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Perché l’aumento del prezzo del nichel è un problema serio

Prezzo Nichel

L’infiammarsi del prezzo del nichel ha fatto sospendere le negoziazioni al London Metal Exchange ma il problema è ben più a lungo termine. Tutti i dettagli sui suoi usi, i rischi Esg e per la transizione energetica

 

La prima traccia di nichel in un utensile fabbricato dall’uomo risale al 3.500 a.C. e oggi si trova praticamente ovunque, ma dall’invasione della Russia in Ucraina il suo prezzo è schizzato alle stelle, tanto da spingere il London Metal Exchange (LME) a sospenderne le negoziazioni.

COSA È SUCCESSO AL LME

Dopo il balzo senza precedenti dei prezzi sul contratto a tre mesi che ha superato i 100 mila dollari a tonnellata con incremento del 250% in due sedute, il LME ieri mattina ha sospeso le negoziazioni sul nichel.

La guerra in Ucraina, che ha portato i Paesi occidentali a sanzionare Mosca, fa temere agli investitori ulteriori misure che potrebbero impedire alla Russia di esportare la sua produzione di nichel.

“Secondo le ricostruzioni delle agenzie internazionali, – scrive Radiocor – la rapida risalita dei prezzi ha messo in crisi gli investitori che avevano assunto posizioni corte sul metallo innescando la corsa alle ricoperture. Successivamente LME ha deciso di cancellare tutti i contratti conclusi dopo la mezzanotte (ora di Londra) e di differire la consegna dei contratti con consegna fisica fissata per il 9 marzo e date successive”.

DA DOVE ARRIVA IL NICHEL

La Russia è il terzo produttore al mondo di nichel, al primo c’è l’Indonesia e al secondo le Filippine.

L’elemento chimico si trova principalmente nel suolo e, secondo quanto riportato da Agi, “al momento si calcola che su tutto il pianeta Terra ce ne sono a disposizione circa 130 milioni di tonnellate; la produzione annua supera le 500.000 tonnellate e si stima che le riserve sfruttabili facilmente dureranno per almeno altri 150 anni”.

ULTERIORI COMPLICAZIONI

Non solo guerra. L’Indonesia, tra l’altro, scriveva Milano Finanza un paio di giorni prima dell’invasione russa in Ucraina, ha paventato la possibile decisione ”di mettere al bando le esportazioni del metallo per incentivarne l’utilizzo nella produzione domestica”.

I PREGI DEL NICHEL

Il suo vastissimo impiego è dovuto alle sue caratteristiche: duro e resistente ma allo stesso tempo malleabile e duttile. È un conduttore di calore ed elettricità abbastanza buono.

TUTTI GLI USI DEL NICHEL

Il nichel, detto anche il “rame del diavolo”, è un metallo che si trova in tantissimi oggetti che utilizziamo quotidianamente. Dalle monete ai telefonini, ma anche negli accendini e negli orologi. Per non parlare dell’uso che se ne fa nel mercato sempre più in crescita delle auto elettriche e nella fabbricazione di prodotti per l’agricoltura, tra cui insetticidi e pesticidi, oltre che nelle fasi di lavorazione degli oli vegetali. Si utilizza inoltre per la formazione di metalli preziosi, argento e oro rosso.

LA DESTINAZIONE PRINCIPALE DEL NICHEL

La destinazione principale del nichel, scrive Agi, è l’acciaio inossidabile, detto anche inox ed è dunque utilizzato nella preparazione delle leghe: “circa il 65% del nichel consumato nel mondo occidentale è usato per fare acciaio inossidabile, la cui composizione può variare ma è ferro con 18% cromo e 8% nichel”.

“Il 12% di tutto il nichel consumato va a finire nelle superleghe. Il 23% restante – spiega l’agenzia di stampa – è diviso tra acciai legati, batterie ricaricabili, catalizzatori e gli altri prodotti chimici, coniatura, prodotti di fonderia e placcatura”.

PARCHÉ IL NICHEL È FONDAMENTALE PER LA TRANSIZIONE ENERGETICA

Come ha sottolineato un articolo del quotidiano Domani “l’economia del nichel è divisa tra vecchia e nuova economia”. Infatti, di tutto l’uso industriale che ne facciamo dal ‘900, oggi “solo il 5% finisce nelle batterie elettriche” progettate per i veicoli elettrici, ma “il problema è che per tenere il passo della transizione la quota deve salire al 59%”.

Secondo l’articolo, le attuali miniere di nichel non sono sufficienti per realizzare la transizione e si dovrà “scavare e raffinare ovunque possibile, fino a migliaia di metri di profondità nell’oceano Pacifico”. Tuttavia, per ora questo approccio non sembra praticabile né a livello economico né ambientale.

Tra l’altro, viene anche fatto notare che, pur non essendo la soluzione a tutti i mali, aumentare la produzione di nichel è fondamentale per ridurre quella di cobalto, proveniente da una “filiera fatta di schiavitù, neocolonialismo e lavoro minorile”.

QUALI QUESTIONI ESG RIGUARDANO IL NICHEL?

Ma il nichel non è immune dalla questione ambientale, infatti, ricorda Reuters, ha anche dei rischi Esg. Il nichel indonesiano, infatti, ha un’alta impronta di carbonio e ci sono preoccupazioni che il governo alla fine ceda ai produttori che vogliono rilasciare gli scarti in mare.

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