Economia

Popolare Bari, Banca Marche, Banca Etruria e non solo. Tutte le folli mazzate Ue contro le banche italiane

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Le scelte della Commissione su Tercas, Fitd e Popolare di Bari hanno prodotto nei mesi successivi effetti pesantissimi sulla vicenda di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti. Parola di Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari, intervistato da Daniele Capezzone per il quotidiano La Verità

 

Il 18 marzo il Tribunale dell’Unione europea ha annullato la decisione della Commissione Ue di bocciare il piano di copertura delle perdite messo in atto dal Fitd (Fondo interbancario di tutela dei depositi), che costituiva condizione essenziale dell’aumento di capitale da parte della Banca Popolare di Bari. Secondo i giudici comunitari, la Commissione “ha erroneamente ritenuto che le misure a favore di Tercas presupponessero l’uso di risorse statali e fossero imputabili allo Stato”. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) “ha agito in modo autonomo al momento dell’adozione dell’intervento a favore di Tercas” e il Tribunale ritiene che la Commissione non abbia dimostrato il coinvolgimento delle autorità pubbliche italiane nell’adozione della misura in questione”. (Redazione Start Magazine)

 

(Estratto di una conversazione di Daniele Capezzone con Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari, pubblicata nei giorni scorsi dal quotidiano La Verità fondato e diretto da Maurizio Belpietro)

Presidente, che idea si è fatto di questa decisione importantissima?

Facciamo subito un passo in avanti, perché le scelte della Commissione su Tercas produssero nei mesi successivi effetti pesantissimi sulla vicenda delle quattro banche.

Dopo Tercas, infatti, nella seconda metà del 2015 si pose il tema delle quattro banche (Etruria, Banca Marche, CariFe e CariChieti), e anche allora si propose di ricorrere al Fondo interbancario. Ma alla fine il governo Renzi decise di cedere…

Mi spiego il comportamento tenuto dal governo Renzi sulle quattro banche solo pensando a come poi le cose sono andate a finire: una sorta di anticipazione forzata del bail-in (che tecnicamente sarebbe entrato in vigore solo dal 1° gennaio successivo), e una vera e propria campagna di diffamazione contro le banche popolari per giustificare la cosiddetta “riforma”, in realtà una controriforma, che nel frattempo era stata approvata da Renzi, e che avrebbe portato 8 delle grandi banche popolari su 10 a convertirsi in SpA.

Spieghiamolo bene.

Il fatto che delle popolari venissero screditate faceva gioco a Renzi. Anche alcuni grandi giornali, per riferirsi alle quattro banche, parlavano sistematicamente di “quattro popolari”. E non era vero: erano tre casse e una popolare. Ho passato almeno un mese a precisare e rettificare: ma la parola d’ordine era: ‘Quattro popolari’.

Il risultato fu che le quattro banche furono mandate in risoluzione, con più di 100mila azionisti azzerati e pure 12mila obbligazionisti subordinati messi in ginocchio. Si poteva evitare?

Certo. Era già evitato, appunto perché ci si era assicurati l’intervento del Fondo interbancario. E grida vendetta ciò che fu detto a proposito della nozione di ‘aiuto di Stato’.

Cioè?

Allora ci si disse che era aiuto di Stato perché nel Fondo era presente, per motivi di sorveglianza, un rappresentante di Banca d’Italia. Chiaramente un argomento pretestuoso. Infatti poi hanno cambiato versione, dicendo che il Fondo ‘perseguiva finalità pubbliche’. Ma con questo criterio tutto può essere ritenuto ‘pubblico’!

Lei fu tra i pochi a violare – già allora, in tempi non sospetti – il santuario del “ce lo chiede l’Europa”, e a contestare la decisione italiana di piegarsi al no della Commissione.

Guardi, fu tutta una concatenazione che mirava – e mira – a distruggere le banche di territorio, quelle che realmente disturbano le grandi banche internazionali. Lo diceva Einaudi già nel 1931: ‘Voi predicate la concentrazione. Ma sono invece le banche di territorio ad assicurare la concorrenza sui singoli mercati’. E sa perché? Perché le banche di territorio – per definizione – sono interessate a che il loro territorio vada bene. E non a caso è dimostrato che dove ci sono banche locali, i tassi sono più favorevoli alle imprese.

Riletta oggi, quindi, quella decisione della Commissione non fu solo burocratica, ma era parte di un preciso disegno per indurre alla svendita un pezzo di sistema bancario italiano?

Dai tempi di Renzi in poi, si sono purtroppo fatti passi verso l’oligopolio bancario, non verso la concorrenza.

E fu fissato un prezzo irrisorio per i crediti deteriorati delle quattro piccole banche…

Intanto, ci fu l’ingiunzione di realizzare, di vendere le sofferenze in fretta e furia, svalutandole. Se si va sul mercato a vendere in fretta e furia, è chiaro che chi acquista se ne approfitta.

Il delitto perfetto, insomma.

Da parte del governo di allora ci fu un atteggiamento totalmente supino rispetto all’Europa. A tappetino.

Al di là del tema decisivo delle popolari, perché Renzi e Padoan si piegarono così?

Sono convinto che abbiano barattato le popolari con la legge di bilancio che volevano approvare. Non hanno fatto nulla per tenere la posizione sul Fondo interbancario.

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