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Perché Johnson & Johnson si spacchetterà

Separazione Johnson Johnson

Il colosso statunitense Johnson & Johnson ha annunciato che si dividerà in due società. Ecco perché e cosa ne pensano analisti e investitori

 

Fondata nel 1886 negli Stati Uniti, a New Brunswick, in New Jersey, dai tre fratelli Robert Wood, James Wood ed Edward Mead, Johnson & Johnson ha annunciato nei giorni scorsi la divisione in due società quotate.

Il gruppo, attivo in tre aree (pharmaceutical, medical devices&diagnostics, consumer), verrà diviso in una società dedicata al farmaceutico-medicale e un’altra al consumer. L’operazione sarà completata entro 18-24 mesi.

LE RAGIONI

L’amministratore delegato Alex Gorsky, si legge su CNN, ha rivelato che la decisione non ha niente a che vedere con i guai di J&J in merito alle decine di migliaia di azioni legali secondo cui il suo talco sarebbe all’origine di una serie di casi di cancro e per cui recentemente il colosso statunitense ha creato un apposito fondo da 2 miliardi per risolvere i risarcimenti.

Si tratterebbe, invece, del “miglior cammino per assicurare una crescita sostenibile nel lungo periodo e per meglio rispondere alla domanda”, ha detto Gorsky. Una scelta strategica, quindi, mirata ad “accelerare gli sforzi nel servire i nostri pazienti, consumatori e professionisti nella sanità”.

FARMACI E DISPOSITIVI MEDICI VS BENI DI CONSUMO

L’intenzione è quella di puntare sulla crescita di segmenti più promettenti – in particolare, quello farmaceutico che manterrà il nome Johnson & Johnson. Infatti, per quanto innegabili gli introiti derivanti dai prodotti di consumo e dai farmaci generici, ultimamente hanno visto una frenata. Nel 2021 il consumer business è cresciuto dell’1,1%.

Fonte: dati terzo trimestre pubblicati da J&J

Farmaci e dispositivi medici, invece, i segmenti di punta di J&J, hanno costituito l’83% delle entrate dell’azienda l’anno scorso. Questo risultato ha superato di gran lunga la divisione dei beni di consumo, che ha portato solo il 17% delle entrate totali dell’azienda – oltre ai guai citati prima.

Fonte: dati terzo trimestre pubblicati da J&J

COSA SI SA E COSA ANCORA NO

J&J nell’annunciare la separazione ha fatto sapere che si concentrerà sui suoi farmaci e dispositivi medici in forte espansione. È probabile, scrive Il Sole24Ore, che la divisione avvenga attraverso uno spin off e un collocamento di titoli di un neonato gruppo consumer.

Per quanto riguarda i vertici, per ora si sa soltanto che all’inizio del prossimo anno Gorsky sarà sostituito da Joaquin Duato. Gorsky, che ha servito come CEO e presidente dal 2012, diventerà presidente esecutivo il 3 gennaio 2022.

SULLE ORME DI ALTRI GIGANTI

La mossa di J&J rispecchia quella di altri giganti farmaceutici. Anche GlaxoSmithKline (Gsk) e Pfizer hanno intenzione di separare i loro segmenti di consumo per concentrarsi sull’innovazione nelle loro aree più redditizie come i farmaci specializzati.

Nel 2006, ricorda il quotidiano economico, Pfizer aveva ceduto proprio a J&J la divisione di prodotti al consumo per oltre 16 miliardi e nel 2019 aveva poi creato una joint venture con Gsk per i farmaci generici, la Gsk Consumer Healthcare.

E pochi giorni fa, anche General Electric, colosso della Corporate America, ha annunciato che dopo 129 anni si separerà in tre aziende: una per la sanità, una per l’energia e una per l’aviazione.

COSA PIACE E COSA NON PIACE AGLI INVESTITORI

L’annuncio di J&J è stato accolto positivamente dagli investitori tanto che la rottura ha fatto salire i prezzi delle azioni. Spesso, infatti, gli investitori più cauti reputano che dallo spacchettamento di un conglomerato si possa ottenere un valore superiore. La stessa reazione era avvenuta dopo la notizia di General Electric.

“Lo spinoff può permettere alla rimanente J&J di essere più acquisitiva”, ha detto Jeff Jonas, asset manager di GAMCO Investors a Reuters.

Però non è sempre così. Alcuni tipi di conglomerati, infatti, piacciono agli investitori. Grandi aziende tecnologiche come Alphabet, Microsoft e Amazon hanno speso miliardi per acquisire altre aziende e gli investitori non sembrano preoccuparsi.

Questo perché le aziende tecnologiche tendono ad appropriarsi di aziende più piccole con attività non correlate ma che possono usare per espandere ulteriormente il loro dominio.

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