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Voucher Lavoro

Politiche attive, urge accordo tra Regioni e ministero del Lavoro

L’analisi di Alessandra Servidori, docente di politiche del lavoro, componente il Consiglio d’indirizzo per l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso la presidenza del Consiglio

D’accordo, riguardo al green pass sembra ancora che il problema maggiore sia nelle scuole dove comunque una volta ricevuta l’app dove si registrano i dati sia del personale sia degli alunni (ora esistono già da alcuni anni gli istituti comprensivi che facilitano l’organizzazione delle strutture), il personale ausiliare tecnico amministrativo può almeno — se non a tappeto ma a campione — controllare la correttezza della documentazione sanitaria.

E  la questione sui luoghi di lavoro si può affrontare con un collegamento stretto con il medico competente che ha sicuramente assunto un ruolo determinante per gestire la situazione dei dipendenti anche dal punto di vista dei presidi per la prevenzione e la sicurezza. Anche quest’ultima una “emergenza” che ci trasciniamo da anni ma che vede ancora troppe distonie sia dal punto sanitario che della governance delle strutture ispettive preposte.  Poche e separate tra loro istituzionalmente insieme solo sulla carta da una riforma mai attuata.

Ma il problema grande oggi è rappresentato dall’anellamento delle politiche attive che trovano ancora un assetto confuso sia a livello nazionale che regionale e che hanno un impatto devastante sul livello territoriale.

Bisogna cominciare dalla testa del problema che è un intervento preliminare e cioè agire sul piano istituzionale con un accordo di programma da sottoscrivere subito tra Regioni e ministero del Lavoro affinché Anpal e gli assessorati regionali al lavoro collaborino veramente. Non è accettabile infatti ripetere gli antichi dispetti di mancata sussidiarietà sia per gestire alcuni strumenti fondamentali come l’apprendistato duale ancora in netta sofferenza, sia il rapporto con le agenzie per l’impiego che sono attivissime sul territorio e posseggono i dati e le professionalità per garantire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e soprattutto un utilizzo intelligente dei dipendenti dei centri per l’impiego e i cd navigator ancora adesso o inutilizzati ma contrattualizzati, o assorbiti dalle regioni ma per fare altro e non lavorare a fianco degli 8 mila operatori dei preesistenti uffici di collocamento mai decollati.

Dopo la gestione fallimentare del RdC, conclamato dall’ultimo report di Anpal (anch’essa reduce dai disastri di bilancio di Parisi tornato finalmente negli Usa da dove è venuto a far danno), che ha evidenziato il flop del reddito di cittadinanza sul fronte delle politiche attive, rafforzando la necessità di un deciso cambio di passo che il governo deve imprimere, con il piano su cui sta lavorando il ministro Orlando.

In questa situazione per i 2.481 navigator ancora presenti nei centri per l’impiego (rispetto ai 2.798 originari) si avvicina il termine del 31 dicembre, quando scadrà il contratto di collaborazione con Anpal servizi.

Una parte ha deciso di candidarsi per gli 11.600 posti a tempo indeterminato che le regioni stanno bandendo per potenziare gli organici dei centri per l’impiego (che hanno 8mila dipendenti). Ma di fronte ai ritardi piuttosto generalizzati delle regioni nelle assunzioni, i navigator premono per ottenere dal governo una nuova proroga, e sarebbe la seconda, ma Anpal non ha mai consegnato rapporti ufficiali sul loro lavoro. La verità è che manca l’interoperabilità dei sistemi informatici dei vari attori coinvolti dal Rdc, i data base delle regioni non dialogano tra loro, ci sono disallineamenti temporali anche nel dialogo con Inps, quando accoglie una domanda dopo due mesi se ne ha il via libera dai centri per l’impiego. Solo la guardia di finanza, lavorando a testa bassa, ha scoperto coloro che percepiscono indebitamente il Rdc.

Dunque le criticità sono tante ma bisogna aver coraggio e tagliare i rami secchi di un sistema in sofferenza e rimettere in moto con  le risorse che abbiamo a disposizione le politiche attive risanando le esperienze fallimentari e inefficienti senza sprechi e per agganciare soprattutto la ripresa.

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