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Elly Schlein

Tasse, pensioni, salari, energia e non solo. Ecco le teorie economiche di Elly Schlein

Tesi e proposte su energia, lavoro e fisco di Elly Schlein così come emergono dalla mozione congressuale del nuovo segretario del Pd

 

“Giustizia sociale e climatica sono inscindibili”. Inizia così la mozione programmatica di Elly Schlein, il documento con il quale si è presentata agli elettori del Pd per convincerli ad affidare a lei la guida del Partito democratico. “Non si può lottare efficacemente contro le diseguaglianze se non si affronta nello stesso tempo l’emergenza climatica, che ne è insieme concausa ed effetto – scrive ancora -. Perché chi è più colpito dall’emergenza climatica in corso sono le persone più fragili e impoverite dalle crisi, sia a livello globale che nel nostro Paese”.

DIRITTI SOCIALI E DIRITTI CIVILI VIAGGIANO INSIEME

Il punto da cui parte la nuova segretaria del PD è chiaro. “Diritti sociali e diritti civili sono inscindibili, chi ne fa gerarchie di solito vuole negarli entrambi”. L’idea è costruire un Partito che tenga insieme queste due lotte con un occhio attento alle “mobilitazioni intrecciate delle nuove generazioni che si battono insieme per il clima e contro lo sfruttamento del lavoro, per i diritti e per superare il patriarcato”.

UN NUOVO CONTRATTO SOCIALE: AL CENTRO LA REDISTRIBUZIONE

Schlein prospetta un “nuovo contratto sociale” per “emancipare le persone dal bisogno” e per “rispondere alla domanda di protezione di chi è rimasto ai margini dei cambiamenti tecnologici, demografici, sociali e climatici”. La conversione ecologica e digitale va accompagnata “senza lasciare indietro nessuno” e distribuendo “più equamente il potere economico, i vantaggi e i benefici prima delle tasse e del welfare in modo da combattere le diseguaglianze partendo da dove si formano”. La “redistribuzione” è la parola chiave del programma economico e sociale di Elly Schlein. Redistribuzione delle “ricchezze, del sapere, del potere, del tempo”.

ELLY SCHLEIN: INCENTIVARE LA PROGRESSIVITÀ FISCALE

Il contratto sociale immaginato dalla nuova segretaria torna su un punto caso alla “vecchia sinistra”: la progressività fiscale. Già prevista in Costituzione, e già presente nel nostro ordinamento, nel documento programmatico si sottolinea la necessità di far contribuire di più chi ha di più. “La destra promette meno tasse per tutte e tutti. La “flat tax” come pietra angolare. I condoni come via d’uscita da garantire sempre e comunque a chi le tasse non le paga. Sono promesse avvelenate – scrive Schlein -. Promesse che aggraverebbero le diseguaglianze sociali, perché a bassare le tasse ai ricchi significa far mancare risorse essenziali per finanziare i servizi pubblici, a partire da quelli per i più poveri. Promesse che favorirebbero ulteriormente l’evasione fiscale, una delle piaghe più grandi del nostro Paese. Per fare funzionare meglio l’Italia dobbiamo rendere più equo ed efficiente il sistema fiscale, per- ché le tasse pagano i servizi per tutta la comunità”.

DEVIARE IL CARICO FISCALE: DAL LAVORO ALLE RENDITE

Il nuovo segretario del pd suggerisce di deviare il carico fiscale e la strada da seguire è spostarlo dalle imprese (e dunque dal lavoro) alle “rendite e alle emissioni climalteranti”. Occorre “superare la balcanizzazione dell’Irpef e la proliferazione di regimi speciali di favore”. Sottolinea la necessità di difendere due principi di equità “orizzontale, per cui a pari reddito si devono pagare pari imposte” e “verticale, per cui chi ha di più deve essere chiamato a contribuire in misura maggiore”. E poi, chiaramente, la lotta all’evasione fiscale. “Dobbiamo far pagare le tasse a chi le evade – attraverso la tracciabilità dei pagamenti, l’utilizzo delle banche dati e il rafforzamento delle agenzie fiscali – per alleggerirle sui redditi bassi e medi e investire di più in settori come sanità, istruzione, ricerca e sviluppo – si legge nel documento -. Il fisco che vogliamo redistribuisce i redditi e la ricchezza e contribuisce a ridurre le diseguaglianze sociali”. Elly Schlein affronta anche il tema dei grandi patrimoni che “deve essere affrontato in un’ottica redistributiva, a partire dall’allineamento della tassa sulle donazioni e successioni al livello degli altri grandi Paesi europei, come propone il Forum Disuguaglianze e Diversità”. Questa riorganizzazione può essere finalizzata anche per “orientare gli investimenti verso una visione che accompagni la conversione ecologica, la trasformazione sociale, la riduzione delle diseguaglianze sociali e di genere”.

DIRITTO ALLA CASA: UN AIUTO ANCHE ALLA CLASSE MEDIA

Nel programma di Elly Schlein prevede anche un capitolo dedicato alla casa, come diritto fonda- mentale. “Dobbiamo occuparcene in tutte le sue declinazioni, a partire dal rilancio dell’edilizia residenziale pubblica, con un piano di investimenti di medio-lungo periodo, facendo leva sulla manutenzione e gli interventi di rigenerazione urbana a consumo di suolo zero per aumentare anche l’offerta di alloggi a canone sociale e migliorare la vivibilità delle periferie urbane – scrive la nuova segretaria -. E necessario rafforzare gli aiuti per chi è più in difficoltà a pagare l’affitto, a partire dal rifinanziamento del Fondo sociale affitti e del Fondo morosità incolpevole, che il governo Meloni ha azzerato”. Il tema della casa interessa moltissimo anche le generazioni più giovani che si trovano nell’impossibilità di ottenere una propria autonomia stretti tra lavori precari, impossibilità nell’accesso al credito e canoni d’affitto sempre più esosi. “E poi servono politiche innovative e coraggiose di intermediazione pubblica per recuperare al mercato degli affitti medi e lunghi una parte del patrimonio privato sfitto, per aumentare la disponibilità di alloggi a canone calmierato e rispondere alla domanda di quella fascia intermedia che non ha i requisiti per accedere alle case popolari ma non riesce a vivere agli alti prezzi del libero mercato – recita il programma -. Una politica per la casa che guardi a sostenere i giovani e i loro percorsi di autonomia. E che miri a coniugare la questione sociale e quella ambientale, puntando alla riqualificazione energetica e alla creazione di comunità energetiche per abbassare insieme le bollette e le emissioni”.

ELLY SCHLEIN: METTERSI ALLE SPALLE IL JOBS ACT

La nuova segreteria pensa anche a una riorganizzazione della legislazione in materia di lavoro che parta dal disconoscimento di quanto fatto con il Jobs Act. “Dobbiamo cambiare rotta nelle politiche del lavoro. Voltare nettamente pagina dopo gli errori del “Jobs Act” e del “decreto Poletti” sulla facilitazione dei licenziamenti e la liberalizzazione dei contratti a termine – si legge nel programma -. È necessaria una lotta serrata alla precarietà e allo sfruttamento, ponendo fine alla concorrenza al ribasso sul terreno delle tutele e dei salari. Bisogna limitare il ricorso ai contratti a tempo determinato a partire da quelli di brevissima durata, come hanno fatto in Spagna coinvolgendo organizzazioni datoriali e sindacali, e rendere strutturalmente più convenienti per le imprese i contratti stabili”. Trovano posto nel programma di Elly Schlein anche i lavoratori autonomi. “Il lavoro a partita IVA, autonomo, professionale è sempre più insicuro e fragile – scrive la nuova segretaria -. Le politiche a favore dei lavoratori autonomi devono costruire anche un nuovo modello di welfare, sia ampliando le tradizionali misure (maternità, malattia, genitorialità) nel solco tracciato dalla legge 81 del 2017, sia attraverso l’implementazione di strumenti di politica attiva del lavoro sia, indirettamente, incentivando i processi di aggregazione dei professionisti”. A questo si aggiungono i lavoratori con contratti di lavvoro “non standard” ossia “(dipendente a termine, con contratti di collaborazione, part-time involontario), che secondo il Rapporto ISTAT 2022 riguarda quasi 5 milioni di dipendenti e autonomi. A pagare più alto il costo di questa situazione sono innanzitutto le donne e i giovani, chi vive nei territori più svantaggiati, migranti. L’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di NEET, i giovani che non lavorano, né studiano, né cercano occupazione”.

LAVORO DIGITALE: SÌ AL SALARIO MINIMO

È tempo, secondo Elly Schlein, di scrivere le nuove tutele del lavoro digitale “perché non è accettabile che vi siano lavoratrici e lavoratori come i rider senza alcuna tutela, senza diritto all’assicurazione, alle ferie, alla malattia. Dobbiamo accogliere anticipatamente la proposta dell’Unione Europea su lavoratori e lavoratrici delle piattaforme online, garantendo trasparenza e possibilità di contrattazione collettiva per gli algoritmi e spostando sulle piattaforme l’onere della prova per l’identificazione della tipologia di rapporto di lavoro, da presumere subordinato”. Il contrasto al “lavoro povero” è una delle priorità della nuova segretaria. “Lavoro e povero non devono più stare nella stessa frase. La priorità è ridare forza al ruolo dei sindacati e alla contrattazione collettiva, approvando una legge sulla rappresentanza che faccia piazza pulita dei contratti pirata – scrive – Ma non basta. È tempo di introdurre anche il salario minimo, riconoscendo a tutte e tutti il trattamento economico complessivo dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi e definendo, nei settori a più alta incidenza di povertà lavorativa, una soglia minima legale condivisa con le parti sociali. L’approvazione di una legge per l’equo compenso dei professionisti è molto importante ma la proposta della destra è sbagliata, perché ha un perimetro molto limitato e colpisce con sanzioni inique i professionisti sottopagati e non i committenti inadempienti. Bisogna allargare la platea di applicazione e spostare sui committenti l’onere delle sanzioni”.

ELLY SCHLEIN: SUPERARE LA RIFORMA FORNERO

La segretaria mette nero su bianco l’esigenza di superare la “rigidità della riforma Fornero”. A iniziare dalle “pensioni delle nuove generazioni, che spesso hanno carriere contributive discontinue e rischiano un futuro di povertà”. Garantendo una maggiore libertà di scelta dei lavoratori e delle lavoratrici, la nuova segretaria suggerisce propone di favorire una “staffetta generazionale” tra lavoratori anziani e più giovani, tutelando in prima battuta “chi ha svolto lavori gravosi o usuranti” e “chi è in condizione di difficoltà (rendendo strutturale APE sociale)” e “le donne (ripristinando e rendendo meno penalizzante Opzione donna, che il governo Meloni ha fortemente indebolito)”.

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