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Perché urge una riforma delle politiche attive

Licenziamenti

L’intervento di Alessandra Servidori

 

Una sfida durissima che dobbiamo vincere.

Parliamo di politiche attive per un futuro di sviluppo del mercato del lavoro nostrano.

Abbiamo giovani in cerca di occupazione, abbiamo lavoratori e lavoratrici licenziati e abbiamo i cd licenziati intorno ai 55 anni, abbiamo le lavoratrici e i lavoratori autonomi e i parasubordinati. Per il trimestre che stiamo vivendo (giugno/luglio/agosto), l’Osservatorio Excelsior di Unioncamere segnala che le aziende stanno cercando 560.000 dipendenti ma il 30% non li trovano. Le maggiori difficoltà si riscontrano nelle professionalità più alte: dirigenti, professioni con elevata specializzazione e tecnici (p.es medici, farmacisti, informatici) che hanno un indice di difficoltà di reperimento superiore al 43%, ma che rappresentano soltanto 92.000 unità rispetto a quelle ricercate. Male molto male per la fascia degli operai specializzati e conduttori di impianti e macchine, per i quali la difficoltà di reperimento è poco inferiore al 40%, ma per quantità decisamente superiori sono 173.000.

I manovali, facchini, corrieri, addetti alle pulizie in complesso ben quasi 200.000 potenziali lavoratori non si trovano e non per mancanza di formazione perché effettivamente non  si richiede nessuna specifica professionalità. Le risorse economiche per istruzione/formazione vanno messe in campo subito per adeguare le competenze soprattutto per tecnici informatici, estetisti,o perai, elettomeccanici, trasportatori che comunque comportano dei percorsi pluriennali e bisogna intercettare i candidati cioè il fatidico incontro domanda e offerta.

Abbiamo alcuni bacini di risorse da cui attingere sia subito con il FSE che il Pnrr: il programma Fondo nuove competenze, il programma Garanzia giovani, il Programma di Ricollocamento GOL, il Fondo complementare, i Fondi interprofessionali, devono permettere una rivoluzione sia per essere governati e attivi sia i CPI, sia i navigator, sia la sussidiarietà effettiva tra essi e le agenzie per l’impiego, e cioè realizzare (anche sulla base delle best practice che abbiamo) la parità totale di accesso e funzioni tra operatori pubblici e privati accreditati.

Significa il finanziamento all’offerta e non alla domanda (sistema della dote) la libertà di scelta dell’operatore ma l’obbligatorietà di attivarla in tempi certi e la condizionalità per riavere l’assegno di ricollocazione. Il tutto gestito preferibilmente da Anpal o da Inps ( però riassestato perché ora è in grande confusione) per un coordinamento effettivo e ordinato dell’erogazione del trattamento di disoccupazione, del finanziamento della Politica Attiva, dell’attuazione dell’eventuale provvedimento di condizionalità.

I motivi della riforma immediata è sotto gli occhi di tutti: sia l’offerta di informazione che di formazione è obsoleta per cui è necessario capacitare la domanda in modo che sia libera di scegliere le soluzioni migliori anche perché molti disoccupati o inoccupati hanno bisogno di facilitatori veri e propri aiuti in carne ed ossa che li consiglino nell’impiego della stessa dote che si può ricevere allo scopo di orientare la selezione del formatore alle esigenze del possibile nuovo datore di lavoro e dunque meglio riqualificare il personale che abbiamo ora evitando formalità a perdere  come “presa in carico” e “bilancio delle competenze”.

Bisogna essere dinamici sul territorio dove sei in forza, ovviamente preparati anche sul piano contrattuale e negoziale e promuovere soluzioni concertate con imprenditori o associazioni di impresa, rapporti inclusivi fondati sulla collaborazione tra scuole, università, imprese, fondi interprofessionali.

Sappiamo bene inoltre che in tempi di pandemia con l’esplosione della cig (anche se le stime indicato che sia stato usato solo il 40% delle ore autorizzate), con le incertezze dei mercati  ancora operante ,l’Avviso Comune del 30 giugno è sicuramente un passo avanti, anche se le parti sociali e dunque sindacati e associazioni datoriali dovranno veramente rimboccarsi le maniche soprattutto sulle intese che possono riguardare, appunto, non solo la rioccupazione per i possibili licenziamenti ma soprattutto per raggiungere intese a livello di prossimità per la regolazione di specifiche materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione, con riferimento a:

  • impianti audiovisivi e introduzione di nuove tecnologie;
  • mansioni del lavoratore, classificazione e inquadramento del personale;
  • contratti a termine, contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, regime della solidarietà negli appalti e casi di ricorso alla somministrazione di lavoro;
  • disciplina dell’orario di lavoro;
  • modalità di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio, il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento.

Lo strumento offre alle imprese la possibilità di derogare entro certi limiti alle disposizioni di legge e di contratto collettivo per adeguarle alle condizioni e alle esigenze di organizzazione del lavoro di ciascuna azienda, fermo restando il rispetto della Costituzione, della normativa comunitaria e delle Convenzioni internazionali.

Tutto ciò  riguarda la contrattazione di prossimità ex art. 8 D.L. 138/2011, convertito in L.148/2011. Uno strumento da usare bene e subito anche perché le imprese hanno vere e propri sostegni di decontribuzione e il Cnel e il Ministero del lavoro hanno raccolto gli accordi fatti e basta veramente volerli e saperli mette in campo.

 

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