Economia

Ticket sanità, che cosa non va nella Nadef

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L’intervento di Pietro Gonella e Stefano Biasioli sulla Nadef (Nota di aggiornamento al Def) e le misure sui ticket della sanità

 

Siamo abituati a ragionare solo coi i documenti governativi scritti e non sulla base delle dichiarazioni estemporanee dei presidenti del Consiglio e dei vari ministri in carica.

Ciò è tanto più doveroso da quando in Italia abbiamo avuto presidenti del Consiglio identici a Giano-bifronte. Pensateci: Renzi, Gentiloni, Conte 1, Conte 2… Per non parlare dei ministri economici di turno. Tutta gente capace di sparare “fake news” quotidiane sia sulle alleanze politiche che sulle misure economiche.

Per ora, sulla Nadef, le proposte governative sono fantasiose e basate su presupposti falsamente populistici e certamente punitivi per la maggioranza degli italiani e per 5.300.000 pensionati Inps.

Infatti:

a) ipotizzare un aumento del Pil 2020 pari allo 0,6% è pura fantasia, perché la vera % di aumento del Pil sarà tra +0,2 a +0,4%; Lo dimostrano i dati dell’agenzia di rating Fitch (global economic outlook);

b) ipotizzare un recupero di 7 miliardi di euro dall’evasione fiscale è un pio desiderio (dati le somme recuperate a tale titolo nell’ultimo triennio);

c) sostenere che l’Iva non aumenterà su nessun prodotto di consumo è una storiella sentita da mesi (quella che ha giustificato il voto di Renzi a questo governo giallo-rosso);

d) ci sarà un aumento dei ticket sanitari. Roberto Speranza dixit e scrixit: (pag.101 della Nadef). Riportiamo integralmente il testo: “La sostenibilità è la sfida che il SSN dovrà affrontare nei prossimi anni, ossia la capacità di assicurare il mantenimento del principio di universalità del sistema, nel rispetto dei LEA (livelli essenziali di assistenza) coniugando al tempo stesso equità, appropriatezza, qualità, ed efficienza delle cure, governo dell’innovazione , salvaguardando gli equilibri economico-finanziari”.

Paroloni, sentiti da decenni… Paroloni che significano una cosa sola: la tutela della salute in Italia dipende innanzitutto dai livelli (sottofinanziati) di spesa, ossia dal parametro della ragion di stato economica.

Esattamente come è avvenuto per le recenti sentenze della Consulta sulle Pensioni.

e) Ci sarà un taglio sulle agevolazioni di vario tipo (di certo, sulle spese sanitarie);

Una cosa è certa, aumenterà il debito pubblico italiano e la riduzione del rapporto debito/Pil resterà una chimera.

Infine due pensieri:

1) Noi pensionati Inps abbiamo capito a cosa sono serviti, servono e serviranno i tagli pensionistici dei governi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1, Conte 2: a pagare reddito di inclusione e reddito di cittadinanza a brigatisti rossi (Saraceni, Etro ecc), a gente condannata penalmente.

2) Le dichiarazioni trionfanti di Speranza (“Ticket in relazione al reddito (pagano di più chi percepisce redditi alti”) se troveranno conferma in Legge ci costringeranno a protestare e, se ritenuto possibile, a ricorrere contro una norma ultra-incostituzionale per il fatto che:

a) l’articolo 53, secondo comma, della Cost. afferma che ” Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.I Padri Costituenti (di cui si è persa ogni approfondita conoscenza: penso a La Pira, ex Sindaco di Firenze e prossimo alla Santità) hanno giustamente affermato che chi dispone di più risorse concorre alle spese pubbliche scontando aliquote di prelievo più elevate;

b) orbene i c.d. pensionati d’oro, dopo che lo hanno fatto per l’intera stagione di esercizio dell’attività professionale, continuano a pagare il 43% sui loro trattamenti quale aliquota marginale massima, unica realtà in ambito europeo in quanto tali soggetti godono di prelievi fiscali inferiori, in Portogallo addirittura scontano il 7%!!!;

c) quindi assolto l’obbligo costituzionale di partecipazione consistente alle spese pubbliche, è davvero inconsulto ed inverecondo che, dopo i tre periodi triennali di prelievo forzosi e le ripetute mancate o parziali rivalutazioni, si aggravi ulteriormente la tassazione complessiva con un altro balzello oneroso. È questa la situazione di “potenziamento” incostituzionale del criterio della progressività;

d) condividiamo con Cazzola ed altri che fosse preferibile rimodulare l’Iva anziché sterilizzarla, in modo da reperire 8/10 miliardi da utilizzare per la riduzione significativa del cuneo fiscale in favore dei lavoratori e delle imprese così da rilanciare concretamente i consumi.

È purtroppo, anche questa, un’occasione persa.

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