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L’India blocca l’export di grano, tutti gli effetti nel mondo

Export Grano India

Sono sempre di più i Paesi che scelgono il protezionismo. Ora che anche l’India ha detto stop all’export di grano si prevede che fino a 50 milioni di persone dovranno affrontare la fame nei prossimi mesi

 

Così come l’Indonesia il 28 aprile scorso ha annunciato il bando sulle esportazioni di olio di palma a causa della carenza sul mercato locale e per tentare di contenere l’aumento dei prezzi a livello nazionale, anche l’India venerdì scorso ha vietato l’export di grano con effetto immediato in risposta a “un aumento dei prezzi globali del grano che ha messo a rischio la sicurezza alimentare dell’India e dei paesi vicini e vulnerabili”.

Inoltre, secondo l’Economic Times, per contenere i prezzi di grano e farina e compensarne la mancanza, il governo di Narendra Modi sta prendendo in considerazione un incremento dell’utilizzo di riso nel programma alimentare nazionale, che potrebbe portare anche in questo caso a un drastico calo delle esportazioni, con conseguenze drammatiche per le popolazioni già a rischio carestia.

I RACCOLTI IN INDIA

L’India era già in difficoltà con la produzione di grano a causa dell’ondata di caldo record di questa primavera (marzo è stato il mese più caldo mai registrato in India) che ha danneggiato i raccolti e in alcuni casi ha ridotto la produzione di grano fino a un quarto.

Mentre i commercianti si affrettavano a comprare cibo da vendere sul mercato internazionale, il governo indiano ha faticato a fare acquisti per la propria banca del cibo e per il programma di razionamento.

Sebbene anche il prezzo del riso, secondo i dati Coldiretti, abbia registrato un balzo del 21% nell’ultimo anno, per Gianclaudio Torlizzi, fondatore della società di consulenza T-Commodity, intervistato da LaPresse, “non c’è motivo, grazie a un atteso raccolto record” di farsi prendere dal panico a meno che sempre più Paesi scelgano politiche protezionistiche che andrebbero a colpire ulteriormente la sicurezza alimentare globale.

GLI EFFETTI SULL’ALIMENTAZIONE INDIANA

Come molti altri Paesi, anche l’India è stata colpita da un’inflazione crescente che sta intaccando sia i bilanci delle famiglie che la loro dieta. Il governo di Modi, si legge sul Washington Post, ha dichiarato che in aprile l’inflazione alimentare è aumentata dell’8,3%.

IL RUOLO DELL’INDIA

Con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia (che insieme rappresentano quasi un terzo della fornitura mondiale di grano) i prezzi dei prodotti alimentari sono schizzati alle stelle. L’India, che è il secondo produttore mondiale di grano, sarebbe dovuta intervenire per colmare il vuoto esportando 10 milioni di tonnellate di grano nel corso del 2022.

Modi, durante una visita in Germania all’inizio del mese, aveva detto: “Ogni volta che l’umanità si trova ad affrontare una crisi, l’India trova una soluzione”.

Tuttavia, la decisione di vietarne l’esportazione oltre a far aumentare i prezzi sta seriamente minacciando la sicurezza alimentare in tutto il mondo.

Per Torlizzi “prima del divieto di esportazione del grano l’India era in predicato di divenire uno dei primi 10 esportatori di grano per la stagione dei raccolti 2022-23. Ma ora con il divieto totale o parziale ecco che si crea un enorme buco nell’offerta mondiale che potrebbe dare il via a un’ulteriore accelerazione dei prezzi”.

COSA FARÀ L’INDIA

Modi aveva parlato dell’invio di delegazioni commerciali in nove Paesi, tra cui Tunisia, Marocco e Indonesia, per discutere del potenziamento delle esportazioni, per cui aveva predisposto 200 laboratori per i controlli di qualità delle esportazioni, aumentato i vagoni ferroviari per il trasporto e dato priorità alle esportazioni dai porti.

Ora però non è chiaro cosa realmente verrà fatto per i Paesi più in difficoltà. Venerdì, quando è stato annunciato il divieto di esportazioni, il ministero del Commercio ha dichiarato che le spedizioni potranno procedere se sono già state emesse lettere di credito irrevocabili.

CHI PAGHERÀ LE CONSEGUENZE

Sono 53, secondo Coldiretti, i Paesi a rischio carestia, dove la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per l’alimentazione e risente quindi in maniera devastante dall’aumento dei prezzi di grano e riso.

Durante l’incontro del G7 che si è tenuto sabato in Germania, il ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock ha dichiarato che la guerra è diventata una “crisi globale” e che fino a 50 milioni di persone, in particolare in Africa e in Medio Oriente, dovranno affrontare la fame nei prossimi mesi, a meno che non si trovi il modo di liberare il grano ucraino tenuto in ostaggio dalla guerra di Putin.

A tal proposito il ministro degli Esteri canadese, Melanie Joly, ha dichiarato che il suo Paese, un altro grande esportatore di prodotti agricoli, è pronto a inviare navi nei porti europei per trasportarlo a chi ne ha bisogno.

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