Economia

Ecco perché Prysmian tracolla in Borsa

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Prysmian

Prysmian cresce, ma non abbastanza. Delude le attese degli analisti e cala in Borsa. Ecco dati e commenti

PRYSMIAN IN CADUTA LIBERA

Ancora problemi in casa Prysmian, nonostante i numeri dicano il contrario. Crescono i ricavi e cresce l’utile (anche se si fermano poco sotto il consensus), con la conferma dei target 2019. Ma non basta: in Borsa c’è stata oggi una corsa alla vendita delle azioni, con il titolo che alle ore 13 perdeva oltre il 7%. Andiamo per gradi.

I NUMERI DEL TERZO TRIMESTRE

Prysmian ha chiuso i primi 9 mesi del 2019 con una crescita organica dello 0,3% e con ricavi pari a 8,64 miliardi di euro (deluse le attese degli analisti che si attendevano un risultato di 8,77 miliardi di euro). Il margine operativo lordo è di 711 milioni di euro; il margine operativo lordo rettificato è pari a 773 milioni, in miglioramento del 18,8% rispetto ai 651 milioni di euro del corrispondente periodo del 2018. Anche su questo fronte, però, sono state deluse le attese: il consensus indicava un EBITDA adjusted di 780 milioni di euro.

Il risultato operativo è stato pari a 479 milioni di euro, rispetto ai 316 milioni dei nove mesi 2018. Il periodo si è così chiuso con un utile netto attribuibile ai soci della capogruppo di 273 milioni, in sensibile salita (+53,4%) rispetto ai 178 milioni nei primi 9 mesi 2018.

I DEBITI DI PRYSMIAN

Guardando all’indebitamento finanziario netto, nei primi nove mesi era pari a 3,03 miliardi di euro (2,9 miliardi al netto degli impatti dell’applicazione del nuovo principio contabile IFRS 16 pari a 129 milioni). A fine 2018, invece, l’indebitamento era pari a 2,22 miliardi.

TARGET CONFERMATI

I risultati positivi hanno spinto la società dei cavi a confermare i target 2019. Prysmian prevede di chiudere l’esercizio con un margine operativo lordo rettificato tra i 950 milioni e gli 1,02 miliardi di euro. Il consensus degli analisti indicava un’EBITDA rettificato per l’intero 2019 pari a 992 milioni di euro.

SOTTO IL PUNTO MEDIO

Gli obiettivi potrebbero essere centrati, però, nella parte bassa della forbice. “Avevamo previsto che saremmo stati nella parte alta della forbice. Oggi confermiamo il range, ma probabilmente saremo leggermente sotto il punto medio” (sotto i 985 milioni), ha affermato in occasione della conference call di commento dei risultati l’ad di Prysmian Valerio Battista.

RALLENTAMENTO SETTORE TELECOMUNICAZIONI

La società italiana, con sede a Milano, è specializzata nella produzione di cavi destinati ai settori dell’energia e delle telecomunicazioni. La cautela nella previsione dei target da centrare, spiega l’ad di Prysmian, è imposta dall’“incontrovertibile” dato del rallentamento nel settore telecomunicazioni (-4% le vendite nel solo terzo trimestre 2019).

ANALISTI TAGLIANO RATING (MA NON TUTTI)

Gli analisti, intanto, tagliano il rating. Kepler Cheuvreux, dinanzi a dati “misti” ha tagliato il rating sul titolo Prysmian da buy a hold e il target price da 21,5 a 20,5 euro. “Avevamo abbassato le nostre stime in vista dei conti trimestrali e le riduciamo ancora”, hanno sottolineato gli analisti a Mf-DowJones.

Gli analisti di Banca Akros si sono fermati a un rating accumulate dal precedente buy (target price invariato a 23,50 euro). “Le aree Nafta e America Latina dovrebbero continuare a crescere, mentre il settore delle telecomunicazioni dovrebbe rallentare anche nel quarto trimestre. Non modifichiamo le nostre stime, ma tagliamo la raccomandazione ad accumulate perché l’upside è limitato”, si legge nella nota di Banca Akros.

Equita ha tagliato le stime di ebitda adjusted 2019-2021 in media del -2%: “ora stimiamo un ebitda adjusted 2019 1,013 miliardi o 972 milioni ex Ifrs16”.

Gli analisti di Fidentiis, scrive MF-Milano Finanza, fissano buy e target price tra 22 e 23 euro, quelli di Banca imi mettono buy e target price a 23,2 euro. Gli esperti di Mediobanca Securities, invece, sostengono che ci sarà una ripresa tra il 2020 e il 2021, con i margini dei progetti telecom ed energia che dovrebbero stabilizzarsi, rispettivamente, al 16% e al 13% nel 2021.

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