Economia, Pagamenti digitali / Fintech

Ecco i piani di Poste Italiane su Sia (dopo l’uscita di Intesa Sanpaolo e Unicredit)

di

Sia

Ipotesi quotazione per Sia. Parola di Del Fante (Poste italiane). Tutte le novità già realizzate e in cantiere nella società che lavora anche per banche centrali estere 

Tempo di cambiamenti in casa Sia, l’azienda dei pagamenti digitali protagonista, solo qualche giorno fa, di un cambio dell’azionariato e che punterà secondo gli azionisti a quotazione in borsa. A dirlo è Matteo Del Fante, amministratore di Poste italiane, che fa parte della compagine societaria attraverso Fsi Investimenti (ora al 57,5% di Sia). Andiamo per gradi.

SIA, PAGAMENTI DIGITALI

Il gruppo Sia è leader europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici per pagamenti digitali e monetica. Eroga i suoi servizi in 50 Paesi e opera anche attraverso controllate in Austria, Croazia, Germania, Grecia, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Sudafrica e Ungheria. La società ha inoltre filiali in Belgio e Olanda e uffici di rappresentanza in Inghilterra e Polonia. Ha clienti di rilievo e strategici: lavora anche con banche centrali (tra cui anche quella della Russia, secondo indiscrezioni di Start).

IL NUOVO AZIONARIATO

Nei giorni scorsi, la società è stata oggetto di un importante riassetto della compagine societaria del gruppo, con Cdp e Poste italiane che hanno preso il controllo dell’azienda dei pagamenti digitali (settore che dovrebbe registrare una crescita rilevante nei prossimi anni).

In particolare, Cdp Equity ha acquistato da F2i Reti Logiche il 17,05% di Sia e l’8,64% da Orizzonte Infrastrutture Tecnologiche (di proprietà Hat), salendo al 25,69% della società. Fsia, una società posseduta per il 70% da Fsi Investimenti, che a sua volta è controllata da Cp Equity con una quota del 77%, e da Poste italiane con una quota del 30%, ha acquisito le quote detenute da Unicredit e Intesa Sanpaolo (3,97% ciascuno), salendo nell’azionariato dal 49,5% al 57,5%.

POSSIBILE QUOTAZIONE

Ed è proprio Poste ad ipotizzare cosa potrebbe accadere in futuro. Sia potrebbe essere quotata in Borsa, magari sul listino di Milano, per iniziare. “Stiamo valutando quello scenario che forse è il più accreditato”, ha detto oggi l’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, rispondendo alle domande su una possibile Ipo.

“Siamo contenti di come sta andando l’azienda, di cui siamo azionisti anche noi”, aggiunge Del Fante, decisamente soddisfatto di questo aumento di partecipazione.

I NUMERI DI SIA

Nel 2018, l’Ebitda del gruppo è cresciuto del 12% a 201,4 milioni, mentre l’utile netto è stato sostanzialmente stabile a 79,5 milioni di euro da 80,1 milioni. A fine 2018, la posizione finanziaria netta è salita a 723,9 milioni di euro dai 379,7 milioni di euro, per effetto della acquisizione delle attività di processing della monetica da First Data (qui i dettagli).

QUALE FUTURO?

Anche per il 2019 si prevede una crescita. “Sia fatturerà nel 2019 più di 700 milioni e produrrà un ebitda attorno a 260 milioni”, ha prospettato a Mf-Milano Finanza, Giuliano Asperti, Presidente di Sia, aggiungendo, con parole che hanno destato anche stupore tra alcuni azionisti: “Più volte in cda ho richiamato i consiglieri, di forte esperienza finanziaria, a non dimenticare mai che dietro quei 700 milioni ci sono miliardi di operazioni, prodotte e gestite dal lavoro di ingegneri, matematici, commerciali impiegati e portinai. È più facile moltiplicare l’ebitda attraverso operazioni di m&a che produrre un po’ di ebitda al giorno”.

SIA PUNTA A CRESCERE

Ha aggiunto Asperti: “Nel mercato europeo dei pagamenti ci sono state imponenti aggregazioni, che lasciano libere aree di eccellenza acquisibili o conquistabili: lì c’è spazio di successo. Allo stesso tempo Sia può catalizzare altre specialità anche sul mercato italiano. Le soluzioni di cui si parla sono potenzialmente compatibili, purché Sia abbia un ruolo da protagonista e non diventi costola di altri sistemi. Non ci si illuda che sia ricchezza duratura quella prodotta da operazioni finanziarie nelle quali la somma di 2+2 dà come risultato immediato 6. La parte in più, se eccessiva, prima o poi qualcuno la dovrà pagare”, secondo il presidente di Sia (che mesi fa si pensava potesse mollare alcune deleghe all’ex numero uno di Poste, Massimo Sarmi, nominato nel cda di Sia da Cdp con il gradimento della Lega; Sarmi era dato come possibile vicepresidente della società).

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