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Il fisco favorirà nozze a tre Unicredit, Mps e Banco Bpm?

Unicredit Mps

Tutti i potenziali effetti di un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate sui benefici fiscali previsti per le fusioni bancarie (come quella fra Unicredit, Mps e Banco Bpm?). L’articolo di Emanuela Rossi

Un parere che potrebbe scatenare una poligamia. Il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate sull’applicazione della norma sulle Dta (le imposte anticipate su perdite fiscali) a fusioni multiple potrebbe spingere gli artefici dell’atteso risiko made in Italy a inglobare Unicredit non solo con Montepaschi ma anche con Banco Bpm e, perché no, con Carige. In sostanza, a piazza Gae Aulenti i merger potrebbero fruttare 2,9 miliardi unendosi con Mps (che secondo stime del suo board ha 2,2 miliardi di Dta trasformabili in crediti), 3,9 miliardi unendosi con Banco Bpm mentre la banca ligure porterebbe in dote più o meno 900 milioni di cui circa 400 milioni a bilancio, come detto da Salvatore Maccarone, presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi che è azionista di Carige. Ma cosa dicono la norma e il parere del Fisco? E cosa pensano gli analisti?

LA NORMA DEL DL SOSTEGNI BIS

La Legge di Bilancio 2021, poi ripresa senza modifiche nel decreto legge Sostegni bis dello scorso maggio, prevede la possibilità di trasformare in crediti d’imposta le Dta in caso di operazioni di aggregazioni societarie. Il tutto se i board delle società coinvolte danno il disco verde entro il 31 dicembre 2021. Da rilevare che l’importo complessivo delle Dta da convertire in bonus fiscali non può superare il 2% del patrimonio dei soggetti che partecipano alla fusione. L’incremento al 3%, di cui pure era girata voce, non è poi entrato nel dl Sostegni bis, ma non è detto che non possa rientrare in gioco secondo Il Sole 24 Ore.

IL PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Riferisce l’agenzia di stampa Radiocor che il parere, pur se tecnico, “sta togliendo gli ultimi residui freni, sostengono gli addetti ai lavori, alla stagione autunnale del risiko che vede il Monte dei Paschi e Carige destinate a trovare il loro rispettivo cavaliere bianco”. Formalmente è stato chiesto dal Fitd e, secondo quanto apprende l’agenzia, era “una delle condizioni poste dai pretendenti, banche nazionali, che hanno esaminato il dossier della banca ligure senza però fare il passo successivo dell’impegno vincolante”. Nella risposta all’interpello del Fondo Interbancario si evidenzia che la stessa disciplina trova applicazione anche “nelle ipotesi di operazioni di aggregazione che coinvolgano più di due soggetti” a patto che le fusioni multiple – come si diceva – vengano deliberate dai rispettivi consigli d’amministrazione entro il 31 dicembre prossimo. Il comma 234 della Legge di Bilancio afferma che “le Dta sono trasformabili in credito d’imposta nel limite del 2% della somma delle attività dei soggetti partecipanti” ma ciò si può fare entro il 31 dicembre 2021. Secondo indiscrezioni non confermate, scrive Il Sole 24 Ore, la norma potrebbe essere prorogata al prossimo anno in modo da dare più tempo per eventuali aggregazioni.

PERCHÉ SERVE UNA PROROGA DELLA NORMA SECONDO GLI ANALISTI

Da parte degli analisti è tutto un coro di richiesta di proroga per la norma, soprattutto se si intende coinvolgere Banco Bpm. Da Intesa la possibilità non è esclusa perché aiuterebbe il gruppo guidato da Giuseppe Castagna ad accasarsi con Carige.

Secondo gli analisti di Bestinver, invece, sarebbe una buona notizia per chi pensa che – dopo le nozze con Montepaschi – l’amministratore delegato di Unicredit. Andrea Orcel, voglia impalmare anche Banco Bpm. Infatti, nell’accordo con Siena, “i bonus fiscali potrebbero essere utilizzati solo in capo alla banca senese considerando gli asset totali del soggetto più piccolo” e dunque la maggior parte delle Dta di piazza Gae Aulenti “non può essere utilizzata come credito d’imposta nella stessa operazione ma potrebbe essere impiegata invece in una successiva”. Appunto, con il gruppo lombardo.

Per Kepler invece l’operazione migliore per Banco Bpm sarebbe con Bper “grazie alla quale potrebbe raggiungere quote di mercato superiori al 10% in Italia con limitate sovrapposizioni”.

D’accordo con i benefici di una eventuale proroga anche gli analisti di Morgan Stanley, secondo cui il consenso del cda entro il 31 dicembre 2021 significa che ci sarebbero 12 mesi di tempo “per completare l’operazione e chiedere l’approvazione degli azionisti”. In uno scenario amichevole, evidenziano dalla società americana, “un accordo tra i consigli è condizione sufficiente se l’operazione viene concordata entro il 31 dicembre” per poi completarla entro i successivi 12 mesi.

In caso di offerta ostile, invece, se il board della banca che viene acquisita non appoggia la fusione, “l’acquirente è tenuto ad acquisire il controllo entro il 31 dicembre 2021 per poter beneficiare dei bonus fiscali” e dunque scatterebbe un’Opa che, per beneficiare delle Dta, il potenziale acquirente dovrebbe lanciare entro il 31 luglio. Di sicuro, una proroga della norma al 2022 – secondo Morgan Stanley – agevolerebbe Unicredit che “avrebbe più tempo per più operazioni straordinarie”.

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