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Cosa succede a Unicredit per le sportellate occidentali alla Russia

Unicredit Conti

Tutti gli effetti per Unicredit dalla guerra della Russia all’Ucraina. Ecco cosa succede alle banche italiane (compresa Intesa Sanpaolo) a Piazza Affari. E tutti gli effetti per Unicredit dalla guerra della Russia all’Ucraina.

 

Banche italiane come Intesa Sanpaolo penalizzate in Borsa. Ecco perché e che cosa succede a Unicredit anche per la guerra Russia-Ucraina. Tutti i dettagli partendo dalla Borsa (dati aggiornati alle ore 13 dell’1 marzo 2022):

COSA SUCCEDE A INTESA SANPAOLO, UNICREDIT E NON SOLO IN BORSA

Piazza Affari si conferma pesante dopo 4 ore di contrattazioni, con l’indice Ftse Mib in calo dell’1,93% a 24.925. Quasi completamente in rosso l’intero paniere delle blu chips, ad eccezione di Leonardo (+2,9%), con l’invio di armi e finanziamenti per acquistarle all’Ucraina, Eni (+1,07%), con il greggio sui massimi (Wti +2,8% a 98,5 dollari al Barile, Brent +3,23% a 101,13 dollari al barile), Terna (+0,35%) e Ferrari (+0,1%). Sotto pressione Moncler (-4,95%) e Nexi (-4,16%), la fintech Nexi (-4,2%), mentre sono in corso negoziate per il blocco delle banche russe dal sistema di pagamento internazionale Swift. In campo bancario fallisce il tentativo di rimbalzo di Unicredit (-1,23%), penalizzata nella vigilia per l’esposizione in Russia. Più pesanti Intesa Sanpaolo (-3,58%) presente a Mosca con Banca Intesa presieduta da Antonio Fallico, Bper (-3,23%) e Banco Bpm (-2,37%), mentre il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi risale a 153,9 punti, ma con il rendimento annuo in calo di 2,32 punti base all’1,526%, più che in Gran Bretagna (-1,48 punti), Germania (-1,63 punti) e Francia (-1,78 punti). Sotto pressione Diasorin (-3,25%), Stm (-2,96%) e Stellantis (-2,39%), il cui delegato Carlos Tavares presenta oggi il piano Strategico e parla di “effetti marginali e insignificanti” per il Gruppo dalle sanzioni alla Russia.

LE NOVITA’ PER UNICREDIT

Unicredit ha concluso secondo il programma di buy-back 2021 avviato il 13 dicembre scorso. La banca ha acquistato un totale di 48.536.221 azioni, pari al 2,18% del capitale sociale per un controvalore complessivo di 651,5 milioni. il valore finale del dividendo per azione con riferimento all’esercizio 2021 e che verrà pagato nel corso della corrente risulta così pari a 0,5380 euro (il provvisorio era di 0,5352 euro) per ciascuna azione che ne ha diritto. L’ammontare dei dividendi che la banca propone all’assemblea degli azionisti di cui è pari a 1.170.046.000 euro.

LA MAZZATA DI S&P

S&P ha tagliato il rating di quattro banche russe: si tratta delle controllate in Russia dell’austriaca Raiffeisenbank e di Unicredit, oltre che delle russe Gazprombank e Alfa-Bank. Il rating, riporta Bloomberg, è stato messo sotto osservazione con guardare negativo in quanto le banche devono affrontare accresciuti rischi geopolitici ed economici. “A nostro avviso l’escalation della tensione tra Russia e Ucraina, le operazioni russe in Ucraina e l’ampliamento delle sanzioni contro la Russia potrebbero portare a condizioni che alla fine destabilizzeranno l’economia russa e il sistema finanziario”.

IL DOSSIER DI EQUITA

La controllata Russa di Unicredit ha circa 2 miliardi di euro di patrimonio netto e la perdita dei relativi utili (180 milioni di euro nel 2021), secondo i calcoli di Equita, “possono arrivare fino a 5 miliardi di euro”, la metà di quanto ha perso nel complesso il titolo. D’altra parte, ragionano gli analisti, “la correzione del mercato è stata molto più simile a una cancellazione di quasi l’intera esposizione degli asset di Unicredit nel Paese”. Le considerazioni degli analisti partono dal presupposto che la guerra in Ucraina non si allarghi a membri della Nato e quindi all’Europa o agli Usa. In quel caso tutto il settore dell’equity finirebbe a terra.

GLI ALTRI DETTAGLI SU S&P

Nel dettaglio della decisione dell’agenzia di rating, Raiffeisenbank AO passa da BBB- /Stabile/A-3 a BB+/Orologio negativo/B, UnicreditBank AO da BBB-/Stable/A-3 a BB+/Watch Negative/B, Gazprombank da BBB-/Stable/A-3 a BB+/Watch Negative/B e Alfa-Bank da BBB-/Stable/A-3 a BB+/. “Fin ad ora quest’anno, il valore del mercato azionario russo è sceso di oltre il 40%. Riteniamo che l’impatto delle recenti sanzioni e possibilità aggiuntive potrebbe intensificare la volatilità del mercato interno e della valuta locale, che a sua volta ero potrebbedere la redditività e le posizioni di capitale delle banche”, sottolinea S&p nel report indicando di avere potenziali in “programma di valutazione l’impatto di ulteriori potenziali sanzioni sul settore finanziario russo non appena” non appena “avremo dei dettagli”. “Il CreditWatch – viene aggiunto – riflette la nostra opinione che l’ aumento dei rischi geopolitici ed economici in Russia peserà sull’affidabilità creditizia delle istituzioni finanziarie. Punti a risolvere il CreditWatch volta che avremo una maggiore chiarezza sulle ripercussioni macroeconomiche complete delle sanzioni e sull’evoluzione del conflitto geopolitico, compresa la visibilità sul rischio di nuove restrizioni e il loro impatto sul settore russo”, conclude S&P.

IL REPORT DI BLOOMBERG

Gli analisti di Bloomberg Intelligence hanno analizzato di conseguenza i bond At1 di Unicredit, emissioni di tipo subordinato, scrivendo che i titoli potrebbero restare deboli a causa della guerra in Ucraina ma che “una svalutazione completa della parte equity degli asset che la banca europea detiene in Russia non abbatterebbe il suo cuscinetto di liquidità, l’MDA buffer”. Il 3% dei ricavi del gruppo guidato dall’ad Andrea Orcel arriva dalla Russia, mentre nel 2021 il gruppo milanese ha registrato 180 milioni di utili dei 3,9 miliardi totali, pari al 4,6% circa. La banca si autofinanzia nel Paese attraverso conti correnti mentre è meno esposta sul fronte dei prestiti. Il titolo ha già perso il 15% circa da inizio anno e oggi saliva in avvio del 3% per poi cedere lo 0,6% a 11,32 euro per 26 miliardi di capitalizzazione circa mentre il Ftse Mib ha fallito a sua volta il rimbalzo e a metà mattinata perde l’1,4%.

Oggi, un report di Equita sul settore bancario mette in evidenza che, dopo le vendite sugli istituti di credito a causa della guerra, il segmento in Italia scambia a multipli interessanti dal momento che gli istituti quotati hanno perso 22 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato, quasi quanto le loro esposizioni dirette alla Russia. A pesare, le incertezze legate all’evoluzione del conflitto, le effettive esposizioni delle banche verso il Paese e le potenziali perdite derivanti da un completo “isolamento” della Russia dal sistema finanziario occidentale.

I multipli, di conseguenza, sono scesi da un rapporto prezzo/valore di libro atteso (P/TE) al 2022 di 0,60 volte a a 0,51 volte (0,53 volte al 2023) per un rendimento totale (dividendo + buyback) che a questo punto sono saliti al 14% (2022) e al 10% (2023). In particolare, scrive Equita, le vendite su Unicredit, arrivata fino al -26%, “ci sembrano eccessive”. Sebbene il gruppo guidato dall’ad Orcel sia la banca con la maggiore esposizione alla Russia, “il calo di circa 9 miliardi di euro della capitalizzazione di mercato sta più che scontando una nazionalizzazione del settore finanziario nel Paese”, scrivono gli analisti della Sim milanese.

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