Economia

Quello che serve per salvare e far ripartire l’economia italiana dal Coronavirus

di

mes covid-19 Cerved

 L’intervento di Giuseppe Spadafora, vicepresidente Unimpresa, sulle misure necessarie per l’economia italiana

Il Governo sembra stia vivendo in un mondo parallelo. Sconnesso dalla realtà ed incapace di affrontare una crisi sanitaria, sociale ed economica di proporzioni bibliche si limita ad emettere decreti con la tempistica del superenalotto. Le misure disposte per il contenimento del contagio dal virus sono state tardive, l’apparato medico sanitario chiamato ad affrontare questa calamità se pur efficiente e preparato “ancora per poco visto che faranno lavorare i neo laureati in medicina n.d.r.” non ha nessuna difesa efficace contro il contagio tanto da essere la categoria più colpita dopo gli anziani, le aziende stanno fallendo e il tessuto sociale si sta disgregando. Tuttavia, il Governo viaggia a continui proclami ma di sostanza non se ne vede. Il decreto Salva Italia di marzo “ormai andiamo avanti con decreti con i nomi dei mesi” prevede assunzioni di medici ed infermieri, pochi ed a tempo determinato, ma non prevede soluzioni serie e di lunga durata per l’economia.

La CRIBIS, società del gruppo CRIF (quelli a cui vieni segnalato se paghi in ritardo o non paghi la rata del mutuo e del telefonino n.d.r.), ha lanciato l’allarme liquidità per le P.M.I. annunciando che: “l’emergenza sanitaria in corso in Italia nei prossimi tre mesi avrà un impatto sul capitale circolante delle PMI stimato tra 10 e 19 miliardi di euro su un totale di 342 miliardi di crediti e debiti commerciali”. Ma è solo un primo step: secondo i calcoli degli analisti, il fabbisogno finanziario complessivo per tutto il 2020, inclusi i rimborsi del debito finanziario in scadenza e gli investimenti, potrebbe arrivare a 45 miliardi. E quasi il 50% di questa cifra riguarderà le imprese di Lombardia (27% del campione), Veneto (12%) ed Emilia-Romagna (10%), anche perché sono le regioni più colpite dall’emergenza sanitaria. Se a questi dati aggiungiamo quelli previsti nel sud Italia dove la situazione è nettamente peggiore si comprende come gli sforzi del Governo siano tardivi e non tengano conto di fattori endemici come l’utilizzo di assegni a scadenza programmata che ancora vengono utilizzati come sistema di pagamento. Le aziende non stanno incassando e non incasseranno domani, ma il decreto sposta gli adempimenti fiscali al 20 marzo. Solo e semplice follia.

Forse al Governo non è chiaro quali potranno essere le conseguenze sociali e non parlo di quelle economiche perché in questo caso gli imprenditori si adegueranno al mercato e nella peggiore delle ipotesi si rassegneranno, ma parlo del tessuto sociale che non potrà garantire alcun futuro a se stessi ed ai propri familiari e tutto questo in una situazione che già era precaria da prima del coronavirus. Parliamo di una perdita di PIL tra il 5/7% nella migliore delle ipotesi, parliamo di 1,5 milioni minimo di disoccupati, parliamo della chiusura di mezzo milione di artigiani e partite IVA e non saranno i 350 milioni di euro che la Banca Centrale Europea darà alle banche italiane a tasso di interesse x a risolvere il problema perché questi soldi non andranno nelle tasche di chi ha bisogno ma serviranno, nella migliore delle ipotesi per aumentare il debito finanziario retail ad interessi al 7/8%.

L’economia non si mette in sicurezza creando debito ad interessi. Serve che la Banca d’Italia o la BCE a tasso zero, e senza aumentare il debito pubblico immetta subito nel sistema un miliardo di euro con restituzione a 30 anni, serve un piano nazionale per la gestione delle emergenze sul modello Bertolaso dove il capo della protezione civile o chi per esso possa disporre di risorse di uomini e di mezzi senza passare dalle trafile della burocrazia, serve una moratoria di un anno per tutti i pagamenti di tasse e versamenti assicurativi di qualunque natura e da chiunque arrivino, comprese quelle locali, serve sburocratizzare la macchina dello Stato e quella degli enti locali. Le soluzioni si conoscono ma per adottarle servono persone capaci di prendere decisioni e capaci di sbattere i pugni sui tavoli che contano in Italia ed a Bruxelles. La nave sta affondando e non bastano più i secchi.

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