve essere a controllo pubblico per garantire sviluppo e investimenti nel Paese. Lo stesso controllo pubblico è peraltro fondamentale per proteggere un asset decisivo di Tim, ovvero quella Sparkle che gestisce centinaia di migliaia di chilometri di cavi sottomarini attraverso i quali transita una immensa quantità di dati, anche sensibili”, ha aggiunto Cioffi.

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