Yum Brands si sbarazza di Pizza Hut con un’operazione da 2,7 miliardi di dollari che segna la fine di un lungo periodo di difficoltà per uno dei marchi più iconici della ristorazione americana.
La catena verrà divisa tra il fondo di private equity LongRange Capital e Yum China, a conferma di un andamento molto diverso registrato dal business cinese rispetto al resto del mondo. L’operazione consentirà al gruppo di concentrarsi esclusivamente su KFC e Taco Bell e sarà accompagnata da un nuovo piano di riacquisto di azioni proprie da 4 miliardi di dollari.
COSA PREVEDE LA CESSIONE
Yum Brands ha annunciato la vendita di Pizza Hut attraverso due operazioni separate. LongRange Capital acquisirà le attività della catena al di fuori della Cina continentale per 1,5 miliardi di dollari, mentre Yum China Holdings rileverà il business cinese per 1,2 miliardi di dollari. Una volta contabilizzate imposte, commissioni e rettifiche di chiusura, Yum prevede di incassare circa 2,3 miliardi di dollari netti, ai quali potrebbe aggiungersi un pagamento variabile fino a 75 milioni di dollari entro il 2030 legato al raggiungimento di determinati obiettivi.
La società, riferisce Quartz, stima inoltre costi straordinari per circa 85 milioni di dollari entro la fine dell’anno. Il completamento delle due operazioni è previsto nel terzo trimestre del 2026, subordinatamente alle autorizzazioni delle autorità regolamentari.
NASCITA E DECLINO DI PIZZA HUT
Pizza Hut nacque nel 1958 a Wichita, in Kansas, dall’iniziativa dei fratelli Dan e Frank Carney. Nel 1977 fu acquisita da PepsiCo, che utilizzò il marchio come punto d’ingresso nel settore della ristorazione. Negli anni successivi il gruppo completò il proprio portafoglio con Taco Bell e KFC.
Nel 1997 le attività della ristorazione furono separate da PepsiCo e confluirono in Tricon Global Restaurants, società che nel 2002 assunse il nome di Yum Brands.
Tuttavia, negli ultimi anni Pizza Hut è diventata progressivamente il marchio più debole del portafoglio Yum. La quota dei ricavi del gruppo attribuibile alla catena, scrive Bloomberg, è scesa da oltre il 18% del 2019 a circa il 12% nel 2025, nonostante i ricavi complessivi di Yum siano aumentati del 47% fino a raggiungere 8,2 miliardi di dollari lo scorso anno.
LE CAUSE DELLA CRISI
La rete che sarà ceduta a LongRange comprende oltre 15.500 ristoranti in più di 100 Paesi. Le difficoltà, spiega Reuters, sono state alimentate dall’aumento dell’inflazione, dalla crescita dei costi delle materie prime e dal cambiamento delle abitudini alimentari dei consumatori, influenzate anche dalla diffusione dei farmaci per la perdita di peso.
Negli Stati Uniti, che rappresentano circa il 40% delle vendite della catena, le vendite comparabili di Pizza Hut sono diminuite per dieci trimestri consecutivi, afferma l’agenzia di stampa. Dopo il boom registrato durante la pandemia grazie all’aumento degli ordini a domicilio, il marchio non è infatti riuscito a mantenere lo slancio. Domino’s Pizza, afferma Bloomberg, ha superato Pizza Hut come maggiore catena di pizzerie al mondo già nel 2017, imponendosi grazie a innovazione del menu, marketing, tecnologia degli ordini e infrastrutture per le consegne.
Secondo Neil Saunders, managing director di GlobalData, Pizza Hut ha perso attrattiva anche nel segmento della ristorazione in sala: “I buoni risultati di KFC e Taco Bell sono stati offuscati dal continuo calo delle vendite e della redditività di Pizza Hut”.
IN CINA È UN’ALTRA STORIA
Ma la situazione, stando a Reuters, è radicalmente diversa nella Cina continentale, dove Yum China gestisce il marchio da anni e ha investito in una forte localizzazione dell’offerta. La società, sostenuta tra gli altri da Primavera Capital e Ant Group, ha introdotto prodotti sviluppati per il mercato locale, come la pizza ai funghi dello Yunnan e tartufo nero, nuovi format di ristorazione e menu più accessibili per i consumatori attenti ai prezzi.
Con 4.375 ristoranti, Pizza Hut è diventata la più grande catena di ristorazione casual del Paese. Nel primo trimestre dell’anno sono stati aperti 207 nuovi punti vendita netti e l’obiettivo è superare quota 6.000 entro il 2028.
Nel 2024 le vendite del marchio in Cina sono aumentate del 4%, l’utile operativo è cresciuto del 19% e il margine operativo ha raggiunto il 7,9%, il livello più elevato dal 2016. Le attività cinesi rappresentano circa il 19-20% delle vendite complessive del marchio a livello globale.
COSA DICONO GLI ANALISTI
Secondo Michael Halen di Bloomberg Intelligence, la cessione consentirà a Yum di concentrare risorse e capitale sui marchi a maggiore crescita. “Questo permette loro di destinare le proprie risorse, il personale, le energie e il capitale a una catena ad altissima crescita e a un’altra con una crescita molto solida”, ha dichiarato riferendosi a Taco Bell e KFC.
Anche Sam North, analista di eToro, interpreta l’operazione come una separazione di due realtà molto diverse. “LongRange Capital sta acquistando un marchio riconosciuto a livello globale che necessita di una maggiore focalizzazione, mentre la mossa di Yum China offre agli operatori locali un maggiore controllo su un mercato chiave”.
Gli osservatori, scrive Finimize, ritengono inoltre che il programma di buyback da 4 miliardi di dollari annunciato contestualmente alla vendita rappresenti un segnale della volontà del management di privilegiare la remunerazione degli azionisti e una struttura aziendale più concentrata sui marchi più performanti.
LA REAZIONE DEL MERCATO
L’annuncio è stato accolto positivamente dagli investitori. Le azioni di Yum Brands hanno chiuso la seduta di martedì a New York con un rialzo di circa il 2%, arrivando durante la giornata a guadagnare fino al 3,6%.
Diversa la reazione per Yum China, i cui titoli hanno registrato un calo compreso tra l’1,4% a Wall Street e il 2% nelle contrattazioni di Hong Kong successive all’annuncio.
Dopo il completamento dell’operazione, Bloomberg scrive che Yum Brands manterrà esclusivamente KFC, che genera circa 3,5 miliardi di dollari di vendite annuali, Taco Bell con circa 3 miliardi di dollari e Habit Burger & Grill con circa 570 milioni di dollari di ricavi annui.







