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Stellantis Francia

Ecco come Stellantis è molto francese

Stellantis è sbilanciata verso la Francia? L'analisi di Giuseppe Gagliano.

Vediamo di fare il punto sulle recenti dinamiche aziendali e politiche che coinvolgono Stellantis, la società madre di Maserati, Alfa Romeo e Fiat.

LE PREOCCUPAZIONI DI LANDINI E I SUCCESSI DI EXOR

Maurizio Landini, segretario della Cgil, ha espresso preoccupazione per la mancanza di dialogo con Stellantis e l’insufficiente intervento del governo italiano riguardo alle decisioni strategiche dell’azienda, in particolare sul mancato sviluppo promesso di un milione di auto in Italia. Certo, è un dato di fatto il successo finanziario di Exor NV, la holding di John Elkann, presidente di Stellantis, che ha registrato notevoli profitti nel 2021 e 2022.

Stellantis, fondata nel gennaio 2021, ha come principali azionisti Exor NV, Peugeot e lo Stato francese tramite Bpifrance. La famiglia Elkann-Agnelli ha ottenuto significativi guadagni, soprattutto dopo la vendita di marchi e stabilimenti italiani. Ciò solleva però questioni sull’equilibrio tra gli interessi aziendali e il ruolo del governo e dei sindacati nel proteggere l’industria nazionale e i lavoratori.

LA SITUAZIONE DELL’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA ITALIANA

La situazione dell’industria automobilistica in Italia è complessa e sfida diversi attori politici ed economici.

Stefano Patuanelli, del Movimento 5 Stelle ed ex ministro dello Sviluppo economico, insieme al suo omologo francese, aveva accolto positivamente la fusione che ha portato alla nascita di Stellantis, enfatizzando l’attenzione all’occupazione. Tuttavia, con il cambio di governo e l’arrivo di Mario Draghi, il ministero è passato a Giancarlo Giorgetti, della Lega, il quale attualmente ricopre il ruolo di ministro dell’Economia.

Da un punto di vista produttivo, l’Italia ha perso posizioni nell’industria automobilistica europea, scendendo al nono posto, mentre la Francia si è affermata come quarto produttore. Questa riduzione della produzione italiana solleva preoccupazioni per la perdita di posti di lavoro e per la necessità di innovare nell’ambito dei motori elettrici e a idrogeno.

Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, ha espresso preoccupazione per le sfide poste dalla transizione verso l’energia pulita, sottolineando le potenziali conseguenze sociali, come la possibile esclusione della classe media dall’acquisto di nuove auto a causa dei costi più elevati. Questo scenario richiede un equilibrio tra progresso ambientale e mantenimento della stabilità economica e sociale.

STELLANTIS È SBILANCIATA VERSO LA FRANCIA?

Ora, per quanto concerne i rapporti con la Francia, la fusione tra FCA e Peugeot, che ha dato vita a Stellantis, sta mostrando un chiaro sbilanciamento a favore della Francia. Un dato emblematico è la distribuzione dei nuovi modelli di auto che verranno prodotti: tra il 2024 e il 2026, l’Italia ne produrrà 13, rispetto ai 24 previsti per la Francia. Questo squilibrio si riflette anche nella produzione di auto ibride ed elettriche, con un solo stabilimento italiano dedicato (a Torino Mirafiori) contro cinque in Francia.

LA DISCREPANZA NEI BREVETTI

Un altro indicatore significativo è la discrepanza nei brevetti acquisiti da Stellantis: gli italiani ne hanno conseguiti 166 contro i 1239 dei francesi. La partecipazione attiva dello Stato francese come terzo socio di Stellantis contrapposta all’incertezza del governo italiano su una simile decisione, sottolinea ulteriormente questo squilibrio.La situazione si aggrava considerando la crisi demografica che l’Italia sta affrontando, con una minore disponibilità di forza lavoro qualificata rispetto alla Francia. L’attuale governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, sembra non essere incline a cambiare politica sull’immigrazione per compensare questa carenza.

Inoltre, il ministro dell’Economia italiano, Giancarlo Giorgetti, ha espresso preoccupazione per il futuro economico del paese, prevedendo una possibile riduzione del 18% del PIL nei prossimi diciotto anni. Questo scenario potrebbe disincentivare ulteriori investimenti in Italia da parte di figure chiave come Elkann o Tavares di Stellantis.

In questo contesto, sarebbe opportuno fare un appello rivolto a leader politici e sindacali, come Maurizio Landini e Matteo Salvini, affinché si concentrino meno su dispute minori e più sul sostegno e sviluppo dell’industria automobilistica italiana.

La crisi è già una realtà, e le azioni prese ora possono determinare la capacità dell’Italia di mantenere un ruolo significativo nell’industria automobilistica globale.

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