Economia

Tutte le proteste dei bancari per le pressioni commerciali di Intesa, Crédit Agricole e non solo

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Ecco come e perché i sindacati dei bancari protestano per le troppe pressioni commerciali dei vertici dei gruppi creditizi. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Da tempo se ne discute e negli ultimi anni, oltre alle denunce, sono arrivati pure accordi interni ai gruppi bancari e tra sindacati e Abi. Si parla delle pressioni commerciali all’interno delle banche per cui esiste anche una Commissione bilaterale nazionale, istituita nel 2017. Un problema che però, stando alle organizzazioni di categoria, nonostante la maggiore sensibilità dei vertici aziendali, non si è risolto e che anzi, in tempi di pandemia, mostra una certa recrudescenza.

GLI APPELLI RECENTI DI FABI E FIRST CISL

Il tema è sicuramente di stretta attualità e di recente ne hanno parlato i due maggiori sindacati di categoria. Durante il Comitato esecutivo nazionale del 4 marzo scorso il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, ha rimarcato che “resta in primo piano il problema delle pressioni commerciali” ribadendo l’importanza del protocollo sulle politiche commerciali e sull’organizzazione del lavoro ed evidenziandone anche la sostanziale disapplicazione. Per questo c’è l’esigenza di “attivare un circuito virtuoso che dai gruppi porti in modo tempestivo le segnalazioni all’attenzione della commissione nazionale”.

“Le pressioni commerciali in banca sono il cancro del momento, sono un tumore che va estirpato. Non decide chi lavora allo sportello, le scelte passano per i dirigenti. I prodotti finanziari in vendita non vengono decisi dai direttori né dai lavoratori allo sportello, ma fanno parte di una politica fatta dai gruppi bancari che vogliono raggiungere obiettivi commerciali” ha affermato il 5 marzo Lando Sileoni, segretario generale del maggior sindacato dei bancari, Fabi, durante un’intervista a Radio 24.

Solo il giorno prima Sileoni aveva firmato un articolo su Milano Finanza in cui esponeva la terapia della sua organizzazione sindacale in merito. L’8 febbraio 2017, ha ricordato, il contratto nazionale di lavoro ha introdotto un “accordo storico per il settore bancario sulle pressioni commerciali”. Fino ad allora gli istituti di credito “si erano sempre rifiutati di arrivare a un vero confronto su dati oggettivi, sui comportamenti di taluni loro dirigenti e sui danni causati alla stessa clientela oltre a tutti i danni anche di carattere psicologico subiti dalle lavoratrici e dai lavoratori”. “Quando l’Abi del presidente Antonio Patuelli sottoscrisse con le organizzazioni sindacali nazionali un accordo di questa portata – che tutelava contemporaneamente i dipendenti di banca e la clientela – i principali gruppi bancari e i loro amministratori delegati dimostrarono nei fatti di aver cambiato passo rispetto a quel fosco passato di un settore che aveva tragicamente vissuto anche episodi di cronaca giudiziaria” ha scritto Sileoni. Però ora “alcuni grandi gruppi bancari stanno cercando in tutti i modi, anche in maniera subdola, di vanificare quanto concordato in sede nazionale nel febbraio 2017”. Come? Per esempio “sono stati creati con l’inganno stratagemmi che non permettono l’anonimato delle segnalazioni dei dipendenti col risultato che alla commissione nazionale in Abi – composta dai rappresentanti del sindacato e delle banche, che dovrebbe verificare le anomalie e poi intervenire – le segnalazioni arrivano col contagocce”. È tempo dunque che questi elementi vengano portati a conoscenza degli amministratori delegati delle banche, di qualsiasi dimensione, “perché il loro lavoro rischia di essere vanificato e perché rischiano ancora di più i lavoratori delle banche e la clientela, costretti a subire effetti collaterali e danni inestimabili”.

CREDIT AGRICOLE

Volendo dare uno sguardo ad alcuni casi portati alla luce dai sindacati, c’è il recente appello di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin all’indomani del tavolo con Crédit Agricole del 9 marzo scorso. “Nonostante l’emergenza in corso nelle ultime settimane – hanno scritto le organizzazioni – le funzioni commerciali hanno continuato a dar corso a inopportune e intollerabili pressioni nei confronti della Rete” aggiungendo che “abbiamo chiesto l’immediata sospensione dei messaggi massivi rivolti alla Rete da parte delle funzioni commerciali con cui si richiamano i gestori ad un’intensificazione degli appuntamenti in filiale con la clientela. Si tratta di un’iniziativa che conferma come la percezione della protratta situazione sia ancora gravemente sottovalutata da parte di certe figure e che l’opportuna riforma del mondo commerciale da tempo professata dal gruppo, riassumibile in ‘Meno controlli, più supporto’, necessiti di un’urgente messa a terra”.

INTESA SANPAOLO

Sempre di questi giorni è il comunicato stampa congiunto delle segreterie di coordinamento Intesa Sanpaolo. “Le ormai innumerevoli riunioni settimanali (praticamente spesso pluri-quotidiane) non fanno che sottrarre tempo prezioso alla proposizione commerciale ed alle numerose altre attività – si legge -. Ed ossessiva è la ripetizione, giorno dopo giorno, sempre degli stessi concetti: l’applicazione del metodo, il passo giornaliero riguardo la Tutela, il volume di flusso netto gestito. Peccato che non ci si renda conto che l’aumento delle pressioni commerciali non comporta una maggiore motivazione e coinvolgimento del personale. Anzi, demotiva colleghi già allo stremo, con conseguente ed inevitabile peggioramento dei risultati commerciali. Si è arrivati al punto di pretendere che vengano fissati degli appuntamenti sulla Tutela condivisi, in video conferenza, con i clienti, lo specialista ed il Direttore di Area”.

Ancora altri esempi delle pressioni commerciali che vengono esercitate tra le filali di Ca’ de Sass: “Addirittura, si richiede che il Gestore, il giorno precedente l’appuntamento, debba condividere con lo Specialista l’approccio da avere con il cliente. In molti casi, per quanto riguarda gli strumenti finanziari, oltre all’impostazione dell’approccio, si fa esplicito pressante riferimento ai prodotti da collocare prima dell’incontro con il cliente”.

I sindacati non hanno dubbi: “Bisognerebbe avere una maggiore attenzione per il prezioso e difficilmente sostituibile ‘capitale umano’ e far cessare ogni forma, diretta o indiretta, frontale o subdola, di pressione commerciale, ai fini di un ormai necessario rasserenamento del clima di filiale. Per impedire il mancato rispetto della dignità personale e professionale dei colleghi, andremo a segnalare tramite i canali ufficiali a disposizione, tutti gli episodi di cui verremo a conoscenza”.

MONTEPASCHI

Di pressioni commerciali si è parlato di recente anche a Siena. In particolare le sigle sindacali territoriali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin in una nota hanno denunciato le pressioni commerciali sui lavoratori per “collocare prodotti accessori ai clienti che si presentano agli sportelli per richiedere prestiti garantiti come previsto dal decreto Liquidità”. Secondo i sindacati “di per sé questa pratica non sarebbe un male, qualora soddisfi i bisogni del cliente, ma poiché, invece di sviluppare le professionalità e le competenze del personale, si tende a mortificarle, come si è soliti fare in questa area indifferenti anche alle necessità della clientela, ecco che viene generato l’ennesimo report per controllare che a tot erogazioni corrispondano tot prodotti collocati”.

Un comportamento, proseguivano, che veniva spiegato con il bisogno di “aumentare il cross selling” visto che il finanziamento dà pochi margini. Ma si tratta di un modo di fare “assolutamente deprecabile dal punto di vista etico e deontologico e si configura a nostro avviso come una vera e propria forma di squallido sciacallaggio commerciale, essendo rivolta, nelle modalità di cui sopra, ad una categoria di clientela già fiaccata dalla crisi economica che la pandemia sta portando con sé”.

UNICREDIT

Risale invece al 19 luglio scorso un comunicato congiunto delle segreterie di coordinamento Unicredit di Fabi, First, Fisac, Uilca, Unisin a conclusione di un confronto con l’azienda. “Abbiamo con chiarezza denunciato la pressione di vendita di polizze collegate ai finanziamenti agevolati e il problema della operatività in switch che non è tutta da considerare impropria – si legge -. Abbiamo inoltre denunciato una generalizzata caduta di attenzione rispetto ai valori contenuti negli accordi sulle politiche commerciali. L’Azienda ci ha sollecitato a segnalare sempre i casi: ma, diciamo noi, quando i casi sono molti, quando il sentire è comune tra tutti i Colleghi e le Colleghe, non bastano le segnalazioni, non basta che il sindacato faccia il cane da guardia. È indispensabile che l’Azienda riprenda il lavoro di cambio culturale al proprio interno, poiché senza alcun dubbio la situazione è generalmente peggiorata”.

Da ricordare che in Unicredit il 22 aprile 2016 è stato firmato un protocollo sul benessere nei luoghi di lavoro e sulle politiche commerciali, fondamentalmente per mettere fine alle pressioni commerciali esasperate fra le quali sono evidenziati i seguenti comportamenti (articoli 2, 4 e 5): maltrattare i collaboratori; creare un clima di tensione o mancare di rispetto alle colleghe e ai colleghi; pretendere report frequenti e inutili; fare pressioni per aggirare norme di legge o aziendali; Telefonate, mail e riunioni fuori orario.

Il 21 dicembre 2018, poi, si è arrivati a un accordo tra azienda e sindacato e si è chiarito che è vietato: diffondere classifiche comparative tra colleghe e colleghi; chiedere previsioni di consulenza e di vendita con cadenza inferiore alla settimana; chiedere previsioni di consulenza e di vendita su singoli clienti; fornire indicazioni commerciali con eccessiva frequenza e inutili ripetizioni. Nell’occasione l’allora amministratore delegato, Jean Pierre Mustier, aveva dichiarato: “UniCredit non accetta comportamenti difformi ai principi condivisi nel protocollo del 2016 (comprese le ulteriori indicazioni contenute nel Verbale/Documento del 21 dicembre 2018) e nella ‘Dichiarazione congiunta’ del maggio 2015, nonché ai principi enunciati nella recente

‘Dichiarazione congiunta sul ‘Work life balance’ siglata con il Comitato Aziendale Europeo”.

BANCO BPM

È di agosto scorso, infine, una nota congiunta dei coordinamenti del gruppo Banco Bpm piuttosto esplicita. “Ci ritroviamo nuovamente di fronte a pressioni continue sul collocamento di singoli prodotti, nella vecchia, ma purtroppo sempre attuale, logica della ‘matrice’ – hanno sottolineato i sindacati -. Per non parlare poi delle continue segnalazioni che riceviamo sull’utilizzo di strumenti vietati anche dalla stessa circolare interna della banca (Metodo commerciale Retail) come: classifiche, toni fuori misura, previsioni di vendita, richieste di dati, anche infragiornaliere, facilmente desumibili dalle procedure”.

Le organizzazioni sindacali hanno evidenziato come “in Commissione Politiche Commerciali, alle segnalazioni anonime da parte di colleghi sulle singole anomalie o gesta ‘eroiche’ di qualche capetto troppo zelante abbiamo potuto constatare che in effetti l’azienda interviene in maniera efficace, ma questo non basta, perché queste segnalazioni rappresentano solo la punta dell’iceberg”. E non è finita qui: “Ci domandiamo anche perché, in alcuni casi, vengono scelti a ricoprire ruoli di responsabilità nella catena commerciale, personaggi senz’altro già ben noti a tutti, quindi anche alla Gestione Risorse, per non farsi scrupoli ad utilizzare metodi non certo in linea con i suddetti accordi e, se vogliamo, anche con il codice etico che la banca stessa si è data. Continueremo quindi a batterci per ottenere ambienti di lavoro più sostenibili e rispettosi della dignità e professionalità dei nostri colleghi”.

Occorre dire che il gruppo, nato nel 2017 dalla fusione fra Banco Popolare e banca Popolare di Milano, in questi anni ha mostrato una certa sensibilità sul tema: nel 2017 è stato sottoscritto l’accordo nazionale sulle politiche commerciali; nel 2018 è stato firmato l’accordo sindacale Banco Bpm sulle politiche commerciali; nel 2019 è stata emanata la circolare dispositiva sul corretto metodo commerciale e nello stesso anno è stato inserito un articolo specifico nel Ccnl riguardo alle politiche commerciali.

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