skip to Main Content

Mps, tutte le spericolate voglie del Monte contro Intesa Sanpaolo e Unicredit

Ma davvero Mps può ambire a fare da pivot per un terzo polo bancario contro Intesa Sanpaolo e Unicredit? I dati di bilancio direbbero di no, eppure giornali e alcuni analisti trangugiano altisonanti dichiarazioni dei vertici del Monte dei Paschi di Siena

Le voglie terzopoliste di Mps sono realizzabili? Ecco fatti, numeri e commenti.

IL SOLE 24 ORE SCALDA MPS

La possibilità che Mps possa essere prossima protagonista del risiko bancario ieri ha spinto i titoli della banca senese a Piazza Affari. Le azioni di Banca Mps sono salite del’1,55% a 2,294 euro, con un massimo toccato a 2,311 euro. Un incremento minimo che ha fruttato un bel pezzo sul Sole 24 Ore di oggi. D’altronde secondo alcuni osservatori il piccolo aumento in Borsa è frutto dell’intervista rilasciata al Sole 24 Ore dal presidente dell’istituto, Nicola Maione (a sinistra nella foto, con l’ad di Mps, Luigi Lovaglio). Il manager già al vertice dell’Enav, società che si occupa di assistenza al volo, ha detto che Banca Monte dei Paschi di Siena è definitivamente “fuori dal guado” e ora può muoversi in maniera “proattiva” ed essere “il pivot” che può creare “il terzo polo bancario” dietro Intesa Sanpaolo e UniCredit.

Anche oggi in Borsa il titolo Mps è salito di oltre l’1%. Ma Teleborsa commenta: “Lo scenario su base settimanale di Monte Paschi rileva un allentamento della curva rispetto alla forza espressa dal FTSE MIB. Tale ripiegamento potrebbe rendere il titolo oggetto di vendite da parte degli operatori. La tendenza di breve di Banca Monte dei Paschi è in rafforzamento con area di resistenza vista a 2,357 Euro, mentre il supporto più immediato si intravede a 2,311”.

I COMMENTI ALL’INTERVISTA DI MAIONE

Gli analisti di Equita rilevano che i messaggi veicolati da Maione sono “sostanzialmente in linea con le recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato Lovaglio, specialmente per quanto riguarda l’aspetto M&A”. In particolare, tra gli spunti principali dell’intervista indicano che “Mps oggi è una banca con un’ottima solidità patrimoniale e in fase di rilancio sotto il profilo di ricavi e utili. Un’eventuale aggregazione non sarebbe quindi legata a motivi di solidità”.

CHE COSA HA DETTO MAIONE

In particolare, Maioli ha affermato che “oggi Mps non ha più la necessità di aggregarsi per motivi di solidità, ma ci sono invece tutte le condizioni per proseguire a far emergere il reale valore e a guardare in prospettiva”. Inoltre, il presidente ha spiegato che “il nostro auspicio è che Mps possa essere protagonista in un’aggregazione con altre banche. Il Mef ha già dichiarato in diverse occasioni che vuole un’uscita ordinata dal capitale. Montepaschi, nei tempi opportuni, può essere il pivot per creare un terzo polo dietro alle due principali banche italiane, ed essere un’opportunità per creare valore per tutto il sistema economico del Paese”. Inoltre, gli analisti di Equita, tra i punti emersi nell’intervista, segnalano anche il fatto che è stata “confermata la presenza di un obbligo normativo che impone l’uscita dello Stato dall’azionariato della banca, senza tuttavia indicarne una data”, aggiungendo che “secondo i rumor, gli accordi stabiliti tra Mef e Ue prevedrebbero l’uscita dello Stato entro il 2024”.

I DATI DI MPS SMENTISCONO LE AMBIZIONI DEL MONTE?

Ma l’eccitazione – o presunta eccitazione – di Piazza Affari per la fantasmagorica intervista di Maione stride con alcuni dati di bilancio della stessa Mps.

Il Monte dei Paschi di Siena ha chiuso l’esercizio 2022 con una perdita di 205 milioni di euro, a fronte dell’utile di 310 milioni registrato nel 2021. Il risultato dell’esercizio, che sconta anche 180 milioni di contributi al Fitd e al Fondo di risoluzione unico, ha invece beneficiato per 425 milioni della rivalutazione delle attività fiscali differite (dta), alla luce del miglioramento delle prospettive reddituali della banca. Non solo: nel 2022 Mps ha registrato ricavi per 3.088 milioni, in crescita del 3,6% sul 2021, grazie al balzo del 26% del margine di interesse, spinto dal rialzo dei tassi, che ha compensato il calo delle commissioni (-8%), penalizzate dalla volatilità dei mercati, e il risultato inferiore al 2021 dell’attività di trading e dei proventi da partecipazioni.

Insomma, fisco e tassi hanno contribuito a un ulteriore sfacelo del bilancio di Mps. Per non parlare di quanti milioni per l’erario è costata Mps negli anni: “Il costo dell’ultimo decennio abbondante di storia del Montepaschi arrivi a sfiorare i 30 miliardi di euro, tra aumenti di capitale (bruciati) e contributi pubblici iniettati”, stimò due anni fa il Sole 24 ore.

Back To Top