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Neom scarica Webuild (e non solo): cosa c’è dietro il cambio di rotta dei sauditi

Dighe, tunnel e acciaio: il progetto Neom taglia commesse e ridimensiona le ambizioni, a partire da Trojena, il resort sciistico simbolo. Webuild coinvolta, con un recesso da 2,8 miliardi, tra revisione dei target e nuove incognite geopolitiche.

Il colpo è arrivato da Riad ma si è fatto sentire fino a Piazza Affari. Il resort sciistico Trojena, uno dei simboli più ambiziosi della futuristica megalopoli saudita Neom, perde pezzi: tra questi anche il contratto affidato a Webuild per la realizzazione di tre dighe. Una decisione che racconta molto più di una semplice revisione industriale e che si inserisce in un ripensamento più ampio delle strategie saudite.

IL RECESSO DA 2,8 MILIARDI CHE COLPISCE WEBUILD

Il nodo centrale è il recesso esercitato dal committente Neom dal contratto assegnato a Webuild per la costruzione di un sistema di tre dighe destinate ad alimentare un lago artificiale d’acqua dolce nell’area di Trojena, oltre alla struttura architettonica denominata “The Bow”.

Il progetto, assegnato nel 2024 per un valore complessivo di circa 4,7 miliardi di dollari, rappresentava uno degli interventi più iconici dell’espansione del gruppo italiano nel Golfo. Tuttavia, al momento del recesso – che diventerà effettivo il 29 marzo 2026 – lo stato di avanzamento dei lavori è fermo attorno al 30%, con una parte ancora da realizzare che per Webuild vale circa 2,8 miliardi di euro.

Si tratta di una cifra importante perché rappresenta il valore dei lavori già acquisiti ma non ancora eseguiti, cioè quella quota di attività che avrebbe generato ricavi futuri.

Webuild, però, ci tiene a far sapere che il proprio backlog construction, vale a dire il portafoglio complessivo delle opere da costruire già contrattualizzate, resta comunque superiore ai 50 miliardi di euro anche dopo l’uscita dal progetto Trojena. In termini semplici, questo dato indica quante opere il gruppo ha già in mano e deve ancora realizzare: una sorta di “lavoro garantito” per gli anni a venire, che rappresenta la base della visibilità sui ricavi futuri.

Va anche detto che il contratto prevedeva tutele per l’impresa: tutti i costi sostenuti fino alla data del recesso e quelli legati alla chiusura anticipata, compresi smobilizzo e disimpegno del cantiere, saranno rimborsati dal cliente. L’impatto quindi non è immediatamente economico, ma riguarda soprattutto le prospettive industriali.

LA REAZIONE DEI MERCATI E IL GIUDIZIO DEGLI ANALISTI

Il mercato ha reagito con prudenza. Il titolo Webuild ha chiuso la seduta a Piazza Affari in calo dell’1,73%, in un contesto di vendite che riflette soprattutto le crescenti tensioni geopolitiche nel Medio Oriente, al di là delle specifiche dinamiche del gruppo.

Su un piano più strettamente finanziario, si è espressa anche Equita, che ha abbassato il target price da 4,1 a 3,5 euro per azione, pur mantenendo la raccomandazione “buy”. Il target price è il prezzo obiettivo che gli analisti attribuiscono a un titolo sulla base delle prospettive future: una sua revisione al ribasso indica che ci si attende una crescita meno sostenuta o maggiori rischi.

Secondo Equita, il tema centrale è capire se Webuild riuscirà a sostituire tra il 2026 e il 2027 l’attività persa, anche perché l’esposizione complessiva verso l’Arabia Saudita resta significativa, con circa 5,7 miliardi di lavori nel Paese.

NON SOLO WEBUILD: LA RAFFICA DI CONTRATTI CANCELLATI

Il caso del gruppo italiano non è isolato, ma si inserisce in una sequenza di decisioni che stanno ridisegnando il profilo di Neom. Il progetto saudita ha infatti cancellato o rivisto diversi contratti.

Tra questi c’è quello della malese Eversendai, incaricata delle strutture in acciaio per il villaggio sciistico di Trojena. La società ha indicato esplicitamente come causa la “situazione geopolitica in Medio Oriente”, sottolineando i rischi legati a conflitti e instabilità nella regione.

Anche un importante contratto da un miliardo di dollari per la realizzazione di un tunnel collegato alla città lineare “The Line”, affidato a Hyundai Engineering and Construction, è stato cancellato. Si tratta di interventi diversi ma accomunati dallo stesso destino, che indicano una revisione complessiva dei piani.

CHE COS’È NEOM (E PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE)

Per comprendere il significato di queste scelte bisogna entrare nel cuore del progetto Neom. Non si tratta semplicemente di una nuova città, ma di un gigantesco esperimento urbano ed economico, con investimenti previsti superiori ai 500 miliardi di dollari.

Neom nasce come pilastro della strategia “Vision 2030”, con cui l’Arabia Saudita punta a ridurre la dipendenza dal petrolio e a costruire nuovi settori, dal turismo alla tecnologia, dall’energia rinnovabile all’innovazione digitale. L’idea è quella di creare una città del futuro, altamente tecnologica, sostenibile e capace di attrarre investimenti globali.

All’interno di questo progetto convivono diverse componenti, alcune delle quali estremamente ambiziose. La più nota è “The Line”, una città lineare lunga oltre 170 chilometri pensata per ospitare milioni di persone in un ambiente senza auto e a basse emissioni. Accanto a questa, Neom include porti, aree industriali, hub energetici e destinazioni turistiche di lusso.

TROJENA, IL SOGNO DELLA NEVE NEL DESERTO

In questo contesto si inserisce Trojena, uno dei progetti più simbolici e, al tempo stesso, più controversi. Si tratta di una località turistica di montagna, costruita nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, progettata per ospitare sport invernali e turismo di alta gamma in un’area desertica.

Il cuore di Trojena è proprio il lago artificiale alimentato dalle dighe che Webuild avrebbe dovuto costruire. Attorno a questo lago dovevano svilupparsi piste da sci, resort di lusso e infrastrutture per eventi internazionali. Non a caso, il sito era stato scelto per ospitare gli Asian Winter Games del 2029.

La scelta aveva attirato grande attenzione a livello globale, perché rappresentava una sfida tecnologica e climatica senza precedenti: portare la neve nel deserto. Tuttavia, proprio questa ambizione ha contribuito a rendere il progetto complesso e costoso.

OLIMPIADI SFUMATE E CAMBIO DI PASSO

Un primo segnale di rallentamento era arrivato già prima dello scoppio del conflitto tra Stati Uniti e Israele da un lato e Iran dall’altro. Gli Asian Winter Games del 2029, inizialmente previsti a Trojena, sono state prima rinviati e poi assegnate alla città di Almaty, in Kazakistan.

La decisione è stata ufficialmente giustificata con ritardi nella costruzione e con la necessità di sviluppare una cultura degli sport invernali nel Paese. In realtà, diversi osservatori leggono questa scelta come il segno di una revisione più profonda, legata ai costi elevati e alla difficoltà di rispettare le tempistiche.

TRA GEOPOLITICA E SOSTENIBILITÀ ECONOMICA

Le motivazioni dietro le cancellazioni sembrano muoversi su due piani. Da un lato c’è la crescente tensione geopolitica nella regione, con il rischio di un’escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele che aumenta l’incertezza per i grandi progetti infrastrutturali.

Dall’altro lato emerge una riflessione più strutturale sulla sostenibilità economica dell’intero piano Neom. I costi in crescita, un contesto finanziario meno favorevole e la necessità di generare ritorni più rapidi stanno spingendo le autorità saudite a rivedere le priorità.

Sempre più analisti parlano di un approccio “no ego”: meno progetti iconici e più investimenti con ritorni concreti e sostenibili nel breve periodo, come infrastrutture industriali e data center legati all’intelligenza artificiale.

LA POSIZIONE DI WEBUILD

In questo scenario, Webuild resta comunque un gruppo solido. I numeri lo dimostrano: ricavi pari a 13,6 miliardi di euro nel 2025, Ebitda di 1,16 miliardi in crescita del 38%, una presenza in circa 50-60 paesi e una forza lavoro che può arrivare fino a 95.000 persone considerando anche l’indotto. Il portafoglio ordini, prima del recesso dei sauditi, superava i 63 miliardi di euro, a testimonianza di una forte capacità di acquisire nuove commesse.

Il tema, più che la perdita del singolo contratto, riguarda la capacità di intercettare nuove opportunità in un contesto internazionale che appare meno lineare rispetto agli anni precedenti.

UNA PARTITA ANCORA APERTA

Le decisioni su Neom non segnano la fine del progetto, ma ne ridisegnano tempi, ambizioni e priorità, lasciando aperti molti interrogativi sul futuro delle grandi opere nel Golfo e sul ruolo che aziende come Webuild potranno continuare a giocare in questo scenario.

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