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Progetti e spese del Pnrr sono in ritardo?

Decreto Aiuti Bis

Che cosa succede davvero al Pnrr. Fatti, numeri e approfondimenti

 

L’ammontare di risorse effettivamente spese per i progetti del PNRR nel corso di quest’anno sarà inferiore alle proiezioni presentate nel DEF 2022. A dirlo è l’Osservatorio sul Recovery Plan dell’Università Tor Vergata. I ritardi sono da imputare all’avvio più lento del previsto di alcuni progetti.

LE CIFRE: NEL 2022 SARANNO SPESI 21 DEI 29,4 MILIARDI PREVISTI

“Dei 191,5 miliardi assegnati all’Italia circa 21 saranno effettivamente spesi entro la fine di quest’anno rispetto ai 29,4 miliardi previsti dal DEF 2022”, scrive ancora l’Osservatorio. La Nota di aggiornamento al Def (NaDef) prevede, per il prossimo anno, un’accelerazione nella collocazione dei fondi per recuperare i ritardi nella tabella di marcia della spesa per gli investimenti del Pnrr. L’accelerazione prevista per il prossimo anno dovrebbe portare la spesa a 40,9 miliardi, 25,9 in più dei 15 totalizzati nel 2022. Nella premessa del NaDef il ministro dell’Economia Daniele Franco ha scritto che, considerando anche 2020 e 2021, “circa 21 miliardi saranno effettivamente spesi entro la fine di quest’anno”, restano dunque da spendere “circa 170 miliardi nei prossimi tre anni e mezzo, un volume di risorse imponenti”. Il ministro attribuisce le cause del ritardo a un avvio più lento di alcuni progetti ma soprattutto all’”impennata dei costi delle opere pubbliche” e ai “tempi di adattamento alle procedure innovative del Pnrr”.

LE OPPOSTE VISIONI: DRAGHI CONTRO MELONI

Ma l’Italia è in ritardo nell’attuazione del PNRR?n Le posizioni del premier Mario Draghi e della premier in pectore Giorgia Meloni sembrano divergere. Se per Draghinon ci sono ritardi nell’attuazione del PNRR: se ce ne fossero, la Commissione non verserebbe i soldi”, per la leader di Fratelli d’Italia il prossimo governo erediterà “una situazione difficile: i ritardi del Pnrr sono evidenti e difficili da recuperare e siamo consapevoli che sarà una mancanza che non dipende da noi ma che a noi verrà attribuita anche da chi l’ha determinata”. Il sottosegretario Roberto Garofoli, nel corso della riunione del CdM, ha dettagliato il percorso compiuto dal governo Draghi: 21 obiettivi su 55 già raggiunti, altri 8 saranno entro ottobre, gli altri 26 saranno avviati dal governo uscente ma dovrà concluderli il prossimo governo.

LE RESPONSABILITÀ DELLA MACCHINA BUROCRATICA

La farraginosità dei meccanismi della PA è tra i responsabili dei ritardi nella spesa dei fondi del PNRR. A iniziare dalle stazioni appaltanti. “È altresì inevitabile ammettere che una ampia componente del fallimento attuale ha a che vedere con la scarsa capacità amministrativa delle nostre stazioni appaltanti, anche una volta tenuto conto della parziale giustificazione dell’aumento dei costi delle materie prime che ha portato a rivedere in corsa le dimensioni dei bandi di gara – ha scritto nei giorni scorsi l’economista Gustavo Piga sul Sole 24 ore -. Da tempo ammonivamo che il tallone di Achille di questa gigantesca e necessaria operazione Pnrr era la assoluta mancanza di pensiero strategico-organizzativo sul come il nostro personale amministrativo avrebbe mai potuto assolvere la missione prevista senza un sostanziale investimento in capitale umano di qualità, ben remunerato, e una precisa riorganizzazione delle stazioni appaltanti sul territorio, prediligendo l’ideale ambito provinciale appropriatamente coordinato”.

GLI EXTRA COSTI DELL’ENERGIA

Se da una parte la struttura elefantiaca della macchina burocratica italiana non ha aiutato la realizzazione dei progetti, dall’altro l’aumento dei costi delle materie prime ha procurato il rinvio di molte gare, complicando una strada già accidentata. “Quasi tutte le gare sono però appalti integrati, prevedono cioè progettazione esecutiva e lavori affidati con lo stesso contratto – scrive il Sole 24 Ore – . L’aggiudicazione dell’appalto non garantisce, quindi, l’apertura del cantiere che richiederà ancora mesi. Si poteva fare meglio? L’Italia sconta da 30 anni le carenze di progettazione: mancano progetti ben fatti e autorizzati. Nessuno ha appaltato opere in un anno e nessuno le ha concluse in cinque anni. Per noi resta una sfida epocale”.

IL CASO RETE FERROVIARIA ITALIANA

Il caso di RFI è emblematico di quanto abbia impattato il rincaro delle risorse energetiche. A fronte di un lavoro di programmazione eseguito nel rispetto dei tempi è stata necessaria un’iniezione aggiuntiva di tre miliardi e 400 milioni per non far fermare il treno del PNRR. L’aumento è stato determinato dal rincaro delle materie prime e dell’energia che rischiava di non far andare in porto le 23 grandi opere in gara nel 2022. Le risorse sono arrivate dal PNRR e dal Decreto Aiuti.

I RITARDI NEI PROGETTI PER LA RIQUALIFICAZIONE DELLE STRUTTURE SCOLASTICHE

Il settore dell’edilizia scolastica è uno di quelli che sconta maggiormente i ritardi nell’assegnazione dei fondi. “Il piatto più ricco riguarda gli asili nido e le scuole dell’infanzia, e con 4,7 miliardi finanzia 2.190 interventi (333 scuole materne e 1.857 fra asili nido e poli per l’infanzia) in circa 2mila Comuni – scrive Repubblica -. Le date che preoccupano gli amministratori sono due: entro il 31 dicembre andrebbe completata la progettazione esecutiva, ed entro il 31 marzo scadono i tempi per l’aggiudicazione dei lavori che vanno avviati entro il 30 giugno”. Ad essere a rischio è la prima data, con inevitabili effetti anche sulla seconda. Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato la graduatoria degli interventi finanziari il 16 agosto ma è ancora in attesa della registrazione del decreto, senza il quale non si può procedere con il sistema per le firme degli accordi di concessione.

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