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Perché l’Antitrust turca ha aperto un’indagine contro Ferrero

Ferrero

Ferrero controlla circa il 70% del mercato nazionale delle nocciole turche, di cui è anche uno dei principali acquirenti, e di fatto ne stabilisce il prezzo. Ma cos’altro c’è dietro all’inchiesta avviata dall’Antitrust di Ankara nei confronti della multinazionale italiana?

 

Poche parole da parte della multinazionale italiana con sede in Lussemburgo circa il caso che si è aperto in Turchia, dove l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine proprio contro Ferrero, che acquista dal Paese circa il 70% delle sue nocciole.

L’inchiesta interessa una controllata locale e l’accusa sarebbe di violazione della legge sulla tutela della concorrenza e, dunque, abuso di posizione dominante sul mercato turco.

La Turchia, seguita da Italia e Azerbaigian, è il maggior produttore al mondo di nocciole.

Fonte: Fao

L’ANTITRUST TURCA DI COSA ACCUSA FERRERO?

“Il consiglio della concorrenza ha ritenuto gravi le conclusioni dell’istruttoria e ha deciso di aprire un’indagine”, afferma una nota dell’Autorità turca citata dal Sole24Ore. L’obiettivo dell’indagine, prosegue il comunicato, è accertare se il gruppo Ferrero e le sue controllate “abbiano violato la legge sulla tutela della concorrenza sul mercato delle nocciole a tutti i livelli, dalla produzione all’acquisto e alla decorticazione per l’esportazione”.

LA RISPOSTA DI FERRERO

Il quotidiano economico poi riporta la breve risposta di Ferrero: “Confermiamo che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato della Turchia ha aperto un’indagine contro Ferrero Findik Ithalat Ihracat ve Ticaret As. Confermiamo inoltre che abbiamo sempre agito nel pieno rispetto dei requisiti legali e abbiamo piena fiducia nel procedimento”.

COSA C’È DIETRO

Ma questa inchiesta potrebbe essere il risultato dell’esasperazione denunciata già da mesi dai produttori di nocciole turchi a causa del monopolio di Ferrero nel Paese.

Infatti, come osservava già a fine luglio il manifesto, il forte aumento di produzione di nocciole che si registrava nel 2021 in Turchia – rispetto al grave calo che avveniva invece in quella italiana – non si era tradotto “in un equo e proporzionale guadagno per i produttori”.

Dal 2014, la produzione di nocciole della Turchia è aumentata dell’11,5% su base annua. Con 776.046 tonnellate metriche nel 2019, il Paese si è classificato al primo posto rispetto agli altri Paesi nella produzione di nocciole – Fonte: Fao

I produttori, secondo Il Sole24Ore, hanno infatti parlato “a più riprese di una stretta ‘mortale’ sulle quotazioni dei loro raccolti da parte della Ferrero”, che viene accusata dagli stessi di spingere al ribasso i relativi prezzi.

Ma, stando a una testata turca riportata da Rai News, oltre ai produttori anche i contadini turchi, che in prima persona si occupano di raccogliere la maggior parte delle nocciole destinate alla crema spalmabile, si sono lamentati delle condizioni di lavoro e degli stipendi bassi, facendo così luce sull’assenza di diritti dei lavoratori.

Secondo il segretario generale del più grande sindacato del comparto alimentare, Gida-Is, intervistato dal manifesto, “le condizioni di lavoro sono estremamente precarie, i lavoratori prima di tutto sono stagionali e senza contratto, le loro condizioni abitative consistono semplicemente in tende, senza una lavanderia e nemmeno un servizio igienico. Ci sono parecchi lavoratori minorenni che nel periodo di impiego non seguono il ciclo scolastico. Ovviamente nelle zone di produzione non esiste nessun tipo di controllo”.

I CONTI CHE NON TORNANO

Ma a proposito della posizione dominante di Ferrero nel Paese, sempre sul manifesto si legge che “nel 2015 la Turchia ha prodotto 240.134 tonnellate di nocciole e dalla vendita ha incassato circa 3 miliardi di dollari; nel 2021 la produzione è salita a 344.370 tonnellate, eppure l’incasso è sceso a 2,2 miliardi”.

“Secondo le analisi di mercato, le inchieste giornalistiche e i report dei sindacati – prosegue l’articolo – la situazione è il risultato del monopolio che l’azienda italiana Ferrero ha costruito negli anni in Turchia, in collaborazione con il governo centrale”.

IL RUOLO COMPLICE DEL GOVERNO…

Il governo di Ankara, infatti, secondo quanto riferito dal portale di notizie Dunya citato dal manifesto, ha reso possibile e lasciato che Ferrero consolidasse il proprio potere perché a poco a poco, a partire dal 2003, per la prima volta dalla fondazione della Repubblica, lo Stato ha “deciso di non comprare più dai contadini le nocciole a prezzo garantito […] limitandosi a stabilire un prezzo minimo”.

E questo, di fatto, ha permesso a Ferrero, che controlla circa il 70% del mercato nazionale, di stabilire il prezzo della nocciola in Turchia.

…E ALTRE MAGAGNE

Non solo. “Da quando è entrata nel mercato turco, l’azienda italiana ha comprato diversi piccoli attori del settore, alcuni dal passato discutibile, e anche questo l’ha aiutata a diventare il numero uno del settore”, afferma il quotidiano.

Ecco perché, prosegue, “nel 2018 il partito politico Mhp e successivamente nel 2021 il Chp hanno chiesto al Comitato antitrust di aprire un’indagine perché avevano registrato ‘comportamenti e scelte mafiose’ da parte della Ferrero”.

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