Economia

Che cosa succede a Telefonica in Borsa

di

telefonica

Telefonica fa i conti con lo stop dell’Antitrust britannico, mentre Tim paga il downgarde di Moody’s. Tutti i dettagli

A rischio il matrimonio tra Virgin Media, proprietario della rete Internet a banda larga più veloce del Regno Unito, e O2, il più grande operatore di telefonia mobile nel Paese. La maxi fusione, annunciata da Telefonica, proprietaria di O2, a maggio dovrà affrontare le grinfie dell’Autorità per la concorrenza e i mercati.

Andiamo per gradi.

LO STOP DELL’AUTORITA’ BRITANNICA

L’Autorità per la concorrenza e i mercati (Cma) del Regno Unito ha avviato un’indagine approfondita sulla fusione da 31 miliardi di sterline di Virgin Media, del gruppo Liberty Global, e O2 di Telefonica. L’accordo di fusione valuta Virgin Media 18,7 miliardi sterline e O2 12,7 miliardi di sterline.

L’EVENTUALE IMPATTO

L’autorità ritiene che sia necessaria un’indagine approfondita (mentre le società speravano in una decisione più rapida) perché la concentrazione potrebbe avere un impatto sulla concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni.

“Ci sono prove sufficienti in una fase iniziale dell’indagine perché la Cma pensi che esista una reale prospettiva che la transazione comporterebbe una riduzione sostanziale della concorrenza in uno o più mercati”, ha detto l’Autorità.

IL PESO DELL’ACCORDO

La maxi fusione, in effetti, unirebbe in matrimonio  la seconda rete a banda larga del Regno Unito con il più grande operatore di telefonia mobile. Virgin Media ha 5,3 milioni di utenti a banda larga, pay-TV e mobili, mentre O2 ha 34 milioni di clienti mobili.

UN PROSPETTATO AUMENTO DEI PREZZI

Virgin Media e O2 forniscono servizi all’ingrosso ad altri operatori di telefonia mobile nel Regno Unito. L’autorità britannica crede che la fusione porti le due aziende ad un possibile aumento dei prezzi e a una riduzione, contestuale, della qualità dei servizi, “portando a svantaggi ultimi per i consumatori britannici”.

TELEFONICA CROLLA IN BORSA

Lo stop alla fusione, seppur non definitivo, fa perdere al titolo di Telefonica il 4,80% a 3,53 euro (ore 13.40).

ANCHE TIM IN PERDITA

In perdita, in realtà, tutto il comparto di telefonia, con Tim che scende del 3,56% a 0,38 euro (13.40).

IL DOWNGRADE DI MOODY’S

La società guidata da Gubitosi, in realtà, paga lo scotto della decisione di Moody’s di ridurre il rating sul debito del gruppo a “Ba2” con outlook “negativo”. Diverse le ragioni alla base del  downgrade: concorrenza sempre più agguerrita (nonostante l’ingresso di Sky nel segmento della banda larga è ancora debole, come sottolineano gli analisti di Intesa Sanpaolo), gli investimenti brasiliani in Oi, la politica dei dividendi più generosa e, scrive MF-Milano Finanza, “una crescente complessità della struttura del gruppo, con la diluizione della propria partecipazione in asset infrastrutturali chiave, come FiberCop (58,0%) e Inwit (17,2%), che beneficiano di una capacità di generazione di flussi di cassa più prevedibile rispetto alle operazioni legate ai servizi”.

FIDENTIIS: REVISIONE SU TIM ATTESA

Il downgrade non stupisce gli analisti di Fidentiis, che credono che la decisione di Moody’s possa comportare un aumento del costo degli interessi sulla nuova emissione obbligazionaria.

La revisione del giudizio su Tim “era in qualche modo prevista, considerando il cambio di prospettiva da parte dell’agenzia di rating nel 2019 e l’impatto della pandemia che ha fortemente influenzato i numeri del 2020”.

MEDIOBANCA SECURITIES POSITIVA SU TIM

Meno pessimisti, su Tim, sono gli analisti di Mediobanca Securities, secondo cui il gruppo è riuscito a ridurre l’indebitamento dai 23,3 miliardi di fine 2018 ai 20,7 miliardi del terzo trimestre 2020, con la prospettiva di una discesa a 17,3 miliardi includendo le operazioni Inwit e FiberCop. I flussi di cassa sembrano rendere sostenibile un ritorno alla distribuzione dei dividendi sui titoli ordinari.

Ed anche l’investimento in Brasile, per Mediobanca, potrebbe fornire un contributo positivo fin dal primo anno.

COSA DICE EQUITA SIM

Equita Sim, invece, scommette su un trend dell’ebitda domestico in via di stabilizzazione. Giudizio positivo anche sul progetto della rete unica, che dovrebbe dare maggiore visibilità all’ebitda delle attività wholesale. Il downgrade, per la sim, riduce la probabilità che Tim possa alzare la remunerazione per le ordinarie sostenendo quindi il premio delle risparmio rispetto alle ordinarie”.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati