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Perché condivido la decisione di Draghi sui licenziamenti

Licenziamenti

Proroga selettiva dei licenziamenti: la mossa di Orlando, il ruolo della cig e la decisione finale di Draghi. Il commento di Giuliano Cazzola

 

Il mio Maestro Federico Mancini mi insegnò ad avere rispetto del licenziamento. Mancini aveva dedicato molto impegno allo studio del recesso soprattutto a quello per giusta causa (art. 2119 cod. civ.) . A quei tempi la regola generale era quella del recesso ad nutum (art. 2118 cod. civ.) che non prevedeva alcuna motivazione, ma solo il preavviso. Poi a partire dal 1966 la legislazione si è evoluta, con l’introduzione del giustificato motivo (soggettivo ed oggettivo ovvero disciplinare ed economico), passando per l’art.18 dello Statuto del 1970 fino alle modifiche della legge n.92/2012 e al contratto a tutele crescenti nell’ambito del jobs act.

Ricordo benissimo una considerazione di Mancini: per il datore il licenziamento è un fastidio, per il lavoratore è un dramma. Questo monito non ha perso valore in seguito alla maggiori e migliori tutele riconosciute al dipendente; ma vale anche adesso quando si pone la domanda del ‘’che fare?” del blocco dei licenziamenti individuali di carattere oggettivo e per riduzione di personale.

Sappiamo che da marzo dell’anno scorso è in vigore il divieto di licenziamento, che ha avuto diverse proroghe e che su questo tema vi sono state nei giorni scorsi forti polemiche a seguito di un emendamento del ministro Andrea Orlando che, nel decreto Sostegni bis, introduceva delle modifiche al primo decreto nello stesso momento in cui veniva convertito e si apprestava ad essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (l’ultimo passaggio per la sua entrata in vigore).

Senza dover ripercorrere l’intera vicenda ci basti fare il punto di come la norma – a cavallo dei due decreti – è stata aggiustata, attingendo a fonti di Palazzo Chigi. Diversamente da ora quindi – spiegano le fonti – dopo l’1 luglio non si tratterebbe più di un divieto assoluto di licenziamento, perché un’azienda che non voglia chiedere la cig è libera di licenziare, ma di un forte incentivo a non farlo, perché il ricorso alla cig è gratuito per l’azienda.

Tutto questo – si precisa ancora da Palazzo Chigi – vale solo per l’industria e l’edilizia, mentre per i servizi il divieto totale di licenziamento (per tutte le aziende, sia che usino la cig sia che non la usino) vale fino a fine ottobre e la cig è gratuita fino a fine anno.

Fino al 30 giugno, ricorda il governo, c’è la cassa integrazione Covid gratuita e il divieto di licenziamento totale per tutte le aziende, sia quelle che usano la cig sia quelle che non la usano.

In assenza di un intervento dell’esecutivo – rimarcano le stesse fonti – l’industria e l’edilizia sarebbero tornate alla normalità dall’1 luglio, ovvero userebbero la loro cig ordinaria, che ha un costo di funzionamento del 9%-15% della retribuzione e avrebbero la libertà di licenziare.

Rovesciando il ragionamento per tornare a gestire il personale secondo le esigenze produttive, le imprese industriali ed edili, dal 1° luglio nel caso in cui dovessero avvalersi della cig ordinaria potranno farlo pagandosela e rinunciando ad averla con lo sconto.

Apriti cielo! Con la grinta delle migliori occasioni Maurizio Landini ha aperto le danze: ‘’La partita non è chiusa’’. E già cominciano sui media ‘’del nostro scontento’’ le grida di allarme sul numero dei licenziamenti con le medesime profezie di sventura a cui ci hanno abituato, per la pandemia, i virologi/immunologi e compagnia cantante.

Si sparano cifre a casaccio: da 600mila a un milione di licenziamenti. Nessuno si sforza di dimostrare un minimo di buona fede. Quali sono i settori più a rischio? Quelli che hanno pagato il prezzo più elevato ed assurdo nei regimi di chiusura ovvero i servizi. Ma in questo comparto – come peraltro chiedevano i sindacati – il blocco prosegue fino ad ottobre e la cig da covid-19 per tutto l’anno in corso.

Giustamente, perché nei servizi – senza il proseguimento del blocco – vi sarebbero a partire da luglio molti licenziamenti individuali soprattutto in piccole aziende ed attività economiche di modesta dimensione. Nell’industria e nell’edilizia i licenziamenti collettivi sono sottoposti ad una procedura negoziale con i sindacati e sono previsti ammortizzatori sociali più strutturati nonché misure di protezione degli esodi (i contratti di espansione, gli scivoli, ecc.).

Ma – ad essere seri e onesti – come può sentirsi tutelato un lavoratore da tempo in cig a zero ore, ben consapevole che in azienda il suo posto non c’è più perché divorato dai processi di riorganizzazione imposti dagli effetti delle misure anti-pandemia? Che senso avrebbe mantenere in vita rapporti di lavoro spenti?

Molto meglio che il reddito sostitutivo a carico degli ammortizzatori sociali sia impiegato – come assegno di ricollocazione – ai fini di una riconversione professionale e della ricerca di un altro posto di lavoro. Certo le condizioni sono difficili, ma il mercato del lavoro non è spento.

Poi c’è un altro dato di fatto. L’industria e l’edilizia – dopo il primo lockdown – hanno sempre lavorato. Si vede anche dalle ore autorizzate di cig. Nell’aprile 2020 le ore sono state 712milioni per quanto riguarda la cassa ordinaria; 12,4milioni la cigs; 40,6 milioni la cig in deroga; 82,7 milioni i fondi di solidarietà. Certo il picco lo si è avuto nei mesi successivi.

Ma è interessante il confronto con le ore autorizzate nell’aprile di quest’anno: cig ordinaria 50milioni; cigs 7,5 milioni; cig in deroga 64,7 milioni; fondi di solidarietà 81,5 milioni. Le indicazioni sono molto significative: vi è un crollo della cig di cui si servono in prevalenza l’industria e l’edilizia, mentre vi è un incremento degli interventi maggiormente operanti nei settori scoperti (appunto la cig in deroga e i fondi di solidarietà). Comunque in un anno (da aprile ad aprile) si è passati da oltre 800 milioni di ore autorizzate a poco più di 200 milioni. E’ altresì noto che alle ore autorizzate occorre ‘’fare la tara’’, perché quelle effettivamente impiegate sono in numero molto inferiore.

C’è in vista tanta bramosia di licenziare?

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