La dinamica dell’occupazione statunitense nel settore non agricolo continua a mostrare segnali di moderata accelerazione: la media trimestrale dei nuovi occupati è salita a 68.000 unità a marzo, mentre le stime per aprile indicano una crescita di circa 75.000 posti di lavoro. Tuttavia, considerando che il ritmo di crescita “di pareggio” dell’occupazione – ossia quello necessario a mantenere stabile il tasso di disoccupazione – si colloca ormai vicino allo zero, i dati mensili potrebbero oscillare facilmente tra valori positivi e negativi. Per questo motivo, letture particolarmente volatili del mercato del lavoro non sembrano destinate, da sole, a modificare l’orientamento della politica monetaria.
In questo contesto, il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere stabile intorno al 4,3% per il resto dell’anno. Sebbene le rilevazioni mensili possano mostrare una certa volatilità, legata all’ampio margine di errore dell’indagine sulle famiglie da cui derivano, la soglia del 4,5% rappresenta un livello da monitorare con attenzione, poiché in passato valori superiori hanno spesso anticipato interventi di allentamento monetario. Anche il tasso di partecipazione alla forza lavoro continua a rappresentare un elemento chiave nell’interpretazione dei dati occupazionali. Dopo il calo registrato tra novembre 2025 e marzo 2026, dal 62,5% al 61,9%, il trend potrebbe proseguire nel corso dell’anno per effetto dell’invecchiamento della popolazione e dell’uscita dei lavoratori più anziani dal mercato del lavoro. Una partecipazione in diminuzione contribuirebbe ad assorbire eventuali rallentamenti dell’occupazione, mantenendo stabile – o persino riducendo – il tasso di disoccupazione.
Un indicatore particolarmente utile per valutare lo stato di salute del mercato del lavoro americano resta il rapporto tra occupazione e popolazione di età compresa tra i 25 e i 54 anni, che consente di neutralizzare gli effetti demografici e le variazioni della forza lavoro. A marzo il rapporto si è mantenuto all’80,7%, in linea con i livelli degli ultimi tre anni, rafforzando l’idea di un mercato del lavoro ancora solido, nonostante il rallentamento del ritmo delle assunzioni. Permangono tuttavia alcune fragilità nella composizione della crescita occupazionale. Negli ultimi due anni, infatti, la creazione di posti di lavoro si è concentrata prevalentemente nei comparti della sanità e dell’istruzione, tradizionalmente meno sensibili al ciclo economico. In questo senso, dopo le perdite occupazionali registrate nel 2025, l’accelerazione osservata a marzo nel settore manifatturiero rappresenta un segnale incoraggiante, soprattutto se dovesse consolidarsi nei prossimi mesi.
Sul fronte salariale, la retribuzione oraria media rimane centrale per le prospettive dei consumi. Sebbene i dati reali saranno disponibili soltanto con la pubblicazione dell’IPC della prossima settimana, l’andamento delle retribuzioni nominali continua a incidere in misura significativa sul reddito aggregato delle famiglie, determinato dalla combinazione tra occupazione totale, ore lavorate e salari medi. In un contesto di crescita occupazionale più moderata, il sostegno ai consumi dipenderà sempre più dall’andamento dei salari reali. Per questo motivo, il forte rallentamento della crescita della retribuzione oraria media reale osservato a marzo – pari allo 0% su base annua – rappresenta un elemento di attenzione: se dovesse protrarsi, rischierebbe infatti di frenare ulteriormente la spesa dei consumatori e di accentuare i rischi al ribasso per la crescita economica.







