Economia

Ops Intesa su Ubi fra Antitrust, Bankitalia e Financial Times

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Ubi banca banche

Tutte le ultime novità legali, istituzionali e mediatiche sull’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca

Tensioni a fior di pelle sull’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca fra disputa legale, indagine antitrust, corsivi tosti del Financial Times e un sibillino riquadro sulle economie di scala nel sistema bancario contenuto nella relazione annuale della Banca d’Italia.

Ecco tutte le ultime novità, partendo dall’intervista rilasciata dal numero uno di Ubi Banca, Victor Massiah, al quotidiano la Repubblica.

“Non esprimo alcuna opinione sull’Ops lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. Al momento e fino alla pubblicazione del prospetto non esiste ancora l’Offerta ma solo la comunicazione dell’intenzione di Intesa di lanciare un’Ops. C’è un’innegabile asimmetria informativa tra chi ha lanciato l’Offerta, e può parlare quando e quanto vuole per spiegarne gli aspetti positivi, e la società bersaglio in attesa di conoscerne il contenuto e sotto passivity rule”, ha detto Massiah a Repubblica.

“Anche la situazione in cui ci troviamo – ha spiegato il numero uno di Ubi – con un’Offerta pubblica di scambio non concordata su una banca ben amministrata, è senza precedenti. Facciamo riferimento alla clausola “Mac”, che stabilisce che il compratore può riservarsi di ritirarsi o meno nel caso appunto di un “Material adverse change”, una condizione eccezionale che si verifichi”.

Come la pandemia con il lockdown dal 9 marzo? “Sì. Il punto è che quando avviene un evento di questo genere, secondo tutti i pareri legali che abbiamo avuto, il compratore si deve esprimere. Lo deve fare “senza indugio” o “tempestivamente” e deve in sostanza dire se eserciterà o meno il diritto a invocare la clausola. Questo perché la caratteristica dell’Ops è la sua irrevocabilità. Se tu compratore non dichiari se invochi o meno la clausole e ti puoi riservare anche dopo di ritirare l’offerta, allora non è vero che è irrevocabile”.

Il numero uno di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha detto più volte, anche dopo lo scoppio della pandemia, che l’Offerta resta valida. Ma, sottolinea Messiah, “lo ha detto in interviste e dichiarazioni, ma non in documenti con effetto legale”.

La disputa legale fra le due banche (qui l’approfondimento di Start Magazine), con Ubi che cerca di mettere i bastoni fra le ruote di Intesa si interseca con l’iniziativa dell’Antitrust che con una delibera zeppa di numeri che indicano rilevanti sovrapposizioni in settori e territori di Intesa e Ubi.

Il Giornale ha sottolineato nei giorni scorsi che l’impostazione l’Agcm appare negativa in termini antitrust, anche se la Bce e la Banca d’Italia avrebbero di fatto dato un ok di massima all’operazione lanciata da Intesa Sanpaolo per favorire le aggregazioni creditizie.

Eppure oggi chi ha letto la relazione annuale della Banca d’Italia, nel corso dell’assemblea dell’Istituto centrale e delle Considerazioni finali di Ignazio Visco, ha notato un passaggio che appare in contraddizione.

“Per le banche di maggiore dimensione – si legge nella relazione annuale – non vi sarebbero in media risparmi di costo all’aumentare della scala operativa, ma i risultati delle stime sono eterogenei. In particolare l’esistenza di economie di scala dipenderebbe dall’effetto sui costi, sia della gestione della rete distributiva, sia dell’utilizzo della innovazione tecnologica: la dimensione oltre la quale si esaurirebbero i rendimenti di scala crescenti è più bassa per gli intermediari la cui attività è concentrata in segmenti a ridotto impiego tecnologico e che operano prevalentemente attraverso la rete degli sportelli; risulta invece più elevata per quelli con una maggiore diversificazione dell’offerta di servizi e con un numero di sportelli limitato”.

Anche i giornali finanziari internazionali stanno seguendo anche con commenti e analisi l’Ops di Intesa su Ubi.

Il Financial Times si sta distinguendo per un approccio critico all’operazione. Dopo un’analisi del vicedirettore, ieri è stata la volta di un ruvido corsivo.

“La sfida legale promossa da Ubi riflette frustrazione. La banca, con un patrimonio di 126 miliardi, rispetto ai 848 miliardi di euro di Intesa, attualmente non può organizzare una difesa attraverso una controfferta pubblica viste le regole in vigore in Italia. Un tribunale che dichiarasse l’offerta non valida, cambierebbe la situazione”, si leggeva ieri nella Opinion Lex del Financial Times sull’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi.

“L’opposizione locale è tuttavia un problema più difficile da risolvere per Intesa” rispetto alla battaglia legale, soprattutto in merito al Car, il gruppo di azionisti di Uno che detengono circa il 18%. “Intesa deve convincere i due terzi degli azionisti per realizzare l’integrazione con UBI ed efficienze per diversi miliardi – spiega il quotidiano inglese – può in ogni caso raggiungere il controllo con poco più della metà delle azioni. Cio’ richiederebbe sangue freddo e un’offerta più elevata. Carlo Messina, capo di Intesa, è in grado di fare entrambe le cose”.

Conclusione del Financial Times: “Le offerte ostili di solito non funzionano, secondo il FT, “ma chi è ricorso all’uso delle clausole Mac ha avuto un successo limitato nell’annullamento delle offerte” riferendosi alla clausole invocata da UBI per invalidare ‘offerta, a cui pero’ può appellarsi solo chi lancia l’offerta.

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