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Nexi, che cosa si agita tra i fondi Bain, Advent e Clessidra

di

Nexi

Le dimissioni di un consigliere d’amministrazione di Nexi. E i rumors di mercato su una riduzione di quote da parte dei fondi Bain, Advent e Clessidra. Fatti, numeri e scenari

 

Potrebbe essere un terremoto azionario quello che si prepara in Nexi, colosso dei pagamenti che gli azionisti e i vertici hanno deciso di quotare in borsa lo scorso aprile. A smuovere le acque la notizia delle dimissioni del consigliere Robin Marshall “per sopraggiunti nuovi impegni professionali”.

ELISA CORGHI NUOVO MEMBRO DEL CDA

Ieri il presidente e l’amministratore delegato di Nexi, a nome del consiglio di amministrazione, “hanno rivolto un sentito ringraziamento a Marshall” sostituito da Elisa Corghi, come informa una nota della stessa società. Ma quello che bolle in pentola potrebbe essere un’uscita di Bain dall’azionariato del veicolo che controlla Nexi.

BAIN IN USCITA?

“L’uscita di Marshall ha suscitato preoccupazioni sul fatto che Bain e gli altri due fondi di private equity che controllano Nexi tramite il veicolo di investimento Mercury UK potrebbero ridurre la loro partecipazione nella società italiana sei mesi dopo la quotazione di Nexi”, ha riferito un trader a Reuters.

CHI CONTROLLA NEXI

Il fondo americano Bain, “insieme ad Advent International e Clessidra, attraverso Mercury UK, controlla il 60,1% del colosso dei pagamenti”, ricorda oggi il Sole 24 Ore, che sottolinea come Marshall non sia un nome qualsiasi: “È infatti il managing director e co-Head del team europeo Private Equity del fondo Bain”.

CROLLO IN BORSA PER IL TITOLO IERI

E infatti le dimissioni di Marshall non sono passate inosservate sul mercato visto che in una giornata positiva tutto sommato per gli scambi (+0,73% il Ftse Mib), il titolo Nexi è andato in controtendenza, cedendo ieri il 3,24%.

FORSE A METÀ OTTOBRE LE NOVITÀ CON LA SCADENZA DEL LOCK UP

Delle sorprese potrebbero verificarsi a metà ottobre quando scadrà il lock up di 180 giorni, successivi all’esordio in Borsa il 16 aprile scorso. “A quel punto, in teoria, le azioni dei fondi potrebbero finire sul mercato per essere vendute”, osserva il Sole 24 Ore. “Oltre quella data le azioni dei fondi diventeranno vendibili e, quindi, da metà ottobre potrebbe esserci un rischio di collocamento”, ha chiosato un trader a Reuters. Mentre gli addetti ai lavori si interrogano ancora su uno strano caso di hackeraggio.

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