Economia

Salario minimo e taglio al cuneo fiscale, che cosa penso dell’idea di Tridico (Inps). Il commento di Cazzola

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Obiettivi, problemi e incognite della proposta del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, su come contribuire a finanziare il salario minimo. Il commento di Giuliano Cazzola

 

Il prof. Pasquale Tridico non lesina sorprese. Dopo la relazione istituzionale presentata e letta la scorsa settimana che conteneva un peana per le misure adottate dal governo in materia di pensioni (quota 100) e di lotta alla povertà (reddito di cittadinanza), l’economista si è presentato ieri al Cnel per sostenere l’opportunità (già ne aveva parlato nella relazione) e la sostenibilità del salario minimo garantito. Ecco le sue parole riportate dall’Ansa: ‘’L’introduzione di un salario minimo a 9 euro toccherebbe il 25,9% dei lavoratori al netto di agricoli e domestici per “una massa salariale pari a 7,5 miliardi di euro, cifra che corrisponde all’1,5% della massa salariale del nostro Paese. Qualcosa di altamente sostenibile”. ‘

’E perché? Come si può fare?’’: gli avranno chiesto gli interlocutori: “La riduzione – così comincia la risposta – possibilmente di un punto percentuale di cuneo fiscale su questa massa di lavoratori interessati a 7,5 miliardi costerebbe 3 miliardi, due punti quasi 6 miliardi, quindi coprirebbe quasi totalmente l’incremento dovuto al salario minimo”.

Mi pare che in tale operazione i conti non tornino o, quanto meno, rimangano insoluti diversi problemi. Quali sono le esigenze da affrontare? La prima riguarda sicuramente – lo segnala anche Tridico – la riduzione del cuneo fiscale e contributivo, allo scopo di agevolare e incrementare la competitività delle imprese e consentire nuove assunzioni; la seconda quella di garantire una copertura retributiva stabilendone in 9 euro lordi il relativo livello minimo orario.

Questa misura, però, toccherebbe – certifica il presidente dell’Inps – il 25,9% dei lavoratori (al netto di agricoli e domestici) per ‘’una massa salariale pari a 7,5 miliardi’’, l’1,5% dell’intero ammontare retributivo. Sarebbe uno ‘’scherzo da prete’’ per il mondo dell’impresa che vedrebbe aumentare quel costo del lavoro di cui chiede a gran voce la riduzione, sia pure attraverso la riduzione del differenziale tra la retribuzione lorda e quella netta. Vi sarebbe, poi, una redistribuzione squilibrata, con conseguente penalizzazione per le piccole imprese.

Secondo l’Inapp l’adeguamento a 9 euro lordi riguarderebbe il 25% degli occupati in imprese fino a 10; il 3% di quelli nelle imprese più grandi. Tridico assicura di aver trovato una soluzione. Con la riduzione di due punti del cuneo fiscale sarebbero restituiti alle aziende almeno 6 miliardi. Quindi, secondo l’economista, l’incremento retributivo derivante dall’introduzione del salario minimo sarebbe in larga misura compensato.

Se non ho preso un abbaglio resterebbero da coprire 1,5 miliardi gravanti prevalentemente sulle imprese minori. Mi si può rispondere: basta tagliare di un altro mezzo punto il cuneo e tutto si sistema.

Restano però due questioni dimenticate: 1) le aziende (ammesso e non concesso che ci riescano) non si accontentano di fare pari e patta ovvero di pagare minori contributi in cambio di maggiori retribuzioni. Il ragionamento di Tridico – se non abbiamo scambiato lucciole per lanterne – porterebbe a tale conseguenza. 2) Alla fine, a chi toccherebbe di finanziare con risorse fiscali il taglio di qualche punto del cuneo? Al bilancio dello Stato.

In conclusione il salario minimo sarebbe messo, indirettamente, a carico dei contribuenti. In fondo, si confermerebbe – anche con lo smic all’italiana – la politica sociale di questo governo bicefalo.

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