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Roma Calcio, che cosa farà Friedkin dopo il flop dell’Opa per il delisting

As Roma Calcio

Tutte le ultime novità societarie della Roma Calcio dopo il flop di Friedkin sull’Opa per il delisting

 

L’As Roma vola in Borsa dopo che venerdì scorso l’Opa di Dan Friedkin si è chiusa raccogliendo solo l’1,6% del capitale e mancando l’obiettivo del delisting del club giallorosso, che dunque continuerà a restare quotato a Piazza Affari fino a nuovo ordine.

Il titolo, che Friedkin avrebbe voluto delistare a prezzi inferiori al minimo segnato negli ultimi cinque anni, rimbalza con forza finendo in asta di volatilità (rialzo teorico del 20% a 0,17 euro), aiutato anche dal successo col Genoa per 3 a 1.

Dan Friedkin probabilmente conosceva le sfide che avrebbe dovuto affrontare quando ha acquistato la Roma, ma forse non si aspettava un inizio così turbolento. Il progetto di delisting della società, del tutto ragionevole vista l’entità irrisoria del flottante (il 13,4% del capitale) e l’importanza di snellire e velocizzare la gestione, ha incontrato la fiera opposizione degli azionisti di minoranza.

Azionisti, peraltro, che avevano già perso nel primo anno di quotazione la gran parte del capitale e che ora hanno titoli che valgono pochi centesimi (0,15).

L’Opa ha raccolto solo l’1,674 delle adesioni e quindi, al momento, Friedkin è lontano dall’auspicato 95% del capitale.

L’offerta di 0,1165€ per azione (di poco inferiore al valore minimo registrato negli ultimi cinque anni) è parsa troppo bassa per gli investitori, nonostante fosse la stessa valutazione con cui Friedkin ha rilevato da James Pallotta l’86% circa del club.

A nulla sono servite le parole dell’ad Fienga che aveva caldeggiato una maggiore adesione per “far progredire l’AS Roma nel programma di potenziamento del club” e neppure le dichiarazioni di Friedkin in persona che, dopo aver prolungato la scadenza dell’offerta di acquisto dal 29 ottobre al 6 novembre, vista la scarsa partecipazione, aveva comprato spazi pubblicitari su quotidiani come Messaggero e Gazzetta dello Sport ricordando che chi avesse deciso di non cedere le azioni sarebbe stato chiamato a partecipare alla ricapitalizzazione già deliberata della società per 210 milioni o a vedersi ulteriormente diluito (più che dimezzato) il valore delle stesse.

Il titolo nell’ultima settimana ha registrato fluttuazioni abbastanza significative mantenendo comunque un valore superiore a quello dell’Opa (sempre nell’ordine di frazioni di centesimo: 0,148 alla chiusura di venerdì 6 novembre).

La dura verità è che Friedkin non aveva e non ha un vero interesse ad alzare l’offerta per conquistare gli azionisti di minoranza.

Ha infatti davanti a sé due vie di uscita: la prima, più lineare, deriva dall’aumento di capitale già deliberato. Se, come molto probabile, gli azionisti che detengono l’11,7% della società rimasto in borsa non contribuiranno all’aumento di capitale, le loro azioni saranno diluite, ossia si troveranno con meno della metà delle attuali quote e automaticamente Friedkin salirà a oltre il 90% del capitale.

Oppure, per farla ancora più spiccia, come già esplicitato nel comunicato dell’8 ottobre, la Roma potrebbe essere fusa per incorporazione in una società non quotata del gruppo di Dan Friedkin e quindi uscire automaticamente dalla borsa. In questo caso gli azionisti che non hanno aderito all’Opa si troverebbero in carico, nei propri portafogli, titoli praticamente privi di valore.

L’unico effetto negativo per il nuovo proprietario della lupa sarebbe il risentimento degli azionisti che, presumibilmente, sono anche tifosi giallorossi.

Del resto, la squadra difficilmente potrà rilanciarsi se non rimettendo in ordine i conti così da poter ricominciare a investire

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