Economia

Perché la Grecia rifiuta Mes e Recovery Fund?

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Non c’è da stupirsi se il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, dichiara fin da ora che la Grecia rifiuterà non solo il Mes, ma anche qualsiasi aiuto del Recovery Fund. Ecco perché secondo Tino Oldani, firma del quotidiano Italia Oggi

Non c’è da stupirsi se il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, dichiara fin da ora che la Grecia rifiuterà non solo il Mes, ma anche qualsiasi aiuto del Recovery Fund, che tra una settimana sarà discusso dal Consiglio europeo, presieduto da Angela Merkel. «La Grecia ha già fatto tanti sacrifici in cambio dei prestiti europei», ha detto Mitsotakis, «e non vuole più saperne di una supervisione ‘rigorosa e impopolare’ sui suoi conti pubblici. Anzi, considera politicamente inaccettabili le eventuali condizionalità del Recovery Fund». Condizionalità tutt’altro che eventuali, visto che il principio base del fondo, «soldi soltanto in cambio di riforme», sembra già acquisito. Ma Mitsotakis non sembra affatto d’accordo: «I greci sono maturati molto e ora vogliamo fare le nostre riforme. Le revisioni semestrali dei conti pubblici che la Commissione Ue compie sulle finanze dei paesi membri sono più che sufficienti».

Mitsotakis, 51 anni, diplomi ad Harvard e Stanford, una carriera McKinsey alle spalle, è il leader di Nuova Democrazia, un partito conservatore, ma non è un populista. Anzi, in un’intervista al Corriere della sera, si è dichiarato europeista e anti-populista. Se non vuole avere più tra i piedi gli emissari della Troika (Bce, Fmi, Commissione Ue), né quelli del Mes, è perché ha toccato con mano che i sacrifici imposti al suo paese a partire dal 2012 sono sconfinati, in molti casi, in vere e proprie spoliazioni degli asset nazionali di maggiore valore. Il tutto a vantaggio di alcuni paesi europei, Germania e Francia in testa, che dicevano di agire per solidarietà.

Tra questi casi, è emerso pochi giorni fa quello della tedesca Fraport (Frankfurt airport services worldwide), società di trasporti che gestisce l’aeroporto di Francoforte, ha 22 mila dipendenti, fattura 3,4 miliardi di euro, e detiene partecipazioni in numerosi aeroporti in giro per il mondo. Tra questi, vi sono 14 aeroporti greci di tipo regionale, che Fraport ha acquisito in gestione nel 2015 per la durata di 40 anni, grazie a una privatizzazione imposta dalla Troika per concedere un prestito Mes ad Atene.

Tra gli aeroporti acquisiti, vi sono quelli di alcune tra le isole e le località greche più celebri come luogo di vacanza, tra cui Santorini, Kos, Mykonos, Chania, Samos, Zakynthos e Cefalonia. Quando furono resi noti i dettagli del contratto di privatizzazione, si levarono subito le proteste non solo degli oppositori della privatizzazione, ma anche dei concorrenti di Fraport, per una clausola a dir poco scandalosa. Alla società tedesca venivano infatti concessi tutti i vantaggi economici dell’operazione, mentre i rischi e gli svantaggi sarebbero rimasti al governo greco. In particolare, una clausola prevede che il locatario degli aeroporti (Fraport) possa rivendicare al governo greco la copertura delle eventuali perdite «causate da eventi di forza maggiore», quali ad esempio il crollo del traffico aereo causato dalle restrizioni imposte dalla pandemia del Covid-19.

In base a questa regola capestro, che riconosce alla società tedesca i profitti e scarica le perdite sulla parte greca, Fraport, avendo accusato un crollo dei trasporti in Grecia del 90%, ha presentato di recente al governo di Atene il conto dei mancati profitti del primo semestre 2020: 175 milioni di euro. Soldi che, in base al contratto di affitto stilato sotto il controllo rigoroso della Troika e del Mes, dovrebbero essere sborsati dai contribuenti greci, in aggiunta a tutti i sacrifici fatti finora.

Il governo Mytsotakis, per il momento, non ha accettato la richiesta. A giudizio di alcuni analisti tedeschi, la soluzione del problema potrebbe essere individuata proprio nella accettazione del Recovery Fund da parte del governo di Atene. In tal caso, a pagare il conto delle perdite di Fraport sarebbero tutti i contribuenti europei, tramite i contributi nazionali al fondo, e non i contribuenti greci, se non in minima parte per questi ultimi. In ogni caso, la trattativa tra la Fraport e il governo greco è solo all’inizio, e comprende un altro punto: grazie a un’altra clausola di favore del contratto gestito da Mes e Troika, la Fraport non ha pagato al governo greco il canone annuo di concessione, pari a 22,9 milioni di euro, chiedendo un rinvio di sei mesi, gravato da un interesse di appena lo 0,5%.

L’ennesima prova che i tedeschi, quando devono mettere mano al portafoglio, hanno il braccino corto e non ci pensano due volte a ricorrere alle vie legali. La stessa Fraport, dopo avere rilevato i 14 aeroporti greci per appena 1,2 miliardi, nel 2017 ha chiesto al governo greco un risarcimento di 74 milioni di euro poiché, a suo dire, gli aeroporti non erano nelle condizioni previste dal contratto. La faccenda, allora, si risolse con un compromesso di 27 milioni, un terzo della richiesta. Ma ad Atene se la sono legata al dito. Per questo, ora, Mytsotakis dice basta Mes, e niente Recovery Fund con condizionalità.

Il che spiega bene anche un aspetto che ci riguarda, ovvero perché il premier Giuseppe Conte, nel suo tour fra i paesi del Sud Europa in cerca di un alleato disposto a chiedere il Mes prima dell’Italia e a firmare una linea comune sul Recovery Fund, si sia tenuto alla larga da Atene.

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IL MES? UN CAVALLO DI TROIA, ECCO PERCHE’. L’ANALISI DI LITURRI

RECOVERY FUND: FATTI, NUMERI E BUGIE. L’ANALISI DI SALERNO ALETTA

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