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Tim, che cosa succede fra board, Vivendi e governo

Vivendi

Tutte le ultime novità in Tim fra attese di Vivendi, auspici del governo e decisioni del consiglio di amministrazione su una lista per la prossima assemblea dell’ex Telecom Italia

 

Che cosa succede in casa Telecom? Ecco le ultime novità con le decisioni di ieri del consiglio di amministrazione.

DOSSIER FIBERCOP PER TIM

Le nozze fra la controllata di Telecom, FiberCop, e Open Fiber, di proprietà dell’Enel e di Cdp, sono ancora in alto mare. Con l’equilibrio precario del governo poi, i francesi di Vivendi temono di perdere altro tempo prezioso.

LE INTENZIONI SFUMATE DI VIVENDI

Per questa ragione i vertici di Vivendi, proprietaria del 23,9% di Tim e socia con il 29,9% di Mediaset, secondo indiscrezioni nei giorni scorsi, stavano valutando la possibilità di mettere in discussione l’attuale assetto del consiglio dell’ex monopolista presentando una propria lista per il board in scadenza con l’approvazione del bilancio 2020. «L’orologio scorre» avrebbe spiegato il presidente di Vivendi Arnaud de Puyfontaine al Messaggero.

COSA SI DICE IN FRANCIA SU TIM

In verità non c’è stata alcuna spaccatura all’unanimità il consiglio di Telecom ha dato mandato ieri al presidente Salvatore Rossi di «coordinare le attività propedeutiche alla definizione di una lista di candidati proposta dal consiglio stesso», avvalendosi di una facoltà prevista dallo statuto.

I CANDIDATI PER IL PROSSIMO CDA

L’obiettivo è arrivare ad un elenco dei candidati in tempo per il cda del 23 febbraio che approverà anche il piano industriale. Anche perché, come spiega l’ex monopolista, «allo stato non risulta la volontà di alcun socio di presentare una lista volta alla nomina della maggioranza dei consiglieri».

IL RUOLO DI ELLIOT

Comunque i francesi che stanno perdendo 3 miliardi nell’avventura italiana. E il fondo attivista Elliott, che ha espresso assieme a Cdp l’attuale maggioranza in consiglio, è più defilato rispetto al passato.

CAPITOLO RETE UNITARIA DI TIM E OPEN FIBER

L’esecutivo sta spingendo da tempo per la realizzazione della rete unica, che vorrebbe anche Telecom. A patto di mantenerne la maggioranza nel capitale. Ed è proprio qui il problema maggiore visto che buona parte del M5s è a favore di un network di nuova generazione sotto il controllo pubblico.

LA PARTITA MEDIASET

In questo contesto, s’innesta la partita per il controllo di Mediaset che è la vera preda cui da sempre punta il finanziere bretone Vincent Bolloré. Ai francesi non è andato giù il salva-Mediaset varato in fretta e furia dal governo poco prima di Natale. De Puyfontaine ha anche incontrato Conte e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, per protestare contro la norma che ha messo in sicurezza il gruppo della famiglia Berlusconi affidando all’Agcom l’incarico di vigilare sul pluralismo informativo.

IL RUOLO DEL GOVERNO

Una norma che è però una sorta di asso nella manica di Conte alle prese con i precari equilibri del Senato. A nulla sarebbe valsa quindi la protesta francese.

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