Economia

Quali sono stati i veri effetti del Qe della Bce per l’Italia?

di

Bce Germania

L’analisi dell’editorialista Guido Salerno Aletta su obiettivi ed effetti del Qe della Bce

 

Da questa parte dell’Atlantico, il processo di normalizzazione della politica monetaria è ancora indietro. La Bce conclude il Qe con questo fine mese, nel momento più basso da anni della congiuntura internazionale. I tassi rimarranno a zero ancora per tutto il 2019, e si procederà al roll-over delle detenzioni in essere. Niente riduzione di liquidità, per ora.

Una valutazione a consuntivo del Qe non può che confermare una gestione quanto meno infelice, che ha profondamente svantaggiato l’Italia. I titoli di Stato sono iscritti nel bilancio della Banca d’Italia, su cui grava ogni rischio di ristrutturazione o di default. Fin qui, poco male, anzi: sono custoditi in casa. Il fatto è che le operazioni di negoziazione sono state effettuate a Francoforte, e quindi i soggetti che hanno venduto i titoli italiani in cambio di liquidità se la sono vista accreditare da parte della Bundesbank presso l’istituto di appoggio tedesco.

IL RUOLO DELLA BUNDESBANK

E’ stata quindi la Bundesbank a segnare la creazione di liquidità al passivo del suo bilancio, portando all’attivo il titolo di Stato italiano incamerato. Successivamente, ha girato i titoli alla Banca d’Italia, iscrivendo un credito verso la Banca d’Italia. Questa è divenuta così debitrice di Bundesbank e creditrice dello Stato italiano, peggiorando il saldo del sistema dei pagamento Target 2. Con questa operatività, di liquidità in Italia non se ne è vista affatto. Come avrebbe potuto questo sistema di immissione della liquidità comportare un aumento dell’inflazione dei prezzi al consumo, per portarla ad un livello vicino ma non superiore al2%, è inesplicabile.

CHE COSA E’ SUCCESSO AI TITOLI DI STATO

In termini quantitativi, l’ammontare dei titoli di debito delle Pa detenuto da Banca d’Italia è passato dai 165 miliardi di euro del 2015 ai 390 miliardi di settembre scorso. Le banche italiane, a quest’ultima data, ne detenevano per 395 miliardi, mentre erano 387 miliardi nel 2015. Questi dati confermano che neppure il sistema bancario italiano ha beneficiato della liquidità: molto più saggiamente, doveva essere immessa esclusivamente attraverso i soli soggetti che si riferiscono alla vigilanza bancaria e che hanno diritto ad accedere alle operazioni di anticipazione. In questo caso, la cessione di titoli di Stato in portafoglio alle banche italiane avrebbe consentito un aumento della loro liquidità, quanto meno da depositare come riserva ulteriore quella obbligatoria presso la Banca d’Italia. Essendovi una penalizzazione su questi depositi, ora pari allo 0,40% annuo, le banche italiane hanno preferito tenere in portafoglio i titoli di Stato, che consentono loro di incassare interessi senza problemi, e che non consumano capitale.

QUALI EFFETTI HA AVUTO IL QE PER L’ITALIA

Se non fosse stato per l’effetto positivo sul livello degli interessi, si può tranquillamente affermare che in termini di liquidità aggiuntiva a favore dell’economia reale italiana e di contributo all’aumento del livello generale dei prezzi, il Qe non ha avuto alcun effetto. Lo dimostrano i dati del Monthly Outlook dell’Abi: il credito erogato alle società non finanziarie ed alle famiglie è passato dai 1.410 miliardi di novembre 2016 ai 1.327 miliardi di ottobre scorso, on un saldo negativo di 83 miliardi, pari al 5% del pil.

CHE COSA SUCCEDE CON IL DELEVERAGING CREDITIZIO

Con il deleveraging creditizio, e con il bilancio pubblico recessivo per via dell’avanzo primario, senza investimenti netti, in Italia tutto l’aggiustamento si fonda sull’abbattimento del tenore di vita. Con il rallentamento dell’economia ed il prezzo del petrolio che scende verso i 47 dollari al barile, anche l’obiettivo di una inflazione vicina ma non superiore al 2% non è stato raggiunto.

I NODI IRRISOLTI

Senza risolvere gli squilibri commerciali strutturali, e gli enormi scarti tra le aree che accumulano risparmio e quelle che accumulano debito, anche le politiche monetarie eccezionalmente accomodanti di questi anni si sono dimostrate impotenti. Non c’è più che da attendere la prossima crisi.

(3.fine; la prima parte si può leggere qui, la seconda qui)

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