Le ultime settimane hanno evidenziato la crescente tensione tra gli sviluppi favorevoli per il settore delle criptovalute e un contesto macroeconomico e geopolitico sempre più complesso. Bitcoin ha beneficiato del forte interesse degli investitori istituzionali e dei progressi sul fronte normativo statunitense, arrivando a sfiorare quota 82.000 dollari. Tuttavia, diversi analisti avevano già invitato alla cautela. In un report pubblicato in primavera, CryptoQuant aveva sottolineato come il rialzo verso l’area dei 70.000 dollari avanzati fosse stato sostenuto soprattutto da attività speculative, con segnali ancora limitati di una domanda spot robusta e duratura.
Sul fronte normativo, un importante segnale è arrivato dal Clarity Act, la proposta di legge che punta a definire un quadro regolamentare più chiaro per le criptovalute negli Stati Uniti, assegnando competenze specifiche alle diverse autorità di vigilanza. L’approvazione bipartisan del provvedimento in Commissione Bancaria al Senato ha alimentato l’ottimismo del mercato, contribuendo al temporaneo rafforzamento di Bitcoin.
Con il passare delle settimane, tuttavia, le preoccupazioni legate al rallentamento economico globale e all’aumento delle tensioni geopolitiche hanno progressivamente prevalso. Bitcoin ha perso slancio, tornando verso quota 73.500 dollari, mentre Ethereum si è attestato intorno ai 2.100 dollari, rimanendo al di sotto dei massimi recenti. La dominance di Bitcoin si è mantenuta intorno al 58%, confermando un mercato ancora caratterizzato da una marcata preferenza degli investitori per l’asset leader.
A indebolire ulteriormente il sentiment ha contribuito anche l’annuncio di Strategy (ex MicroStrategy), che ha comunicato una cessione di 32 Bitcoin per circa 2,5 milioni di dollari, la prima vendita netta effettuata dalla società dal 2022. Pur trattandosi di una quota minima rispetto alle oltre 843.000 unità detenute e di un’operazione finalizzata al pagamento dei dividendi delle azioni privilegiate STRC, la notizia ha attirato l’attenzione del mercato, considerando il ruolo simbolico della società come uno dei più convinti sostenitori corporate di Bitcoin. Le tensioni geopolitiche hanno poi accentuato la fase di avversione al rischio. L’escalation militare in Medio Oriente ha provocato una rapida liquidazione delle posizioni speculative con leva finanziaria, per un controvalore superiore a 700 milioni di dollari in poche ore. Bitcoin è così sceso sotto i 65.000 dollari, arrivando a testare l’area dei 61.000 dollari e avvicinandosi ai minimi registrati nei mesi precedenti. Parallelamente, il Crypto Fear & Greed Index è precipitato in territorio di “Extreme Fear”, mentre la capitalizzazione complessiva del mercato delle criptovalute si è ridotta da circa 2.530 miliardi a 2.250 miliardi di dollari.
L’evoluzione più recente del mercato mostra quindi come i progressi normativi e l’interesse istituzionale continuino a rappresentare importanti fattori di sostegno per il comparto crypto, ma anche come tali elementi possano essere rapidamente oscurati dal deterioramento del quadro macroeconomico e dall’aumento delle tensioni geopolitiche globali.
Il contesto macroeconomico
Tre fattori si sono intrecciati nel determinare l’andamento del mercato: l’arrivo di un nuovo presidente della Federal Reserve, il deterioramento della tregua in Medio Oriente e la progressiva scomparsa delle aspettative di taglio dei tassi.
Kevin Warsh è stato confermato alla guida della Fed con un voto di 54 a 45, il margine più ridotto della storia recente, entrando ufficialmente in carica il 22 maggio. È considerato uno dei banchieri centrali più esperti di criptovalute e in passato aveva definito Bitcoin “il nuovo oro per gli under 40”. Tuttavia, più che il suo atteggiamento verso le criptovalute, è stata l’evoluzione delle aspettative sui tassi a influenzare il mercato.
Warsh ha infatti ereditato un contesto caratterizzato da un’inflazione persistente compresa tra il 3% e il 4%, prezzi del petrolio superiori a 94 dollari al barile e rendimenti obbligazionari elevati. In questo scenario, la probabilità attribuita dagli operatori a un mancato taglio dei tassi da parte della Fed nel corso del 2026 è salita fino al 68,8%, mentre una parte del mercato ha iniziato a prendere in considerazione persino l’ipotesi di ulteriori rialzi. Bitcoin ha seguito da vicino questo repricing delle aspettative, passando dai circa 82.000 dollari di metà maggio a poco più di 60.000 dollari di inizio giugno. A fare da catalizzatore è stato il riaccendersi delle tensioni con l’Iran, che ha riattivato una dinamica ben nota ai mercati: rialzo del prezzo del petrolio, revisione al rialzo delle aspettative di inflazione e riduzione della propensione al rischio. Il calo del 15% circa registrato da Bitcoin tra i massimi di maggio e i minimi di giugno è stato significativamente più ampio rispetto a quello delle azioni, confermando come, nelle fasi di forte tensione geopolitica, le criptovalute continuino a comportarsi prevalentemente come asset rischiosi piuttosto che come strumenti di copertura.
Regolamentazione, dati on-chain e investitori istituzionali
Il 14 maggio il Clarity Act ha superato l’esame della Commissione Bancaria del Senato con un voto bipartisan di 15 a 9. Il disegno di legge, composto da 309 pagine, attribuisce alla CFTC (l’autorità di vigilanza statunitense che regola i mercati dei derivati) la giurisdizione esclusiva sulle commodity digitali e introduce l’obbligo per gli emittenti di stablecoin di mantenere riserve pari al 100% del valore emesso. Per diventare legge dovrà ora ottenere almeno 60 voti in aula al Senato. Rimane aperta la questione relativa alle norme etiche riguardanti le partecipazioni in criptovalute detenute da funzionari pubblici. La Casa Bianca punta a una firma entro il 4 luglio, anche se l’entrata in vigore effettiva delle nuove regole non avverrebbe prima del 2027.
I dati on-chain hanno fornito indicazioni contrastanti. I wallet attivi giornalieri sono scesi a circa 531.000 unità, mentre i nuovi wallet creati si sono attestati intorno a 203.000, i livelli più bassi degli ultimi due anni – un segnale che potrebbe indicare prese di profitto e una minore partecipazione degli investitori retail. Le riserve di Bitcoin sugli exchange avevano toccato minimi pluriennali a inizio maggio, ma i successivi deflussi dagli ETF hanno finito per prevalere sulle dinamiche dell’offerta. Il 1° giugno il Chicago Mercantile Exchange ha lanciato futures sulla volatilità di Bitcoin, introducendo il primo strumento regolamentato dedicato alle oscillazioni di prezzo della criptovaluta.
I flussi e l’inversione degli ETF
Il quadro dei flussi è cambiato significativamente alla fine di maggio. Fino a metà mese è infatti proseguita la fase positiva iniziata ad aprile, con sei settimane consecutive di afflussi e un patrimonio netto degli ETF spot su Bitcoin superiore ai 100 miliardi di dollari. A partire dal 20 maggio circa, però, la tendenza si è invertita bruscamente. Gli ETF hanno registrato dieci sedute consecutive di deflussi netti per un totale di circa 3 miliardi di dollari, equivalenti a oltre 40.000 BTC usciti dai prodotti. Il deflusso settimanale di 1,47 miliardi di dollari registrato a fine maggio è stato il più elevato del 2026.
All’inizio di giugno i flussi da inizio anno sono tornati in territorio negativo, a -3,1 miliardi di dollari, mentre parte dei capitali istituzionali e retail si orientava verso il tema dell’intelligenza artificiale e verso la nuova ondata di IPO. La quotazione di SpaceX è infatti diventata uno dei principali temi di mercato, attirando interesse da parte di chi cerca la prossima grande storia di crescita e contendendo alle criptovalute una parte dello stesso capitale speculativo. L’evoluzione di questa dinamica potrebbe influenzare la seconda metà dell’anno così come le decisioni delle autorità di regolamentazione o le future mosse della Fed.






