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Quanti dividendi distribuiranno Intesa Sanpaolo, Unicredit e non solo con i limiti Bce?

Bce

La Bce ha permesso alle banche la distribuzione dei dividendi, dettando limiti ben precisi. Ecco i paletti imposti da Francoforte, l’impatto sul settore bancario e le stime degli analisti sulle cedole che Intesa Sanpaolo, Unicredit e non solo potranno distribuire

 

Quanti dividendi potranno distribuire le banche italiane? E’ la domanda che azionisti, investitori e analisti si stanno ponendo dopo l’ultima comunicazione della Bce.

Mentre la Banca centrale europea con la raccomandazione del 27 marzo 2020 e la successiva proroga del 28 luglio aveva vietato a tutte le banche la distribuzione dei dividendi a causa della pandemia, adesso ha concesso la distribuzione agli istituti di credito più solidi, ma con dei limiti ben precisi. Per il presidente della Vigilanza della Bce, Andrea Enria, si tratta di un “ritorno graduale alla normalità”. Per gli analisti il provvedimento della Bce, più rigido delle attese, da un lato delude i ‘campioni del dividendo’, ma dall’altro contiene le indicazioni di un percorso che si spera possa ricondurre alla normalità entro l’ottobre del 2021. Per Akros le banche più penalizzate dalla decisione della Bce sono Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Unicredit. Secondo Equita Sim Intesa Sanpaolo potrà distribuire un dividendo fino a un massimo di 0,04 euro per azione, Mediobanca fino a 0,24 euro per titolo, Credem fino a 0,09 euro  per azione e Creval fino a 0,24 euro per titolo. Gli analisti di Intesa Sanpaolo stimano un dividend yield medio del 2% per le banche italiane che seguono, con Banco Bpm e Banca Ifis che potrebbero avere potenzialmente i dividend yield maggiori, rispettivamente del 4,8% e del 3,9%. Per Intermonte Banco Bpm e Bper sono tra gli Istituti di credito che in teoria potrebbero pagare i dividendi più elevati. A detta degli analisti la decisione della Bce potrebbe avere un impatto anche sul settore del risparmio gestito (Banca Generali, Banca Mediolanum e FinecoBank) e per il comparto assicurativo influenzando le prossime mosse da parte di Eiopa e dell’Ivass.

Ecco tutti i dettagli

COSA CHIEDE LA BCE ALLE BANCHE SU DIVIDENDI E AZIONI PROPRIE

La Bce ha raccomandato alle banche “di esercitare massima prudenza in merito ai dividendi e al riacquisto di azioni proprie” considerando l’impatto economico ancora incerto che causerà la pandemia da Covid. La Bce ha così chiesto a tutti gli Istituti di credito di considerare la possibilità di non distribuire dividendi in contanti né riacquistare azioni proprie, oppure di limitare tali distribuzioni fino al 30 settembre 2021.

I LIMITI POSTI DALLA BANCA CENTRALE EUROPEA

La Banca centrale europea ha stabilito che i dividendi e i riacquisti di azioni proprie dovranno restare entro il 15% dell’utile cumulato del 2019-2020, oppure non superare i 20 punti base in termini di Cet1 (si dovrà applicare il valore che risulta più basso). Le banche che intenderanno conferire dividendi o riacquistare azioni proprie devono essere dotate di redditività e di un profilo patrimoniale solido. L’autorità di vigilanza è tenuta a esaminare attentamente le politiche di remunerazione, con particolare riguardo al loro impatto sulla capacità delle banche di mantenere una solida base patrimoniale. Gli Istituti di credito dovrebbero inoltre astenersi dalla distribuzione provvisoria dei dividendi a valere sull’utile del 2021.

I MOTIVI ALLA BASE DELLA DECISIONE DELLA BCE

La nuova raccomandazione della Banca centrale europea presenta una parziale apertura rispetto a quella precedente del 27 marzo 2020 (e alla successiva proroga del 28 luglio) che prevedeva la sospensione di tutti i dividendi in contante e i riacquisti di azioni proprie. Se da un lato la Bce ha quindi fatto qualche concessione alle banche, dall’altro ha ribadito che “resta necessario continuare ad adottare un approccio prudente, poiché l’impatto della pandemia sui bilanci bancari non si è concretizzato appieno, in un contesto in cui le banche stanno ancora beneficiando di diverse misure di sostegno pubblico e considerato che le riduzioni di valore dei crediti si manifestano con uno scarto temporale”.

FINO A QUANDO RESTERÀ IN VIGORE LA RACCOMANDAZIONE

La raccomandazione resterà in vigore sino alla fine di settembre 2021. In quel momento, in assenza di sviluppi avversi significativi, la Bce intende abrogare la raccomandazione e riprendere a valutare i piani patrimoniali e di distribuzione delle banche in base agli esiti del normale ciclo di vigilanza. Fino a quel momento, le banche dovrebbero continuare a utilizzare le riserve di capitale e di liquidità per erogare credito e assorbire le perdite.

IL COMMENTO DI ENRIA

Il presidente della Vigilanza della Bce, Andrea Enria, in un’intervista a Bloomberg ha detto che il provvedimento della Banca centrale europea è stato approvato “con consenso molto ampio” e che rappresenta un “ritorno graduale alla normalità”. Enria ha evidenziato che la distribuzione cedolare è stimata “tra 10 e 20 miliardi di euro, circa un terzo dell’anno normale”.

IL PARERE DI BANCA AKROS

Banca Akros si aspetta che la decisione della Bce colpisca maggiormente le banche italiane che hanno una politica di distribuzione del capitale generosa, come Intesa Sanpaolo  (raccomandazione neutral e prezzo obiettivo a 1,9 euro), Mediobanca (rating accumulate e target price a 8 euro) e Unicredit (neutral e prezzo obiettivo a 8,3 euro) per le quali le aspettative sul dividendo/buyback dovrebbero essere riviste al ribasso.

L’OPINIONE DI INTERMONTE

Anche Intermonte segnala tra le banche più penalizzate Intesa Sanpaolo e Mediobanca che avevano dato una guidance per payout al 75%/70%. Per gli analisti, infatti, la decisione della Bce di togliere il divieto assoluto di pagare i dividendi è positiva ma i limiti imposti in termini di ammontare sono alquanto stringenti. Secondo i calcoli degli esperti il massimo distribuibile dalle banche che seguono sarebbe pari a 1,24 miliardi di euro rispetto alle loro precedenti attese e a quelle del consenso di circa 3,6 miliardi di euro. Banco Bpm e Bper sono tra gli Istituti di credito che in teoria potrebbero pagare i dividendi più elevati anche se per gli analisti l’approccio delle banche resterà cauto alla luce del fatto che devono ancora completare il processo di riduzione del rischio.

LE STIME DI EQUITA SIM SUI DIVIDENDI

Equita Sim stima che Intesa Sanpaolo potrà distribuire un dividendo fino a un massimo di 0,04 euro per azione (rendimento dell’1,8%, payout del 18%), corrispondente a 20 punti base sugli Rwa (Risk weighted Asset), rispetto alla previsione degli analisti di 0,14 euro per titolo (payout pari al 68%). Mediobanca invece, proseguono gli esperti, potrà dare un dividendo fino a un massimo di 0,24 euro per azione (rendimento del 3,3%, payout del 35%), corrispondente al 15% degli utili 2019-2020, contro la previsione di Equita Sim pari 0,54 euro per titolo (payout pari all’80%). Credem potrà invece concedere un dividendo fino a un massimo di 0,09 euro  per azione (rendimento del 2%, payout del 23%), ovvero 20 punti base sugli Rwa, contro la stima degli analisti di 0,2 euro per azione (49% payout), mentre Creval potrà erogare fino a un massimo di 0,24 euro per azione (rendimento del 2%, payout pari al 21%) almeno fino al 30 settembre 2021, contro le previsioni di Equita Sim poste a 0,68 euro per azione (rendimento del 5,8%, payout del 60%). Per gli analisti il provvedimento adottato dalla Bce va a rafforzare ulteriormente il valore dell’Opa completamente cash che Crédit Agricole Italia ha lanciato sul Creval.

LE PREVISIONI DI INTESA SANPAOLO SULLE CEDOLE

Intesa Sanpaolo riferisce che i limiti imposti dalla Bce per la distribuzione del dividendo sono “estremamente rigidi” e quindi consentono di ottenere solo rendimenti modesti dai dividendi. Gli analisti stimano infatti un dividend yield medio del 2% per le banche italiane che seguono, con Banco Bpm e Banca Ifis che potrebbero avere potenzialmente i dividend yield maggiori, rispettivamente del 4,8% e del 3,9%. Intesa Sanpaolo, tuttavia, si aspetta che il Banco non paghi dividendi nel 2021, al fine di preservare il suo capitale per potenziali operazioni di M&A e per effettuare un ulteriore processo di riduzione del rischio.

GLI ASPETTI POSITIVI SECONDO INTESA SANPAOLO

Intesa Sanpaolo, nonostante i rendimenti modesti che si aspetta dai dividendi, tiene a sottolineare due aspetti positivi legati alla nuova raccomandazione della Bce: primo, il fatto che i limiti attuali saranno rivisti a settembre 2021. Le banche a più elevata capitalizzazione e con la più forte qualità degli attivi potrebbero quindi essere autorizzate a pagare dividendi più elevati dopo settembre. In questo contesto gli analisti ribadiscono la propria preferenza per Mediobanca, che è caratterizzata da un ampio buffer di capitale rispetto al requisito Srep: 670 punti base contro la media di 590 punti base delle banche italiane, una forte qualità degli attivi con un Npe ratio lordo al 4,2% rispetto al 6,4% medio e una data di pagamento del dividendo a novembre, quindi dopo l’eventuale rimozione dei limiti fissati dalla Bce. Il secondo elemento positivo è che nel rivedere la propria raccomandazione, la Bce ha riconosciuto il calo dell’incertezza sul fronte delle previsioni macroeconomiche ed evidenziato la resilienza del settore bancario europeo, un elemento che sostiene la visione positiva degli esperti di Intesa Sanpaolo su tutto il comparto bancario.

IL COMMENTO DI MEDIOBANCA SECURITIES

Anche Mediobanca Securities vede qualcosa di positivo nel provvedimento severo della Bce. Per gli analisti la Banca centrale europea sta fornendo un percorso di normalizzazione per il ritorno sul capitale delle banche. A detta degli esperti, la possibilità di tornare alla normalità da ottobre del prossimo anno rappresenta una “buona notizia” e fornisce un certo conforto nel medio termine. Per quanto riguarda le attese sulla distribuzione del dividendo Mediobanca Securities ipotizza uno scenario in cui tutte le banche europee richiedono il pagamento massimo del dividendo consentito e ottengono il permesso della Bce. Anche questo caso, secondo lo studio di Mediobanca Securities, si tradurrebbe in un mero rendimento dell’1% per gli investitori.

LE ATTESE DI MEDIOBANCA SECURITIES PER I PROSSIMI TRIMESTRI

Mediobanca Securities si aspetta che in occasione dei risultati del quarto trimestre 2020 le banche riducano ulteriormente i dividendi stimati. In generale, proseguono gli analisti, i prossimi trimestri dovrebbero comunque fornire una visibilità maggiore sul fronte macroeconomico e la situazione delle banche dovrebbe migliorare progressivamente (i titoli degli Istituti di credito attualmente trattano a uno sconto del 14% sul costo implicito del capitale).

L’IMPATTO PER LE SOCIETÀ DEL RISPARMIO GESTITO

Banca Akros si sofferma anche sulle società del risparmio gestito con licenza bancaria (Banca Generali, Banca Mediolanum e FinecoBank) che dovrebbero rispettare i limiti posti dalla Bce, nonostante la solida posizione di capitale (Cet1 in media superiore al 20%) e il rischio di credito molto basso del bilancio. In base ai nuovi limiti, le previsioni di Banca Akros sul dividendo per azione 2021 potrebbero essere materialmente riviste al ribasso. Più nel dettaglio, gli esperti potrebbero rivedere lo yield di Banca Generali dall’11% al 2,4%, quello di Banca Mediolanum al 2,8% dal 10,5% e quello di FinecoBank all’1,1% dal 5%. Si tratta quindi di una notizia negativa per Banca Generali (raccomandazione neutral, prezzo obiettivo 28,5 euro), Banca Mediolanum (neutral, target price 7,5 euro) e FinecoBank (neutral, prezzo obiettivo 12,5 euro) anche se gli analisti pensano che le tre società potrebbero distribuire tutto l’ammontare che sono obbligate a mettere da parte nel 2022.

INTERMONTE SUGLI ASSET GATHERER

Anche Intermonte evidenzia che la decisione della Bce comporta impatti rilevanti pure per Banca Generali, Banca Mediolanum e FinecoBank. Secondo i calcoli degli analisti la distribuzione di dividendi in base al vincolo più restrittivo di 20 punti base sugli Rwa (tipicamente bassi per il risparmio gestito) è molto penalizzante per il settore e porta a payout potenziali veramente minimi (circa 7 milioni di euro per Banca Generali e FinecoBank e circa 18 milioni di euro su Banca Mediolanum). Per Intermonte, quindi, l’ipotesi più probabile è che non vengano pagati dividendi (sempre che le linee guida della Bce vengano confermate anche dal regolatore locale Banca d’Italia che supervisiona i tre asset gatherer).

IL POSSIBILE IMPATTO PER IL COMPARTO ASSICURATIVO

Per Intermonte non è da escludere che l’atteggiamento restrittivo sui dividendi delle banche annunciato dalla Bce possa essere preso a riferimento anche per le decisioni sul tema da parte di Eiopa e dei regolatori locali, Ivass per l’Italia. Non è ancora nota una tempistica precisa sulle decisioni per la distribuzione dei dividendi da parte delle assicurazioni, anche se gli esperti l’aspettano a breve.

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