Economia

Decreto, Cdp sosterrà Enel, Eni, Poste e Leonardo con Patrimonio Rilancio?

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Tutti i dettagli sull’idea del Tesoro su un patrimonio ad hoc per Cdp. Obiettivo: sostenere le medio-grandi imprese (nulla è deciso ancora se nel perimetro ci saranno Enel, Eni, Poste e Leonardo). Le bozze del decreto Rilancio

Cdp potrà sostenere anche Enel, Eni, Poste e Leonardo con Patrimonio Rilancio?

E’ quello che si chiedono osservatori e addetti ai lavori dopo le ultime bozze del decreto Rilancio circolate a ridosso dell’approvazione del provvedimento nel consiglio dei ministri. Ecco su cosa verte la domanda.

IL PATRIMONIO AD HOC PER CDP

Da Patrimonio Destinato a Patrimonio Rilancio ma la sostanza non cambia: un maxi fondo da 50 miliardi del capitale di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) a favore di imprese medio-grandi con oltre 50 milioni di fatturato annuo (escluse quelle dei settori bancario, finanziario e assicurativo) per sostenere e rilanciare il sistema economico produttivo italiano.

L’ultima bozza del decreto Rilancio prevede un cambio di nome per il fondo che, secondo indiscrezioni del quotidiano Repubblica – sarebbe nato da un’idea del direttore generale di Via XX Settembre, Alessandro Rivera, appoggiato dal ministro Roberto Gualtieri.

Da notare che Patrimonio Rilancio opererà nelle forme e alle condizioni previste dal quadro normativo Ue sugli aiuti di Stato per fronteggiare l’emergenza coronavirus ma occorreranno quattro decreti del ministero dell’Economia e delle Finanze per attuare tutte le norme previste dall’articolo 30 del decreto.

COSA DICE L’ARTICOLO 30 DEL DL RILANCIO

Intanto partiamo dall’ammontare, per ora fissato a 50 miliardi, e dalla durata dell’operazione, indicata in 12 anni dalle prime bozze del decreto ma ancora oggetto di valutazione secondo il Sole 24 Ore visto che il perimetro del fondo andrà modulato in base alle indicazioni fornite dal Temporary Framework dell’Unione europea sugli aiuti di Stato. Di sicuro al momento nell’articolo della bozza del provvedimento si stabilisce che la durata “può essere estesa o anticipata con delibera del consiglio di amministrazione di CDP S.p.A., su richiesta del Ministero dell’economia e delle finanze”.

Il fondo sarà costituito soprattutto da titoli di Stato emessi dal Tesoro ma anche da contributi di altri soggetti pubblici. Per finanziare le attività di Patrimonio Rilancio Cdp potrà anche emettere obbligazioni o altri titoli di debito sui quali “in caso di incapienza del Patrimonio medesimo, è concessa di diritto la garanzia di ultima istanza dello Stato” secondo “criteri, condizioni e modalità di operatività della garanzia dello Stato” che verranno stabiliti da un decreto del Mef. Il fondo potrà intervenire sotto forma di prestito obbligazionario convertibile o di aumento di capitale oppure di acquisto di titoli azionari sul mercato secondario.

L’articolo 30 prevede pure per “assicurare l’efficacia e la rapidità d’intervento e di rafforzare i presidi di legalità” che il gruppo guidato da Fabrizio Palermo stipuli “protocolli di collaborazione e di scambio di informazioni con istituzioni e amministrazioni pubbliche, ivi incluse le autorità di controllo, regolazione e vigilanza e con l’autorità giudiziaria”.

Patrimonio Rilancio “è costituito con deliberazione dell’assemblea di CDP S.p.A. che, su proposta del consiglio di amministrazione, anche in deroga alla normativa vigente, identifica, anche in blocco, i beni e i rapporti giuridici compresi” nel fondo i cui “requisiti di accesso, condizioni, criteri e modalità degli interventi sono definiti con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze in conformità con il quadro normativo dell’Unione Europea in materia di aiuti di Stato. Qualora necessario, gli interventi sono subordinati all’approvazione della Commissione europea ai sensi dell’articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”.

Per quanto riguarda i rapporti con la società controllata dal Mef, Patrimonio Rilancio “non contribuisce al risultato di CDP S.p.A.” che “non sopporta il relativo rischio”. Per il fondo “è redatto annualmente un rendiconto separato predisposto secondo i principi contabili internazionali IFRS e allegato al bilancio di esercizio di CDP S.p.A.”.

SU QUALI SOCIETA’ POTREBBE PUNTARE GLI OCCHI IL MEF

Sempre dalla bozza del provvedimento si evince che è prevista l’esenzione anche dalle clausole legate al cambio di controllo e dagli obblighi di “comunicazione, notifica, dichiarazione e autorizzazione”, compresi quelli previsti dal Testo unico sulla finanza e quelli sulla tutela della concorrenza oltre che all’esercizio del golden power. Dunque, come scriveva ieri Mf/Milano Finanza, si potrebbe avere il risultato che lo Stato salga nel capitale di gruppi strategici per l’economia del Paese come Enel, Eni, Poste e Leonardo, peraltro senza dover lanciare un’offerta pubblica di acquisto. Ovviamente però l’intervento si determinerebbe solo nel caso in cui questi campioni nazionali dovessero subire fortemente gli effetti della pandemia.

L’ultimo orientamento del governo però, secondo il Sole 24 Ore, sarebbe quello di tener fuori, dal novero delle aziende target, le società partecipate dal Mef e da Cdp, quindi proprio Enel, Eni, Poste e Leonardo.

Comunque nulla è ancora deciso e definitivo, fanno notare ambienti governativi. Anzi, le ultime indiscrezioni parlano di un ambito allargato anche alle società partecipate o controllate sia dal Mef che dalla Cdp. Vedremo.

TENSIONI TRA MEF E  CDP?

Una delle questioni più rilevanti riguarda proprio le imprese da aiutare tramite Patrimonio Rilancio. Al momento il provvedimento lascia un’ampia discrezionalità e questo, secondo Repubblica, avrebbe destato “qualche scetticismo” nei corridoi del ministero dello Sviluppo economico, della Cassa e anche della “maggioranza politica”.

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