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Tim, che cosa si dice in Borsa su Kkr, Vivendi e Cdp

Crediti Sanitari

Tutte le ultime novità sul dossier Tim: fatti, numeri, rumors e analisi

 

Il governo e dunque Cdp non asseconderà la mossa di Kkr su Tim? Si salda una convergenza tra Vivendi e Cdp nel board di Tim dopo il defenestramento de facto dell’ex numero uno Luigi Gubitosi favorevole a Kkr? ? Vivendi – sulla scorta dello scenario attribuito da Kkr sulla rete – intende mollare il controllo degli asset strategici alla Cdp?

Sono alcune delle domande che si pongono da alcuni giorni addetti ai lavori e investitori dopo parole, mosse e sussurri dei principali attori che lavorano al dossier Tim dopo l’annuncio di una manifestazione di interesse da parte del fondo americano Kkr che – secondo le ultime indiscrezioni – non incontrerebbe il plauso di Palazzo Chigi specie per il valore complessivo attribuito al gruppo italiano.

CHE COSA HA DETTO IL PORTAVOCE DI VIVENDI

A rinfocolare interrogativi e nuovi scenari sono alcune dichiarazioni del gruppo francese. “Certamente puntiamo a riportare nella Tim su una traiettoria di crescita. Le valutazioni in corso vertono su questo obiettivo. Vivendi è interessato a qualsiasi soluzione che promuova l’efficienza e la modernità infrastrutturale della rete, preservando il valore del proprio investimento. In questa prospettiva – ha dichiarato un portavoce del gruppo francese in una intervista a La Repubblica – l’ipotesi di un controllo statale della rete, se fosse propedeutico ad un progetto strategico a guida istituzionale verrà valutata con apertura”.

LA NUOVA IMPOSTAZIONE DI VIVENDI

Vivendi, primo azionista di Telecom con quasi il 24% del capitale, si candida dunque a portare la rete sotto il controllo statale pronta a fare un passo indietro dall’asset principale del gruppo. si opporrebbero, possono essere pronti a partecipare in Vivendi – ha continuato il portavoce – “ha già rappresentato la propria ferma di essere un azionista affidabile, di lungo termine, foriero di un dialogo costruttivo volto a rafforzareTIM , con l’obiettivo di lavorare a fianco delle istituzioni italiane nell’interesse di tutti gli azionisti e degli altri stakeholder” della compagnia telefonica, ribadisce il obiettivo di Vivendi, confermando l’apertura del socio francese all’ingresso dello Stato.

I SUSSURRI DEI FRANCESI SU TIM

“La priorità di tutti gli stakeholder di Tim – ha aggiunto il portavoce del gruppo francese- è tornare a rivedere la società al centro delle strategie di sviluppo ed innovazione e protagonista, con le proprie migliori risorse, sul mercato delle telecomunicazioni”. In questa ottica il gruppo francese non ostacolerebbe la creazione di una rete unica, che nasce dalla fusione tra TIMe Open Fiber, società concorrente controllata al 60% da Cdp. “Bisogna coniugare la necessaria innovazione tecnologica del Paese con il rilancio di uno dei più rilevanti gruppi italiani”.

LA POSIZIONE DI VIVENDI SULLA RETE

La posizione di socio di riferimento francese, che si sarebbe incontrato di recente con i vertici di Cdp, lascerebbe intendere, secondo gli analisti di Equita Sim, che Vivendi sarebbe favorevole a un progetto di spinoff della rete fissa di Telecom e di aggregazione della rete con Open Fiber.

CHE COSA DICONO GLI ANALISTI DI EQUITA

Il Messaggero e il Fatto Quotidiano hanno suggerito che Vivendi e Cdp sarebbero intenzionati a sostenere un progetto autonomo rispetto alla proposta di KKR, con il supporto del governo. Le dichiarazioni di Vivendi “aumentano l’incertezza sull’operazione di Kkr, che deve essere ancora approvata dal cda e che potrebbe non procedere se il board supportasse un progetto di spinoff della rete in autonomia e che avrebbe difficoltà a raccogliere il 51% nel caso in cui Vivendi e Cdp non fossero intenzionate a consegnare i titoli”, sottolinea Equita.

IL REPORT DI AKROS

Secondo Banca Akros – riporta Mf – si tratta di notizie negative, perché un piano B in alternativa all’attuale (la proposta amichevole di Opa da parte di KKR a 0,505 euro), o un aumento sulla stessa proposta sempre da parte del fondo americano, “potrebbe offrire un valore più elevato sulla carta, mentre in termini pratici potrebbe suggerire interferenze politiche, maggiore incertezza (piuttosto che un semplice rischio) e ulteriori fonti di frustrazione per gli azionisti di minoranza”.

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