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Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banca Sella e non solo. Ecco chi teme (e chi no) Nexi-Sia

Nexi Sia

Tutte le banche che temono molto o poco il colosso Nexi-Sia, secondo quanto emerge dal provvedimento di avvio istruttoria dell’Antitrust. L’articolo di Emanuela Rossi

Un’istruttoria per valutare l’operazione di acquisizione di Sia da parte di Nexi. La settimana scorsa l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di aprire un procedimento per capire se la fusione fra i due attori italiani dei pagamenti digitali possa portare a far assumere una posizione dominante nel mercato al gruppo che ne deriverebbe. Peraltro l’operazione, scrive nell’avvio l’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli, “coinvolge diversi operatori, sia dal punto di vista della domanda sia da quello dell’offerta” e interessa numerosi ambiti del settore “in particolare i servizi di merchant acquiring, di processing, di emissione delle carte di pagamento, di compensazione al dettaglio dei pagamenti, di trasmissione dei dati interbancari e anche i servizi per la fornitura e la manutenzione degli Atm”. Ma vediamo, all’interno del comparto, quali sono le quote di mercato attuali e future e chi sono i principali concorrenti.

SERVIZI DI MERCHANT ACQUIRING

Sul fronte dei servizi di merchant acquiring, si legge nel provvedimento di avvio, in seguito alla fusione si avrebbe una quota di mercato compresa fra il 45 e il 50%, portata in dote per la gran parte da Nexi visto che Sia attualmente ne detiene una percentuale inferiore all’1. Una quota che secondo le parti dovrebbe rimanere invariata anche nel caso si includesse la fornitura di POS, coperta al momento per il 35-40% da Nexi e per il 5-10% da Sia. Altri operatori attivi sul mercato hanno quote parecchio più basse che – secondo stime delle parti – sono pari al 5-10% per Unicredit, Iccrea e Banca Sella. Dunque, secondo l’Antitrust, l’operazione “potrebbe determinare effetti restrittivi della concorrenza nella fornitura dei servizi di merchant acquiring, con la costituzione o il rafforzamento di una posizione caratterizzata da notevole potere di mercato in capo all’entità post-merger”.

SERVIZI DI PROCESSING

Sul fronte delle carte di debito nazionali, in Italia Nexi detiene una quota del 20-25% e Sia una del 40-45%: con la fusione la nuova entità arriverebbe perciò a coprire il 65-70% del mercato. Analogamente, nel nostro Paese il processing delle carte di credito internazionali vede in Nexi una quota pari al 20-25% e in Sia una del 45-50%. Anche in questo caso, dunque, dopo il merger il nuovo gruppo arriverebbe a detenere una parte del mercato pari al 70-75%.

SERVIZI DI EMISSIONE DELLE CARTE DI PAGAMENTO

Spazio poi ai servizi di emissione delle carte di credito. Attualmente Nexi ha una quota di mercato del 20-25% e Sia una inferiore all’1% mentre nessuna delle due risulta attiva nel mercato italiano dei servizi di emissione di carte di debito. In questi mercati ci sono invece “numerosi e qualificati concorrenti – scrive l’Autorità Garante – quali Intesa Sanpaolo S.p.A. (che ha una quota del 10-15%), Unicredit S.p.A. e American Express (entrambe con una quota del 5-10%).

SERVIZI DI PRODUZIONE E PERSONALIZZAZIONE DI CARTE DI PAGAMENTO SMART

Dopo la fusione il gruppo che ne deriverebbe avrebbe una quota nel mercato complessivo della fornitura di carte di pagamento smart (che include la fornitura delle carte smart e il servizio di personalizzazione) pari a circa il 5-10%, considerando la dimensione oltre i confini italiani, e al 35-40%, se invece si considera la dimensione nazionale (dati in volume). All’Autorità le parti hanno anche fornito le quote di mercato in merito alla sola fornitura del servizio di personalizzazione che risulta pari – per la dimensione del mercato sovranazionale – all’1-5% per ciascuna delle due e – per quella nazionale – del 25-30% per Nexi e del 10-15% per Sia; dunque, post merger si arriverebbe al 35-40%. Nel mercato italiano, ricorda Piazza Verdi, sono presenti diversi altri operatori specializzati, attivi anche a livello sovranazionale, come Thales (che ha una quota del 15-20%), ST Incard (del 10-15%) e Idemia (del 5-10%).

SERVIZI DI COMPENSAZIONE AL DETTAGLIO DEI PAGAMENTI (CLEARING)

Si parla di cifre assolutamente modeste, invece, nel campo della fornitura di servizi di clearing dei pagamenti SEPA: a livello di mercato europeo Nexi e Sia detengono ciascuna una quota al di sotto dell’1%. Si tratta peraltro di un mercato in cui “sono presenti numerose e qualificate clearing house concorrenti quali EBA Clearing, equensWorldline, SIX Interbank Clearing, STET – scrive l’Antitrust -, tutte appartenenti a gruppi multinazionali e attive in diversi Paesi dell’UE”. Dunque l’operazione non può creare “effetti pregiudizievoli delle dinamiche concorrenziali in questo mercato”.

Diverso invece il discorso per quel che riguarda il mercato italiano perché i servizi sono offerti da tre clearing house domestiche, ovvero Nexi, Sia e Iccrea. A seguito dell’operazione, perciò, i due gruppi deterrebbero una quota aggregata del 90-95%, con Nexi che al momento ha il 40-45% e Sia il 45-50%.

SERVIZI DI TRASMISSIONE DI DATI INTERBANCARI

Nella fornitura di servizi di rete logica, Sia copre una quota di mercato pari al 5-10% a livello sovranazionale e al 55-60% a livello nazionale (con il restante 40-45% detenuto da Swift). Nexi invece non è attiva direttamente nella fornitura di questi servizi e si limita a fornire servizi di terzi.

SERVIZI ATM

Dopo la fusione secondo stime di Nexi e Sia le due società avrebbero una quota per la fornitura di Atm (inclusi software e servizi correlati) pari al 5-10% a livello europeo e pari al 40-45% a livello nazionale (rispettivamente con Nexi al 25-30% e Sia al 10-15%). Secondo le parti, riporta l’Antitrust, in merito al proprio posizionamento sul mercato non nascerebbero criticità concorrenziali perché, tra l’altro, “la quota di Sia discenderebbe essenzialmente dal rapporto con Unicredit S.p.A. e l’attuale posizionamento di Nexi sarebbe il frutto del rapporto di lunga durata che Icbpi (predecessore di Nexi) aveva instaurato con numerose banche e che sarebbe in via di diminuzione”. Inoltre “sarebbero presenti diversi fornitori rivali in grado di esercitare una forte pressione concorrenziale”.

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