Economia

Partite Iva, che cosa farà (e cosa non farà) il governo sulla Flat tax per i professionisti

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Fatti, numeri, indiscrezioni e scenari sul fisco giallo-rosso per le partite Iva

Se qualche professionista aveva sperato di beneficiare di una flat tax per guadagni fino a 100mila euro, come aveva promesso la Lega, ora può anche riporre i suoi sogni in un cassetto. Al momento non c’è alcun annuncio ufficiale ma è molto probabile che nella prima manovra del governo Conte 2 – per cui occorrono oltre 35 miliardi, di cui 23 necessari per evitare l’aumento dell’Iva – non ci sia spazio per questa misura bandiera del Carroccio. Dovrebbe invece rimanere l’imposta piatta sulle partite Iva fino a 65mila euro che hanno contribuito all’aumento delle nuove aperture.

Il no all’estensione della flat tax è – insieme alla querelle sull’uso del contante lanciata da Confindustria – il tema che sta caratterizzando le settimane che precedono la presentazione della manovra, di solito caratterizzate proprio dalla “caccia all’evasore”. A dicembre, con l’approvazione della legge di Bilancio da parte delle Camere, le discussioni si placano.

I DATI DELL’OSSERVATORIO PARTITE IVA DEL MEF

Nel secondo semestre dell’anno, come informa il ministero dell’Economia e delle Finanze, sono state aperte 136.323 nuove partite Iva, ovvero il 3,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Di queste circa la metà, 66.126, con regime forfettario. Sommati ai 196.060 avvii dei primi tre mesi del 2019, si arriva a un totale in metà anno di 332.383. “Ecco i reali risultati del lavoro della Lega” ha commentato il leghista Massimo Bitonci fino a qualche settimana fa sottosegretario al Mef. Di rimando Luigi Marattin, all’epoca del Pd, oggi nelle fila di Italia Viva: “Ammazza oh. Il 3,9% in più. Abbiamo quindi speso miliardi per far aumentare le partite Iva del 3,9%. Ma la cosa assurda è che se ne vantano pure”.

IL PROGETTO DELLA LEGA

Al momento la tassa piatta è stata applicata alle partite Iva – circa 2 milioni – che con 65mila euro di fatturato applicano un’imposta sostitutiva forfettaria Iva-Irpef-Irap del 15% o del 5% per chi avvia una nuova attività.

Come si diceva, non dovrebbe invece partire la fase 2 dell’applicazione della flat tax che, nei progetti del Carroccio e dell’esecutivo Conte 1, avrebbe dovuto debuttare il 1° gennaio 2020 e applicarsi alle partite Iva fino a 100 mila euro. In pratica, i professionisti con tale reddito avrebbero pagato un’imposta forfettaria fissa del 15% fino a 65mila euro e una del 20% per la parte di ricavi tra 65mila e 100mila euro.

IL TESORETTO

Se dal ministero dell’Economia e delle Finanze si optasse per un colpo di spugna sulla fase 2, si riuscirebbe a rimettere in gioco oltre 2 miliardi in tre anni. Dalla relazione tecnica della legge di bilancio dello scorso anno, infatti, emerge che la seconda fase della flat tax porta a una perdita di gettito per le casse dello Stato di 109 milioni nel 2020, 1,131 miliardi nel 2021 e 857 milioni dal 2022. “Un piccolo tesoretto – scrive Il Sole 24 Ore – che il nuovo Governo potrebbe riutilizzare tra le misure che ritiene più strategiche come il green new deal o gli asili nido, o come chiedono le imprese per sostenere la crescita con la reintroduzione della Ace”.

COSA SI DICE A VIA XX SETTEMBRE

Né da via XX Settembre né da Palazzo Chigi trapela comunque alcuna decisione ufficiale in merito. Qualche giorno fa il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha fatto capire che di sicuro nel Paese non c’è spazio per la flat tax riservata a dipendenti e pensionati, circa 41 milioni di italiani. “Non la faremo mai. Dava tanto a chi ha di più, mentre noi siamo il governo degli asili nido, degli investimenti e della riduzione delle imposte ai più deboli – ha detto in un’intervista a Repubblica -. Era ingiusta, sbagliata, insostenibile e incostituzionale perché violava la progressività, oltretutto alla base del modello sociale europeo insieme al welfare”.

Concetto ribadito poi dal viceministro del Tesoro in quota Pd, Antonio Misiani, secondo cui l’imposta piatta quale voleva la Lega è una “misura costosissima”. Dovrebbe invece rimanere la flat tax al 15% per le partite Iva fino a 65mila euro mentre sull’estensione per quelle fino ai 100 mila euro è iniziata “una riflessione”. Proprio su questo aspetto è intervenuto l’altro viceministro al Mef, Laura Castelli (M5S). “Stiamo aspettando ancora la risposa di Bruxelles sulla misura del tetto fino ai 100mila euro – ha detto – . Non voglio allarmare nessuno, ma quando si fa una norma bisogna vederne gli effetti prodotti e valutare gli upgrade in relazione ai monitoraggi. C’è ancora una discussione e un confronto con Bruxelles su questo upgrade e stiamo attendendo”.

COSA COMPORTA LA RETROMARCIA DEL GOVERNO CONTE 2?

Se la flat tax per i lavoratori autonomi con reddito fino a 100mila euro è una misura discutibile secondo molti, pure occorrerebbe riflettere pure sul fatto che “interrompere questo percorso – segnala il quotidiano confindustriale – vuole dire anche doversi confrontare con il divario che si è venuto a creare tra i circa 2 milioni di partite Iva che con 65mila euro di fatturato applicano un’imposta sostitutiva ‘piatta’ del 15% o del 5% per chi avvia una nuova attività (con un’impennata nei primi sei mesi del 2019 in cui quasi una partita Iva su due ha scelto il regime agevolato) e lavoratori dipendenti e pensionati con redditi di importo molto inferiore hanno un prelievo che oggi e per almeno un altro anno ancora partirà dal 23%”.

C’è poi un’altra questione per cui vale la pena leggere quanto ha scritto su Twitter l’ex viceministro delle Finanze, Enrico Zanetti: “Se Governo ha in mente di rivedere flat tax partite Iva, ci sta, perché ha alcuni effetti distorsivi evidenti. Il punto però è: la rivede per aiutare di più e meglio partite Iva oppure solo per togliere quel che c’è e usare risorse per cuneo fiscale dipendenti?”.

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