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Coronavirus in Africa, ecco i primi numeri ufficiali

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Come il Coronavirus avanza in Africa

Il Coronavirus è sbarcato anche in Africa. È difficile fare una stima dei contagi e forse il peggio, nel Continente Nero, arriverà con l’arrivo dell’inverno nell’emisfero sud.

La città di Lagos, in Nigeria, intanto, ha già chiuso tutte le scuole. I dettagli.

I NUMERI

In Africa i casi accertati di contagio da Coronavirus sono 633 in 33 paesi. I morti sono 17. 210 i casi registrati in Egitto, 150 quelli del Sud Africa, 82 in Algeria e 57 in Marocco. 33 i casi che si contano in Burkina Faso.

STIMA DIFFICILE

Difficile, però, avere una stima precisa dei casi: “Potrebbero esserci infezioni non tracciate, non pensiamo siano tante. Non crediamo ci sia una larga porzione di africani positivi che non sono stati individuati”, ha affermato Matshidiso Moeti, direttrice regionale per l’Africa dell’Oms, nel corso di un briefing dedicato al possibile impatto della pandemia nel continente

NIGERIA SCUOLE CHIUSE

In Nigeria, dove è stato riscontrato il primo caso di coronavirus (24 febbraio) si contano 8 contagiati

La città di Lagos, la più grande dell’Africa subsahariana, ha deciso di chiudere le scuole per evitare la diffusione del Covid-19.

Non solo: saranno vietati gli eventi con più di 50 persone, mentre saranno limitati i raduni religiosi. “Stiamo limitando le riunioni e gli eventi a non più di 50 persone e bisogna osservare un’adeguata distanza sociale”, ha twittato il governatore dello stato di Lagos Babajide Sanwo-Olu.

AUMENTO DEI CASI IN VISTA?

Si teme, infatti, che i numeri potrebbero aumentare con l’arrivo dell’inverno nell’emisfero sud, anche se non si hanno “certezze perché è un nuovo virus, diverso dagli altri, e non sappiamo ancora come si comporterà in Africa”, ha detto Moeti.

DIFFICILE PREVEDERE COSA ASPETTARSI

Fare una previsione di quello che sarà e dei possibili danni è difficile. “La situazione cambia rapidamente in termine di paesi colpiti. Incoraggio i Paesi africani a essere molto propositivi e attivi nel tracciare i casi. Per questo naturalmente servono più kit”, ha detto la direttrice regionale per l’Africa dell’Oms, aggiungendo che “in certe regioni ci sono alte percentuali di persone con Hiv e popolazioni molto giovani affette da malnutrizione: questo potrebbe renderli vulnerabili a forme più severe dell’infezione”.

TUTTI I PAESI A RISCHIO

E un monito a non sottovalutare la cosa arriva anche dal primo ministro dell’Etiopia (dove si contano 7 casi positivi), Abiy Ahmed, premio Nobel per la Pace lo scorso ottobre, che rivolgendosi ai propri connazionali ha sostenuto che “è importante rilevare che il virus non è legato a nessun Paese o nazionalità. Tutti sono ugualmente a rischio e pertanto è essenziale seguire le linee guida di prevenzione e cura del ministero della Salute”.

“Gli sforzi di prevenzione non devono necessariamente rappresentare una barriera per la nostra umanità e la disposizione alla compassione. Come comunità globale, siamo l’uno custode dell’altro. Non permettiamo alla paura di derubarci della nostra umanità”, ha aggiunto.

CORONAVIRUS, EGITTO E STAMPA

Il virus è stato anche monito di tensioni tra l’amministrazione egiziana e i media occidentali, come denuncia il sito Monitor Pulse in “I censori innestano la quinta sulla copertura del coronavirus”.

“Il Sis ha revocato l’accredito al corrispondente del Guardian al Cairo e ha lanciato un avvertimento al capo dell’ufficio (di corrispondenza) del NYT per aver pubblicato “stime inaccurate sul numero di casi di coronavirus in Egitto”, riferisce il principale quotidiano governativo egiziano, al Ahram.

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