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Perché ci sono timori per il debito dei Paesi a basso reddito

Debito

Secondo la Banca Mondiale 74 Paesi a basso reddito dovranno affrontare nel 2022 un debito da ripagare a istituzioni bilaterali e creditori privati di circa 35 miliardi di dollari. L’analisi di Filippo Casagrande, Head of Insurance Investment Solutions di Generali Assets & Wealth Management

La seconda metà del 2021 ha visto un deciso aumento delle pressioni di mercato sul debito dei Paesi emergenti più fragili. Gli spread dei bond in dollari emessi da Paesi emergenti con un rating “High Yield” sono tornati sopra i 600 punti base, in aumento di 150 punti base dai livelli di metà 2021. Per contro, i Paesi emergenti con fondamentali più solidi – e rating in territorio “Investment Grade” – hanno mostrato aumenti di spread molto più contenute, con un aumento di soli 30 punti base a quota 140.

LE CAUSE DELL’AUMENTO DELLA RISCHIOSITÀ

Ci sono vari fattori che concorrono a spiegare questo aumento della rischiosità percepita dai mercati. In primis, viene immediato pensare all’impatto negativo della pandemia di Covid-19, dati i livelli generalmente più bassi di vaccinazione nei Paesi a basso reddito. In questi Paesi, infatti, il tasso di vaccinazione con due dosi si ferma al 5%, salendo ad un ancora molto modesto 36% nei Paesi a reddito medio-basso. Sebbene la mortalità nei Paesi più poveri sia inferiore, soprattutto grazie all’età media della popolazione molto bassa, non vanno trascurati gli impatti sull’economia. Molti Paesi dipendenti dal turismo sono entrati in profonda crisi, venendo a mancare la fonte principale di entrate statali e di valuta forte. In base alle ultime stime dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), gli arrivi di turisti internazionali segnano ancora un meno 70-75% rispetto ai livelli del 2019.

IL NESSO TRA I PREZZI ALLA PRODUZIONE E LE POLITICHE MONETARIE DELLE BANCHE

Il fattore più preoccupante e che rischia di aggravarsi nel corso del 2022 è la combinazione tra aumento generalizzato dei prezzi alla produzione e al consumo e la stretta delle politiche monetarie da parte delle banche centrali. Solo per fare un esempio, il prezzo dei prodotti agricoli monitorati dalle Nazioni Unite ha segnato un aumento del 43.4% da giugno 2020, avvicinando i picchi storici visti durante il 2008 e il 2011. Anche i prezzi dell’energia segnano forti aumenti, e mentre i Paesi produttori possono averne un beneficio, ciò si traduce per molti Paesi in difficoltà nel servire la bolletta energetica.

Tali aumenti dei prezzi hanno spinto molte banche centrali nei Paesi emergenti ad aumentare in misura molto significativa i tassi di politica monetaria. Sebbene questa mossa abbia il beneficio di medio-lungo termine di ridurre il perpetrarsi di pericolosi squilibri economici (ed in particolare crisi di bilancia dei pagamenti), l’impatto sulla crescita economica e sulla coesione sociale nel breve termine appare tutt’altro che positivo.

IL RUOLO DELLE ORGANIZZAZIONI SOVRANAZIONALI

Bassa crescita, tensioni sociali e costo del debito in rialzo sono una combinazione pericolosa per la sostenibilità del debito. A ciò si aggiunge un punto di partenza meno favorevole in passato per quanto riguarda i livelli iniziali di indebitamento pubblico, oggi ai massimi degli ultimi 20 anni almeno. Riteniamo che nei prossimi trimestri e anni gli episodi di ristrutturazione nei Paesi emergenti più fragili siano destinati a crescere, anche in ragione delle previste riduzioni della liquidità da parte delle banche centrali nei Paesi sviluppati, Federal Reserve in primis. Questa minore liquidità ridurrà, infatti, il supporto degli investitori in questi mercati, riducendo le fonti di rifinanziamento.

Per rendere meno gravoso questo scenario, il ruolo delle organizzazioni sovranazionali sarà cruciale. Negli ultimi anni abbiamo assistito a numeri programmi volti a ridurre il costo di servizio del debito per i Paesi più fragili, seppur con esiti non sempre soddisfacenti. Nuove misure di supporto e programmi di ristrutturazione del debito e riforme economiche sotto l’egida del Fondo Monetario Internazionale e altri istituti sovranazionali dovranno costituire il salvagente per traghettare i Paesi più fragili fuori dalla crisi.

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